L’esempio di civiltà dei tifosi serbi Marakana, uno stadio “museo”
BELGRADO. Nonostante il 3-0 dell’andata suonasse già come una condanna per la Stella Rossa, giovedì sera erano in 23mila a cantare ininterrottamente per tutta la partita, intervallo compreso. Un’atmos...
BELGRADO. Nonostante il 3-0 dell’andata suonasse già come una condanna per la Stella Rossa, giovedì sera erano in 23mila a cantare ininterrottamente per tutta la partita, intervallo compreso. Un’atmosfera meno infernale del previsto, ma unica. Solo dal vivo si ha infatti l’esatta percezione di cosa la Crvena Zvezda significhi per una gran parte dei belgradesi. I Delije (così sono chiamati i supporters biancorossi, gli eroi nella traduzione dal serbo) seguono la Stella Rossa con la stessa passione dei bei tempi. Anche se ora, almeno a livello europeo, si vive di ricordi che il museo nel ventre del Marakana conserva gelosamente, con la Coppa Campioni e l’Intercontinentale vinte nel 1991 in bella vista.
Una lezione di civiltà
I tanto temuti ultras serbi avevano già smentito le cassandre all’andata quando, complice anche un efficiente servizio di prevenzione e sicurezza, non si erano segnalati per episodi di violenza. Se n’era stato buono pure Ivan “il terribile” Bogdanov. L’altra sera i Delije hanno addirittura dato un esempio di civiltà: durante il minuto di raccoglimento per le vittime del terremoto in Italia non è volata una mosca. Niente applausi, urla o fischi: tutti in rispettoso silenzio.
Stadio anni 80
Arrivare al Marakana è come fare un salto all’indietro nel tempo. All’esterno strutture fatiscenti, murales con teschi e scritte minacciose - più o meno comprensibili - dappertutto. Il fascino del Marakana sta proprio nel fatto di essere vecchio, guardandolo si respira un calcio d’altri tempi. Quello genuino, romantico, che riporta agli anni 70-80.
Zero tornelli, tanta polizia
Il Marakana rappresenta uno stadio unico nel suo genere anche per l’organizzazione. Non esistono zone di prefiltraggio, nè tornelli, non è necessario presentare il documento di riconoscimento per acquistare i biglietti (i cui prezzi sono popolari) nè bisogna sottoporsi a perquisizioni. Solo un controllo, accurato ma non eccessivo, il che abbatte notevolmente i tempi di ingresso all’impianto. A spegnere sul nascere gli ardori di eventuali malintenzionati c’è una massiccia presenza di polizia, schierata in assetto tale da poter fronteggiare qualsiasi tipo di guerriglia. Una persona dotata di buon senso avrebbe paura solamente a pensare di sfidare o provocare poliziotti così grossi ed equipaggiati.
Morini, buona la seconda
Proprio lui, il dirigente con la più lunga militanza nel Sassuolo, ha rischiato di mancare l’appuntamento con la storica qualificazione dei neroverdi all’Europa League. Mercoledì mattina all’imbarco dall’aeroporto Marconi Remo Morini ha scoperto di aver dimenticato sia passaporto che carta d’identità, presentare la patente non è stato sufficiente. Ma Remo non s’è perso d’animo: ci ha riprovato giovedì, stavolta coi documenti in regola, ed è volato a Belgrado in tempo per la partita. «Non potevo proprio mancare, io che le ho viste tutte dall’Interregionale. Sarei venuto anche a piedi...» - ha detto a fine partita.(star)
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