Calì: «Mi piacerebbe ripetere le imprese di Francesco Moser»
«A lui somiglio nel fisico e anche nelle caratteristiche di gara Un brivido quando mi ha premiato per il successo tricolore»
Questa è la storia di un ragazzo che sa solo vincere, questa è la storia di Francesco Calì, 14 anni appena, che sta facendo sognare non solo San Felice, dove è nato e cresciuto, ma tutti coloro che ne seguono con grande interesse le gesta.
Impressionanti i numeri (15 vittorie su 19 corse quest’anno, 17 su 24 nella stagione scorsa), impressionante soprattutto la maturità con cui Calì arriva sempre dove vuole, cioè alla vittoria, tanto che sono ormai in molti a vedere per lui un grandissimo futuro nel ciclismo.
«Come mi sono avvicinato allo sport del ciclismo? Seguendo dei miei compagni di scuola, che mi hanno letteralmente “spinto” a salire su una bicicletta, ho provato ed è stato amore a prima vista».
La sua è stata una continua scalata verso il successo.
«La mia prima società è stata la Ciclistica San Felice sotto la guida di Mirko Benatti. Era il 2010 e gareggiavo nella categoria Giovanissimi G2, poi nel 2012 sono passato nella UC Sozzigalli sotto la guida di Gabriele Neri. Nel 2015 inizio a fare le cose sul serio e debutto tra gli Esordienti del primo anno, sempre con la maglia Sozzigalli, sotto la guida tecnica di Leonel Lupi. Ricordo ancora l’emozione del debutto alla partenza, era il lunedì di Pasqua a Calcara e mi classificai al secondo posto».
Visti i suoi numeri, una mezza...delusione.
«La domenica successiva arrivò la prima vittoria. A San Marino di Carpi, guardai bene negli occhi gli avversari e mi dissi, oggi devo fare centro e così è andata. Per me vincere è come una sorta di liberazione. Alla fine della stagione sono arrivato a vincere 17 gare su 24 alle quali ho partecipato. Le sette rimanenti, le ho chiuse tutte entro i primi quattro classificati. Nel corso dell'inverno sono stato premiato quale plurivittorioso in assoluto a livello nazionale. Nella stagione attuale, la 2016, sino a questo momento ho vinto 16 gare su 20 disputate, poi due terzi e un sesto posto. In quelle corse io e la squadra, ci siamo messi a disposizione del mio compagno di squadra Antonio Sciacca; e lui ci ha ripagato con tre successi. La quarta gara è finita anzitempo a causa di un incidente meccanico».
I numeri dicono che la stoffa c’è, ma a chi vorrebbe somigliare Francesco Calì?
«A Vincenzo Nibali. Anzi a dire il vero il mio sogno sarebbe ripetere alcune delle imprese di Francesco Moser. Domenica scorsa quando è salito sul podio Tricolore per premiarci, mi sono sentito un brivido a vederlo da vicino. A lui somiglio nel fisico e anche per le mie caratteristiche: forte sul passo, mi difendo in salita e allo sprint non lascio spazio agli avversari. E poi proprio come a lui in passato, mi piace molto frequentare la pista dove in alcune prova come Corsa a Punti e Scratch spesso domino la scena. Insomma diciamo che ci assomigliamo, io e Moser, di nome ci chiamiamo Francesco...».
Al tempo e ai risultati l'ardua sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
