Gli hacker russi: «Anche Froome nel caso doping»
ROMA. Fa nuove vittime illustri la guerra del doping a colpi di rivelazioni più o meno riservate, che da molti mesi caratterizza lo sport mondiale e divide America e Russia. Il fango è schizzato su...
ROMA. Fa nuove vittime illustri la guerra del doping a colpi di rivelazioni più o meno riservate, che da molti mesi caratterizza lo sport mondiale e divide America e Russia. Il fango è schizzato su due giganti del ciclismo, britannici: Chris Froome, tre volte vincitore del Tour fra cui il 2016, e Bradley Wiggins, suo amico-nemico, forte di 5 ori olimpici. I loro nomi compaiono nella lista di 25 atleti di Usa, Gb e Germania che gli hackers russi di Fancy Bears hanno diffuso dopo aver violato il database della Wada, l'agenzia antidoping mondiale. Le info rubate riguardano 10 americani, 5 tedeschi, 5 britannici, uno ciascuno di Rep. Ceca, Danimarca, Polonia, Romania e Russia. Oltre ai due ciclisti sono coinvolti l'americana Michelle Carter, oro nel lancio del peso, il golfista Hull, il canottiere Townsend. Tra i tedeschi la giavellottista Obergfoell. Tutti nelle liste delle prescrizioni terapautiche, i farmaci presi per motivi di salute e per la Wada non illeciti se denunciati prima, ma per gli hackers segnali di doping. Dura la reazione della Wada, secondo cui gli hacker hanno ottenuto l'accesso all'archivio «Adams» che contiene dati medici confidenziali. «È una rappresaglia contro la Wada a causa dell'indagine che ha mostrato il doping di Stato in Russia» , ha detto il dg Olivier Niggli. Secco il commento di Froome: «Non c'è alcun problema. In nove anni ho chiesto l'esenzione terapeutica solo due volte per l'asma, l'ultima nel 2014».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google