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LA STORIA

Reggiani, una favola: ai Giochi di Rio col Qatar

di Fabio Rossi
Reggiani, una  favola: ai Giochi di Rio col Qatar

Un nuovo capitolo nella storia meravigliosa del “Signore del beach volley” «Quella in Brasile sarà la mia settima Olimpiade: 18 mesi fa nessuno ci credeva»

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Roberto Reggiani, per tutti semplicemente il “Signore del beach volley” ha colpito ancora: nel mese di agosto parteciperà infatti all’Olimpiade di Rio de Janeiro.

Ridotta in questi termini e considerando la storia sportiva di un modenese doc che ha dedicato tutta una vita alla pallavolo, prima indoor, poi sulla sabbia, non sarebbe quasi nemmeno una notizia.

E invece la è, eccome se la è. Perché? Provate voi a portare il Qatar, sì il Qatar, ai Giochi Olimpici di beach volley se ci riuscite. L’interessato, 60 anni da compiere il 19 agosto, in transito a Modena per qualche ora, non nasconde la sua gioia.

«In 18 mesi siamo riusciti a cambiare la storia del Qatar in una disciplina sportiva in cui precedentemente non c’era tradizione, posso dire senza timore di essere smentito, che è stata una bella impresa di cui poter andare molto fieri».

L’avventura di Reggiani a Doha iniziò poco più di un anno e mezzo fa, quando la Federazione Qatariota gli affidò il ruolo di coordinatore del settore beach volley.

«Sono stati mesi lunghi e anche duri: in Qatar la vita tipo si riassume in poche parole, lavoro duro, vittoria e tutto quanto fa business, non ci sono altri target in questo stato. Non esiste vita sociale, quindi o arrivi con le giuste motivazioni o non puoi farcela. Qui è vietato l’alcol al 100%, ti danno anche una tessera con cui comperare le sigarette e controllare quanti pacchetti ne fumi, la religione è quella musulmana al 100%».

Lui, le giuste motivazioni le aveva eccome.

«Mi ero posto come traguardo la partecipazioni ai Giochi di Rio e la volevo in una veste diversa dalle sei esperienze precedenti. Alle Olimpiadi sono andato da arbitro prima, da supervisor e con altri ruoli con la Fivb poi. Nel momento in cui ho accettato l’incarico propostomi dal Qatar, Angelo Squeo mi disse che si sarebbe creato un conflitto di interessi se avessi lavorato per una Federazione e che non avrebbero potuto portarmi a Rio come membro della Fivb. Non mi restava che conquistare un posto a Rio sul campo e farlo con il Qatar».

Qualcuno all’epoca aveva anche sorriso di fronte alla scelta pensando fosse impossibile farcela.

«Ci credo, e non solo qualcuno, forse in molti avranno pensato che non avevo speranze. Per questo sono doppiamente felice di essere riuscito in questa impresa».

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Quale sarà il ruolo di Roberto Reggiani ai Giochi?

«Quello di Team Manager e dovrò fare soprattutto il mental coach. I due ragazzi che hanno regalato la qualificazione al Qatar sono infatti molto bravi, ma hanno anche due bei caratterini: uno è brasiliano, Jefferson Santos Pereira, 27 anni, l’altro, Cherif Younusse, 21, senegalese: fare andare d’accordo un brasiliano e un senegalese vi posso dire che non è semplicissimo. Ecco perché dovrò dedicarmi all’aspetto mentale. A quello tecnico penserà l’allenatore Pedro Madeiras Costa. L’intera spedizione a Rio del Qatar per il beach prevede una decina di persone tra tecnici, atleti e fisioterapisti».

Dove può arrivare la “squadra” di Reggiani?

«La qualificazione l’abbiamo conquistata contro la Cina nella Continental Cup. Dopo sette mesi di lavoro i due ragazzi sono arrivati quinti al mondiale in Olanda, poi hanno vinto una tappa del circuito mondiale a Kish Island. Il potenziale c’è tutto e posso garantire, io che ho visto 30 anni di beach volley, che Cherif ha lo stesso talento di Karch Kiraly e può diventare il migliore di ogni tempo».

Il count down è già scattato.

«Oggi ci sarà a Gstaad il sorteggio del tabellone olimpico. Il 17 luglio partiremo per due settimane di acclimaatamento in Brasile, i Giochi scatteranno il 6 per concludersi il 18».

Prima di chiudere un riferimento a Roberto Piazza.

«Ha preferito tornare in Italia e venire a guidare Modena, qui stava facendo bene e so che farà molto bene anche al Pala Panini».

E domanda immancabile: quanto manca a Roberto Reggiani l’Italia?

«Per nulla. Ormai da anni in Italia sono di passaggio, a me non manca, specialmente visto come vanno le cose lì, molto meglio il Qatar, anche se come ho già detto qui ci si viene per lavorare, non per divertirsi. Se fai vedere che sai lavorare, ti rispettano e ti pagano puntualmente, non è poco».

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