Nora: «Avverato il sogno di una vita»
«Il bronzo mi ripaga di tutti gli sforzi anche se resta un po’ d’amarezza per il ko contro la Serbia. E ora lo scudetto»
Il giorno dopo è ancora più bello. Alessandro Nora, bronzo al collo col Settebello di pallanuoto, è reduce dai festeggiamenti con i compagni di squadra per una medaglia storica. Il mancino modenese, cresciuto nella Modena Nuoto e da qualche stagione a Brescia, ancora non ci crede.
Dormito?
"Poco, pochissimo...".
Festeggiato?
"Tanto, ce lo meritavamo dai..."
Come si sta con la medaglia al collo?
"È una gioia infinita, il sogno di una carriera che si avvera".
Dediche particolari per questa impresa?
"Ai miei genitori, ai miei nonni, alla mia fidanzata Margherita, e a tutte le persone a me vicine e sparse per l'Italia tra Modena, la Liguria e il Friuli. E per la pallanuoto tutti quelli con cui ho trascorso le ore in piscina nei vari anni, ma uno su tutti è Sandro Bovo del Brescia che mi ha trasformato in un giocatore da Olimpiadi".
Cosa si prova a salire sul podio con una medaglia olimpica?
"È un momento magico che dura poco, ma ti godi ogni momento magico della premiazione. Lì capisci che gli sforzi fatti sono stati ripagati".
Cosa avresti dato prima delle Olimpiadi per essere lì?
"Mi verrebbe da dire qualsiasi cosa, ma non c'è niente da cambiare. Diciamo che ci avrei messo la firma, questo sicuramente".
Hai qualche rimpianto?
"È giusto ricordarsi che abbiamo perso la semifinale olimpica: il bronzo ripaga tutti gli sforzi, ma un po' di amarezza per non reagito subito con la Serbia comunque c'è. ".
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Se dovessi darti un voto?
"Nei gironi ho giocato male, ma nelle partite importanti da dentro/fuori sono cambiato e sono riuscito a farmi trovare pronto e a dare il mio contributo nei momenti decisivi. Sono contento perché c'è stata una reazione vera".
È rimasto memorabile alle cronache uno schiaffo che ti ha dato il ct Sandro Campagna a bordo vasca. Ce lo spieghi?
"Sono cose che rimangono all'interno dello spogliatoio. Mi è servito ad essere ancora più carico nelle partite importanti".
Nei festeggiamenti si è visto che sei molto legato a Stefano Tempesti, il capitano è un punto di riferimento?
"L'ho abbracciato subito: una persona che oltre ad essere un campione è un esempio di grande umiltà anche con atleti meno esperti come me. Per tutto il gruppo è stato importantissimo".
Siete davvero un gruppo così unito come sembra?
"Quando stai insieme per tanto tempo e capisci che il tuo futuro sportivo dipende anche dai tuoi compagni fai di tutto per stare in un gruppo unito. Noi ci siamo trovati benissimo, persone disponibili e intelligenti che hanno condiviso questa bella avventura".
Se non avessi intrapreso questa carriera, oggi dove saresti?
"Magari a praticare un altro sport, non da Olimpiadi forse e non il calcio dove sono negato, ma la carriera sportiva era nei miei obiettivi. Sono molto competitivo e forse è anche per questo che sono arrivato fino a qui. Fuori dallo sport l'architettura dei giardini è un settore che mi piace molto".
Cosa c'è nel futuro di Alessandro Nora?
"Continuare a giocare, sicuramente. L'anno prossimo ancora a Brescia, per cercare quello scudetto che sempre ci sfugge per toglierlo una volta per tutte dalle calotte del Recco".
Nora fuori dalla vasca che tipo è?
"Riservato, ma appena prendo confidenza mi lascio andare. Quando non nuoto leggo, mi immergo nei libri che sono la mia grande passione".
Come è stato l'impatto col villaggio olimpico?
"Avendo vissuto le Universiadi non mi ha impressionato più di tanto come atmosfera. Quello che ti cambia la prospettiva è vedere ovunque i cinque cerchi perché ogni minuto realizzi che sei davvero alle Olimpiadi, il sogno di una vita. Ero in camera con Valentino Gallo, l'altro mancino, e con lui ci siamo divertiti e capiti al volo. Per scherzo ci siamo anche detti che la situazione di superiorità numerica col doppio mancino in campo ci aveva sempre portato a segnare. Ce lo eravamo detti anche prima del Montenegro, e fatalità il mio gol è arrivato proprio così".
Aneddoti di questi giorni a Rio?
"Non mi piace andare a caccia di foto e autografi perché capisco che anche i campioni sono lì per allenarsi e fare risultato, mi sento di disturbare. Ho visto da vicino Rafa Nadal, Pau Gasol ma non li ho inseguiti. Invece mi ha fatto molto piacere fare selfie con pezzi di storia dello sport italiano come Fiona May, Carlton Myers, Jury Chechi e Andrea Lucchetta".
Adesso che hai rotto il ghiaccio con l'Italia ai Giochi Olimpici quand'e' che cominci a pensare a Tokyo 2020?
"Ora un po' di vacanze, poi da settembre di nuovo sotto per il campionato. Per la nazionale vedremo cosa deciderà il ct per il futuro, certamente non mi metto adesso a pensare a Tokyo. Nella vita è sempre giusto darsi degli obiettivi ed inseguirli. Ma è anche onesto riconoscere di avere ottenuto grandi risultati, come quello di Rio de Janeiro. Non mi sento appagato, ma riconosco quello che è il mio valore: io sono sempre a disposizione, ma se il ct dovesse fare altre scelte non ci sarebbe problema. La mia Olimpiade intanto me la tengo stretta al collo".
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