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Ngapeth: «Ragazzi, sto arrivando»

Ngapeth: «Ragazzi, sto arrivando»

Volley. Lo schiacciatore atteso al PalaPanini dopo le polemiche ai Giochi di Rio

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Earvin Ngapeth sta tornando a Modena. A confermare il suo ritorno all'ombra della Ghirlandina è lo stesso fuoriclasse transalpino che, ieri, ha pubblicato sul suo profilo ufficiale Instagram una foto delle sue valigie addobbate con una sciarpa gialloblù di Modena. Il figliol prodigo è pronto a far ritorno a “casa”, dopo un'estate travagliata: l'avventura della nazionale transalpina alle Olimpiadi non è andata come auspicato dallo schiacciatore, con i galletti che sono usciti di scena nella fase a gironi; inoltre in Brasile, Ngapeth, si è fatto riconoscere soprattutto per le polemiche, dopo la discussione con Zaytsev via social e la polemica contro l'Italia rea di aver perso volontariamente contro il Canada. L'aria geminiana farà sicuramente bene a Ngapeth, chiamato a trascinare Modena Volley ad una stagione esaltante.

LA LETTERA DI ROSSINI

A Modena nelle prossime ore è atteso anche Salvatore Rossini. Il libero gialloblù, fresco del secondo posto conquistato alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, ha affidato le sue emozioni per la straordinaria avventura vissuta in Brasile ad una toccante lettera aperta. Ecco i passaggi più significativi. «Può la passione tramutarsi in qualcosa di concreto? possono i sacrifici di una vita materializzarsi in un metallo? Avevo 15 anni e ancora non sapevo bene cosa fare da grande, mi piacevano i numeri e tutti i tipi di sport con la palla, non avevo le idee ben chiare. Poi un giorno incontrai un allenatore, severo ma giusto. Si chiamava Giuseppe Costigliola e riusciva a trasmetterci una grande passione. Gli altri due protagonisti di questa storia invece sono Delfo e Patrizia, li ho conosciuti quando ero appena quindicenne, perché quella si che era chiara, avevo una passione spudorata per il beach volley e loro gestivano un lido a Sperlonga dove era presente un campo dove giocavo sempre, tutti i giorni per quattro mesi. Tornando da Rio con la mia medaglia d’argento ho pensato tanto a loro, è anche merito loro se sono riuscito a diventare quello che sognavo di essere, è tanto merito loro. Un grazie di cuore a Peppino, Delfo e Patrizia, sono un patrimonio per il nostro territorio e per l’Italia intera (non è un caso che Lupo-Nicolai, freschi medagliati nel beach volley, si sono preparati da loro). Sarà l’aria che si respira, gli ottimi pranzi che si consumano, sarà la meticolosità invariata negli anni di Peppe, sarà questo e chissà cos'altro, ma loro sono stati per me un trampolino per l’Olimpo! Grazie».

Francesco Cottafava

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