Farah resta re dei 10.000 Abdica invece la Fraser Pryce
Il “re” dei 10.000 metri è sempre lui: Mo Farah. Il mezzofondista britannico è rimasto sornione, ha controllato, è caduto ma alla fine ha nuovamente trionfato. Lui, che è somalo di nascita, va a far...
Il “re” dei 10.000 metri è sempre lui: Mo Farah. Il mezzofondista britannico è rimasto sornione, ha controllato, è caduto ma alla fine ha nuovamente trionfato. Lui, che è somalo di nascita, va a far compagnia ai grandi dei 10.000, capaci di vincere due edizioni consecutive, come Heile Gebrselassie, Kenenisa Bekele, Kohlemainen, Nurmi, Zatopek e Viren. Farah è stato protagonista di una gara dai due volti, prima parte quasi sonnolenta, quindi ravvivata proprio dal suo ruzzolone. Nella seconda metà si è passati ad altre andature anche sotto la spinta degli etiopi Tola e Demelash e dei keniani Tanui e Muchiri. La progressione finale, con un ultimo 2000 metri in 5’05, regala al britannico l’oro bis in 27’05”17. La donna-jet più veloce è la giamaicana Elaine Thompson impostasi sui 100 in 10”71 sulla statunitense Tori Bowie (10”83) e sulla connazionale, già bicampionessa olimpica, Shelly Ann Fraser Pryce (10”86). L’oro del lungo, al termine di una prova ricca di colpi di scena, è finito al collo dell’americano Jeff Hendersoncon (8,38).
In semifinale si è conclusa l’avvenuta olimpica, comunque più che dignitosa, dell’ottocentista trentino Giordano Benedetti, sesto in 1’46”41, crono che gli vale anche il primato stagionale. Il primatista del mondo e campione olimpico David Rudisha si è imposto in 1’43”88. Benedetti ha tenuto fino ai 600, poi gli altri hanno cambiato passo, ma lui si è comunque difeso. (m.m.)
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