Sassuolo, Mariani e quell’Europa di 40 anni fa
Nel 1976 il giocatore sassolese più forte di sempre fu protagonista (con Rognoni) in Uefa col Cesena
Metà anni ’70. Il Sassuolo è reduce da una delle più gravi crisi societarie della sua storia, tanto da mettere a rischio l’iscrizione al campionato di Serie D. Alla fine la squadra retrocede, abbandona il calcio semiprofessionistico e precipita in Eccellenza. Dopo un anno di purgatorio nei dilettanti, nel 1976 il Sassuolo vince il campionato e torna in Serie D. A 150 chilometri di distanza il calciatore sassolese più forte e famoso di sempre, Giorgio Mariani, ha appena scritto una pagina di storia. Approdato dall’Inter in Romagna a caccia di riscatto dopo un paio di stagioni a far da spalla a Boninsegna, si guadagna subito la chance di cimentarsi in Coppa Uefa, oggi ribattezzata Europa League. Mariani a Sassuolo è una celebrità, l’orgoglio di una città intera, incarna il sogno di tutti i bambini di quella che allora è conosciuta nel mondo solo per essere la capitale della ceramica. Anche a Cesena Giorgione ci mette poco per diventare un idolo dei tifosi, conquistati - più che dai gol (pochini, per la verità) - dal personaggio estroso e dai suoi ubriacanti dribbling. Un autentico Cavallo Pazzo o, se preferite, un George Best di provincia. Soprannomi che derivano dal suo modo di porsi dentro e fuori dal campo, sempre fuori dagli schemi.
Il “piccolo” Cesena, nel quale uno dei punti di forza è il modenese Giorgio Rognoni, dopo il sesto posto del campionato precedente si qualifica per la prima (e unica) volta della sua storia alla competizione continentale grazie alla vittoria in Coppa Italia del Napoli. Stesso identico destino del Sassuolo di Di Francesco, sesto in campionato e approdato in Europa grazie al successo in Tim Cup della Juventus sul Milan. I romagnoli di Pippo Marchioro, capaci di battere in campionato Juventus, Milan e Roma, sono la prima squadra non capoluogo di provincia in Italia a qualificarsi per la Uefa (la seconda sarà l’Empoli di Gigi Cagni nel 2007/2008, la terza è il Sassuolo).
“Il Cesena in Coppa Uefa? Mi sembra incredibile, eppure è vero”. Dino Manuzzi, leggendario presidente dei bianconeri dal ’64 all’80, fotografa con queste parole la storica qualificazione in Europa al termine della stagione ’75-’76. L’urna di Zurigo non è benevola con il Cesena, che pesca un’avversaria di blasone internazionale, i tedeschi orientali del Magdeburgo. Squadra sconosciuta alle nuove generazioni, attualmente vivacchia tra la terza e la quarta divisione tedesca, ma che allora era uno squadrone con un palmares di tutto rispetto: tre titoli di campione della Germania Est, quattro coppe nazionali ma soprattutto una Coppa delle Coppe conquistata nel 1974 battendo il Milan di Trapattoni nella finale di Rotterdam.
Nel match d’andata, il 15 settembre 1976 allo stadio Ernst Grube davanti a 31 mila spettatori, non c’è partita. I tedeschi giocano duro e sporco, i romagnoli abboccano e restano in dieci già nel primo tempo, pagando a caro prezzo l’inesperienza a livello internazionale. Finisce 3-0 per un Magdeburgo che vanta otto undicesimi della nazionale della Germania orientale reduce dallo storico successo sui cugini dell’Ovest ai Mondiali del 1974, su tutti l’uomo che decide quel derby: il bomber Jurgen Sparwasser. Un simbolo della Germania dell’Est ma anche un provocatore seriale che col fumantino Mariani trova pane per i suoi denti. Tra i due sono scintille, sia all’andata che al ritorno. In Germania iniziano a beccarsi, rischiano di venire alle mani. A quanto pare il tedesco ha l’ardire di ironizzare, a gesti, sulla virilità dell’avversario. Giorgione non lascia correre, anzi - ammiratissimo dalle donne com’è - la prende come un’offesa tremenda. A fine partita, furibondo, Mariani si precipita nello spogliatoio dei tedeschi con propositi bellicosi ma, anche sotto la doccia, trova Sparwasser scortato dai compagni di squadra, consapevoli di quanto sia sempre ricercato dagli avversari. “Tu folere kvalcosa?” gli dice uno di questi in un italiano da barzelletta. Cavallo Pazzo capisce l’antifona e ribatte:“Ho finito sciampo. Ve ne avanza un po’?”.
Il top si raggiunge nel match di ritorno, disputato allo stadio “La Fiorita” mercoledì 29 settembre 1976. Alla mezz’ora proprio Mariani sblocca il risultato portando in vantaggio il Cesena. Pepe fa il 2-0, la rimonta sembra possibile ma il solito Sparwasser, in sospetto fuorigioco, va a segno spegnendo il sogno dei romagnoli. Mariani non la prende bene, il tedesco mentre rientra a centrocampo esultante provoca nuovamente Giorgione che - memore dell’andata - stavolta si vendica subito assestandogli un cazzotto (ma alcuni giurano gli abbia rifilato un calcio nel sedere) . L’arbitro vede tutto e sventola il cartellino rosso a Mariani. Per il Cesena, rimasto in dieci, cala la notte. L’inutile rete di Bittolo fissa il 3-1 finale, a qualificarsi è il Magdeburgo. Il peggio, per Mariani e compagni, deve ancora arrivare. Quella stagione, iniziata con le due sfide europee, termina malissimo: il Cesena, fanalino di coda del campionato, retrocede in B. Ma quella qualificazione alla Coppa Uefa resta, e resterà, un’impresa leggendaria.
Oggi, a 40 anni esatti, tocca al Sassuolo, altra espressione di una città non capoluogo di provincia, cimentarsi sulla ribalta europea raccogliendo idealmente il testimone da Mariani. E siamo certi che da lassù Giorgione - il più forte giocatore sassolese di sempre, scomparso nel dicembre del 2011 a soli 65 anni dopo una lunga malattia - s’inventerà qualcosa per spingere i “suoi” amati colori neroverdi a scrivere un’altra pagina di storia.
Stefano Aravecchia
@Star_70_
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