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«Castelvetro, non mi manda papà»

di Francesco Cottafava
 «Castelvetro, non mi manda papà»

Andrea Mandelli, figlio d’arte, pronto all’esordio: «E mi ispiro a Magnanelli»

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Andrea Mandelli è pronto ad iniziare la sua carriera nel mondo dei “grandi”. Il giovane modenese classe ’97 il prossimo anno giocherà in serie D nell’ambizioso Castelvetro di patron Granpassi. Doti naturali e mentalità da campione, il tutto ereditato da un maestro d’eccezione, suo padre Paolo Mandelli: Inter, Lazio, Messina, Reggiana, Monza, Foggia e Modena nella carriera dell’attuale mister del Sassuolo Primavera dove ha allenato anche suo figlio.

«Mio padre non ha mai cercato di avvicinarmi al calcio, ho scelto io di praticarlo - racconta Mandelli - da quando sono arrivato a Sassuolo ho fatto l’abitudine alla sua presenza in società, quindi averlo per un anno come allenatore non mi ha creato problemi. Siamo sempre riusciti a separare i due ambiti, c’è tanto merito suo».

CASTELVETRO PER SOGNARE

Mandelli ha scelto di sposare il progetto Castelvetro per ragioni ben precise: «Credo che sia la soluzione migliore, ho trovato una società seria ed ambiziosa. Sia per me che per il Castelvetro sarà un campionato nuovo, l’obiettivo è quello di fare bene. Ho grande voglia di mettermi in gioco, darà tutto per ritagliarmi un ruolo importante. Ho parlato con il mister (Serpini ndr), ha tanta voglia di fare ed è molto preparato, entrambi non vediamo l’ora di iniziare».

La formazione neopromossa inizierà la preparazione il 31 luglio con il ritiro di una decina di giorni Montese, mentre l’esordio di Mandelli ci sarà, invece, questo giovedì, quando allo stadio Ricci incontrerà in amichevole il Sassuolo, la squadra che lo ha cresciuto.

IL SASSUOLO E MAGNANELLI

Dopo i primi calci alla San Faustino Rosselli, Andrea Mandelli - all’età di10 anni - si è trasferito a Sassuolo, squadra con la quale ha giocato sino alla Primavera, prima di trasferirsi la scorsa stagione a Cesena per la prima esperienza lontano da casa.

«Mi fa effetto giocare contro il Sassuolo, perché l’anno scorso ero in ritiro con loro a Malles. Di Francesco dedicava tanto tempo a noi giovani, sono momenti che mi hanno accresciuto sia come persona che come giocatore. Il momento più bello? La prima panchina in serie A, Atalanta-Sassuolo finita 2-1. Ho avuto la fortuna di allenarmi con campioni come Berardi, ma il giocatore che mi ha impressionato di più è stato Magnanelli. Una serietà e una dedizione al lavoro fuori dal comune, il primo ad arrivare al campo e sempre l’ultimo ad andarsene. Mi piacerebbe ripercorrere la sua carriera, un’atleta che ha meritato l’approdo in serie A grazie al lavoro e all’impegno quotidiano».

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