Gli Appassionati sfidano La Marmotte
Sei amici affrontano una delle Granfondo ciclistiche più dure d’Europa. Alessandro Zanetti: «Che emozione l’Alpe d’Huez»
“Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…” cita il famoso pezzo di Gino Paoli che meglio di molti altri ha saputo entrare nel linguaggio comune quale sinonimo di amicizia vera.
Se a quei quattro amici ne aggiungiamo due però, e sostituiamo i tavolini del bar con qualche bella bici, otteniamo una combriccola di compagni di vecchia data che, uniti dallo stesso tipo d’amicizia, hanno preferito abbandonare i pomeriggi seduti in un caffè, per seguire una passione comune molto più dinamica, quella per il ciclismo.
Ed è così che un gruppo di sei modenesi, sospinto dall’ amore per la bici, ha affrontato un percorso che qualsiasi appassionato di questo sport sogna almeno una volta nella vita. Perché La Marmotte non è solo una delle granfondo su strada più celebri e fisicamente impegnative d’Europa, ma è parte della storia stessa del ciclismo. Come dimenticare i grandi campioni del passato intenti ad affrontarne i ben 174 km? Volate mitiche entrate di diritto nella leggenda del Tour de France. E per ripercorrere le orme e le gesta di quegli eroi su due ruote che hanno reso grande il ciclismo, i sei amici modenesi hanno deciso di affrontare La Marmotte sabato scorso, animati da uno spirito di “pura passione e assoluta libertà”.
«Sulla nostra chat di WhatsApp ci chiamiamo “Gli appassionati – scherza il 56enne Alessandro Zanetti, “anima” dell’allegra combriccola di ciclisti geminiani in trasferta in Francia – perché tutti i sabati, da anni, imbracciamo la bici per qualche giretto dalle nostre parti. E quando c’è la possibilità di affrontare percorsi mitici, non ci tiriamo mai indietro. Quest’anno La Marmotte, una delle tappe leggendarie del Tour de France, non solo per i 174 km di cui si compone il percorso, ma per i ciclisti mitici che l’hanno affrontata, da Marco Pantani a Gianni Bugno».
Un granfondo, La Marmotte, che vede il suo punto di partenza nel piccolo paese d’oltralpe di Le Bourg-d’Oisans, da cui dopo aver affrontato i celebri valichi del Glandon, del Télégraphe e del Galibier, si arriva a l’Alpe d’Huez.
«Siamo arrivati in Francia venerdì sera – riprende Zanetti - e dopo aver pernottato in un residence, il sabato alle 7 siamo partiti da Le Bourg-d’Oisans per affrontare La Marmotte. Un percorso suggestivo soprattutto nei mitici 21 tornanti finali che portano in cima a l’Alpe d’Huez. Ogni tornante infatti, è dedicato ad un vincitore del Tour de France. Sono molto impegnativi da fare, anche se la fatica, quando si è tutti insieme non si sente e diventa divertimento. E così, dopo 10 ore di pedalata, io e i miei amici abbiamo conquistato la vetta arrivando in cima a l’Alpe d’Huez, accolti da una partecipazione di pubblico davvero straordinaria. Non solo per noi però, anche per chi è giunto in cima a notte inoltrata. Il sabato sera l’abbiamo dedicato poi, con scarsi risultati purtroppo, a tifare per la nostra Nazionale. E la domenica mattina siamo ripartiti alla volta di Modena per tornare dalle nostre famiglie».
Già perché questa trasferta ciclistica francese è stata all’insegna dell’ “uomini soli”.
«Ad altre manifestazioni sportive cui abbiamo preso parte, mogli e compagne ci hanno seguito – ammette Zanetti – questa volta invece non sono venute. E così ci siamo goduti un week end in assoluta libertà vivendo a pieno la nostra passione».
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