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Azzolini non tradisce l’emozione «Sarà una gara come le altre»

Azzolini non tradisce l’emozione «Sarà una gara come le altre»

«La mia terza olimpiade? Solo una gara. Il resto non conta». Sicuro, molto attento a scandire le parole, il Fabio Azzolini pensiero prima della terza Paralimpiade, sembra una sorta di 2.0. Anzi,...

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«La mia terza olimpiade? Solo una gara. Il resto non conta».

Sicuro, molto attento a scandire le parole, il Fabio Azzolini pensiero prima della terza Paralimpiade, sembra una sorta di 2.0. Anzi, meglio parlare di 3.0 visto che già due volte, il 47enne arciere di Casalgrande - ma modenese d’adozione - ha dovuto confrontarsi con la vita.

Dall'infortunio che l'ha costretta in carrozzina, alla prima olimpiade ed ora alla terza partecipazione a cinque cerchi. Quanta acqua è passata sotto i ponti?

«Tantissima. Sono stati anni duri, difficili ma nei quali ho scoperto una vita nuova. Forse dovevo cadere per conoscere la mia strada. Adesso, non sarei qui a raccontare questa terza olimpiade».

Alla quale pare approciarsi in maniera differente.

«Il mio allenatore, Giorgio Poggi, dice che dal punto di vista tecnico sono arrivato al mio limite. Ora devo lavorare sull’aspetto mentale per cercare di guadagnare qualcosa ancora. L'ho fatto, affidandomi a Franco Bertoli, ex capitano della nazionale di Volley che conquistò tutto nel mondo per anni. Ora è stimato e preparato mental coach con il quale ho lavorato molto».

Per arrivare alla medaglia?

«Io tornerò da Rio con una medaglia. Sono terzo al Mondo nel Compound e questa è solo una gara. Che sia una olimpiade ormai importa poco. Questa frenesia a cinque cerchi ha per me avuto importanza a Pechino 2008. Già a Londra le cose erano differenti. Ora sono pronto a prendermi quello che penso di meritare dopo 15 anni di carriera sportiva».

Una decisione che prima non aveva. Ricorda le tante battute sulle sue medaglie di legno?

«Il lavoro con Bertoli sta dando i suoi frutti. Non sono impazzito. So che da un anno le cose sono un po’ cambiate e un paio di ragazzotti turchi sono entrati nel ranking con furore. Ma io, a parte due o tre nomi che conosco e con i quali siamo in contatto, non so neppure chi ci sarà in gara. E non mi interessa. Anche perché non posso andare in pedana facendo i conti di chi c’è oppure no. Questa è una gara, con più o meno gli stessi arcieri del Mondiale ed io dovrò solo pensare a tirare con la mia media. Allora potrò fare i conti. Ma se sbaglio tutti i tiri, cosa serve sapere chi c’è oppure manca?».

Settimo a Pechino, quinto a Londra. Il podio sembra veramente alla sua portata. Ma di qualcosa avrà paura?

«Il caldo e l’afa che dicono siano protagonisti in Brasile».

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