Schiavi c’è, il vero Modena non ancora
Solo un pareggio nel test con il Castelfranco: l’argentino segna e brilla, ma i canarini non decollano e Personè li punisce
Ripasso d’obbligo: “Calcio d’agosto, non ti conosco” è il motivetto che bisognerebbe ripetere in ogni precampionato, a maggior ragione quando si è ancora in fase di preparazione. Questa doverosa premessa, però, non toglie che possano emergere spunti positivi o lacune da una semplice amichevole estiva. Chiudere il secondo test consecutivo a San Damaso tra alcuni fischi, a dire il vero anche ironici, non era quello che si aspettava il Modena prima di sfidare il Castelfranco. Vedere pareggiare contro un club di serie D la squadra che ad oggi sarebbe titolare in campionato, però, non può che produrre questo effetto. Non va dimenticato, ad onore del vero, che più o meno la stessa squadra due settimane fa non aveva avuto alcun problema a battere un’avversaria della stessa categoria e pure più attrezzata, il Francavilla in Sinni. La differenza, insomma, è che le gare ufficiali sono altra cosa per intensità, interpretazione e spesso anche condizione. Un giudizio equilibrato sull’amichevole di ieri deve tenere conto di tutto questo. Anche contro il Castelfranco mister Pavan ha sperimentato più moduli, sfruttando la duttilità di Tulissi e Schiavi per testare il 4-3-2-1 e il 4-3-3 puro oltre all’ormai canonico 4-3-1-2. Sono stati proprio i due gioiellini di proprietà di Atalanta e Novara ad accendere la luce, confezionando tra le linee l’azione che dopo il quarto d’ora ha portato l’argentino a firmare l’1-0, con un tiro dalla distanza che Mikhael è soltanto riuscito a toccare. Diakite, limitato da un problema all’adduttore della coscia destra, due minuti più tardi è stato costretto ad alzare bandiera bianca e a lasciare il posto a Ravasi. Il Castelfranco non ha mai impensierito Manfredini, ma al 36’ è riuscito a cogliere il pareggio: su una punizione calciata lunga dalla metà campo biancogialla, bravo l’attaccante Personé a lavorare con il fisico per eludere l’intervento di Marino, ancora indietro di condizione, e a trovare la zampata vincente. Da quel momento in avanti tanto fumo e poco arrosto per il Modena, capace di costruire cinque buone occasioni ma sempre impreciso nell’ultimo passaggio o nella finalizzazione. Da qui il campanello d’allarme, quello che la società sa bene di dover spegnere in fretta: una punta da gol è la prima cosa che serve a questa squadra, oltre all’esperienza necessaria per evitare di bruciare in una stagione lunga e difficile la verve di alcuni tra i giovani più positivi. Un po’ più di attenzione andrà prestata anche sulle palle inattive: se l’arbitro non avesse annullato una rete di Graziosi nel finale, un colpo di testa da centro area su cross nato da una punizione, saremmo qui a parlare di sconfitta con due tiri subiti.
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