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Bruninho: «Sì, forse sarei anche potuto rimanere, ma ...»

Bruninho: «Sì, forse sarei anche potuto rimanere, ma ...»

«Si era creata una situazione difficile. Non ero d’accordo su alcune cose interne al club e non solo sul piano economico»

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MODENA. Presente e futuro sono a tinte verdeoro, ma nel cuore di Bruno Mossa de Rezende il gialloblù occupa ancora uno spazio speciale. Non potrebbe essere altrimenti, dopo essere riuscito a vincere anche quello scudetto che ancora gli mancava con la maglia di Modena, ed è forse il modo nel quale si è consumato il divorzio proprio dopo aver riportato il tricolore sotto la Ghirlandina a lasciare un pizzico di rammarico tra le tante emozioni forti provate nell’ultimo anno. Lo si capisce bene leggendo le dichiarazioni rilasciate dal regista brasiliano al sito internet Worldofvolley.com, all’interno di una lunga intervista nella quale si è parlato di World Legaue, Giochi Olimpici ospitati dal suo Brasile e del suo ritorno in patria per vestire la maglia del Sesi San Paolo assieme all’altro ex canarino Lucas.

«Lasciare Modena dopo aver vinto Supercoppa, Coppa Italia e scudetto è stata una decisione molto complicata», ha raccontato Bruninho, prima di aprire il cuore per una dichiarazione d’amore nei confronti della città e pure per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Modena è ormai casa mia, la mia seconda casa. Forse sarei anche potuto rimanere, ma… Si era creata una situazione difficile. Non potevo essere d’accordo su alcune cose interne al club e non sto parlando soltanto dell’aspetto economico. Ho sempre dato il massimo per la società e Modena resterà per sempre nel mio cuore. Ora, però, penso alla scelta che ho fatto, tornare in Brasile e fare il massimo per vincere la Superliga. L’obiettivo mio e di altri compagni come Lucas è quello di spingere la pallavolo nel nostro Paese e rendere il campionato sempre più competitivo».

Nostalgia e rammarico, questo traspare dalle parole di Bruno, senza specificare quali “colpe” abbia avuto la società del presidente Catia Pedrini oltre a quella già espressa nel giorno del suo addio, di non avergli cioè presentato una proposta affinché potesse restare a Modena per difendere da capitano lo scudetto appena riportato in città dopo 14 anni. Si aspettava dunque un trattamento diverso, ma preferisce non accendere eccessive polemiche, pensando più ai ricordi belli che all’amarezza per l’addio. In particolare a quelli legati ai suoi ex compagni di squadra: «Siamo riusciti a formare un grande gruppo, forse il vero segreto delle nostre vittorie. Se mi mancherà Ngapeth? Non solo lui, ma tutti ed in particolare Petric, non solo il mio miglior amico ma quasi un fratello. Mi piacerebbe davvero tanto poter un giorno tornare a giocare tutti assieme».

Che sia solo un nuovo arrivederci, non un addio? Bruno lascia aperta la porta e i tifosi di Modena, in cuor loro, sognano possa essere così. (m.c.)

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