Gazzetta di Modena

Sport

il commento

Alla ricerca del basket perduto

Premettiamo a scanso di equivoci e di permalosità varie. Quanto segue non è affatto una critica a chi oggi (leggi PSA Modena in questi giorni) o in passato si è fatto in quattro per cercare di fare...

3 MINUTI DI LETTURA





Premettiamo a scanso di equivoci e di permalosità varie. Quanto segue non è affatto una critica a chi oggi (leggi PSA Modena in questi giorni) o in passato si è fatto in quattro per cercare di fare rinascere la pallacanestro di medio-alto livello a Modena, ma vuole essere una semplice raccolta di evidenze oggettive che in questi vent’anni si sono susseguite in città. Chi ci prova, come la PSA oggi, è da apprezzare e assolutamente benemerito, perché ci vuole fantasia, coraggio e tanta buona volontà (ma anche una piccola dose di pazzia) per provare a fare attività di vertice col contesto attuale. Ma a Modena, dopo un quarto di secolo da quell’indimenticabile cavalcata della Burghy Modena, si sono susseguiti più o meno buoni tentativi (leggi Isopak, Amadio e Menestrello per fare un esempio), ma quella speranza di fare a Modena un terzo polo in Emilia dopo Reggio Emilia e Bologna si è persa strada facendo. La realtà è che a Modena (discorso nuovo…) è complesso fare attività di alto livello, in tutti gli sport. Se fatica sua maestà il “volley” figurarsi gli altri che dal calcio in giù si arrabattano a fare nozze con i fichi secchi (tranne qualche caso raro). Il basket non fa eccezioni, di imprenditori vogliosi di lanciarsi in avventure come queste in questi tempi grami non ce n’è l’ombra e chi in altri sport ce li ha, se li tiene ben stretti (giustamente). Ma se l’attività di vertice è un discorso, l’attività di base è innegabilmente un altro paio di maniche. Modena in questo quarto di secolo ha raggiunto numeri inimmaginabili, ma ciononostante è rimasta “terra di conquista”, forse perché è mancata talvolta la continuità e la voglia di collaborare (tanto in città come in provincia) per crescere, creando dei poli di eccellenza nel campo cestistico. Tanto per restare in esempi recenti, oggi sono tutti ad incensare il modello Pallacanestro Reggiana, giustamente, ma se lo si va a vedere, parliamo di un gruppo tecnico che lavora assieme da oltre vent’anni che ha seminato e raccolto da altre province ed ha indefessamente e continuativamente lavorato sulla qualità dei giovani, con una società solida alle spalle che ha raramente fatto il passo più lungo della gamba, creando collaborazioni in provincia e non solo, sicuramente commettendo inevitabilmente errori nel tempo, ma crescendo. Un modello “old economy”, ma che ha funzionato benissimo nel lungo periodo. Questa continuità al basket modenese in questi 25 anni è mancata, così come la prospettiva di dove si voleva arrivare (prospettiva che è diversa dalle speranze). Questi ultimi anni hanno regalato nuovi movimenti e interesse. I numeri sono una volta ancora interessanti. Il movimento e la passione ci sono (basti guardare i numeri in crescita di un fenomeno come lo Streetball, per fare un esempio). Ora la speranza è che si lascino da parte piccole rivalse personali e beghe di cortile e si lavori tutti assieme con lo scopo (fra 25 anni) di ritrovarci a commentare una storia diversa, se poi capita anche prima….meglio, eh!

Fabrizio Morandi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google