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Una caduta maledetta condanna Davide Uccellari

di Filippo Franchini
Una caduta maledetta condanna Davide Uccellari

Penultimo giro della frazione di ciclismo fatale al 24enne delle Fiamme Azzurre che chiude al 34º posto in 1 h 51’06” la sua seconda esperienza ai Giochi Olimpici

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Stringe i denti, Davide Uccellari, onorando fino in fondo la sua seconda esperienza olimpica. Il 24enne modenese ha concluso ieri la prova olimpica di triathlon a Rio, tagliando il traguardo in 34ª posizione, dopo 1h51'06" di gara.

Prestazione purtroppo condizionata dalla sfortunata caduta nella quale il portacolori delle Fiamme Azzurre è rimasto coinvolto durante la ostica frazione in bicicletta, nel penultimo degli otto giri dell'anello di gara. Oltre 20 i secondi lasciati sul selciato da Uccellari, trascinato a terra dalla collisione fra il canadese York ed il britannico Benson, quando si trovava nel primo gruppo di inseguitori dei dieci atleti di testa. Il giovane modenese si è rimesso in sella, fortunatamente senza conseguenze fisiche, ma crono, morale e programma di gara ne hanno inevitabilmente risentito in maniera decisiva. Uccellari, arrivato a Rio forte del 45° posto nel ranking di World Series, aveva collezionato nel 2016 un 24° posto ad Abu Dhabi, un 33° a Gold Coast in Australia ed il 16° a Stoccolma, firmando il proprio personal best. Rifinitura perfetta a ridosso della partenza per il Brasile, forma atletica e mentale ottimali. Quattro anni dopo il suo esordio nella rassegna olimpica, nel 2012 a Londra, le velleità di centrare la top 20 rappresentavano un traguardo alla portata dell'atleta modenese, nato atleticamente nel vivaio della Fratellanza 1874. A Londra, Uccellari era stato il più giovane fra i triathleti presenti in gara, concludendo la sua emozionante esperienza al 29° posto assoluto. La gara di ieri, come ampiamente da pronostico, è stata molto impegnativa: temperatura dell'acqua fredda (inferiore ai 21°) per i 1.500 metri della prima frazione, da nuotare nelle acque dell'oceano davanti alla mitica spiaggia di Copacabana, ai confini con quella di Ipanema. Poi la frazione in bicicletta, la più massacrante: 38,5 chilometri suddivisi su 8 giri dell'anello di gara, conditi da uno strappo in salita di 300 metri con pendenze dall'11 al 16% e conseguenti discese. Per finire, la frazione da 10 chilometri di corsa, da affrontare sfidando la fatica ed il caldo umido dell'Avenida Atlantica (si è corso alle 11 locali, ndr), tanto piatta quanto insidiosa. E' stata la gara dei fratelli britannici Alistair e Jonathan Brownlee, autori di una prestazione pazzesca suggellata con una frazione finale di corsa al limite del reale. Alistair, due anni più grande del fratello, è riuscito nell'inedita impresa di bissare l'oro olimpico conquistato nel tripudio di Hyde Park, fra le mura amiche, quattro anni fa. Ha staccato il fratello, bronzo a Londra, con un cambio di ritmo assassino all'inizio del terzo giro da 2,5 km della frazione di corsa, per poi veleggiare da marziano, senza alcuna flessione di ritmo, fino all'1h45'01" finale. Ha atteso sul traguardo Jonathan, d'argento alle sue spalle, davanti alla rivelazione sudafricana Henri Schoeman (1h45'43"). Alessandro Fabian, l'altro azzurro in gara, ha chiuso 14° in 1h47'35". Mirava a migliorare il 10° posto di Londra, ma ha pagato l'ardua frazione in bici dopo l'ottima parte nuotata, arrivando stremato al termine della prova.

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