Ieri l’ultimo saluto a Zanetti: ecco come lo ricorda Vittorio Rossi
Erano presenti due famiglie alla chiesa di San Paolo per l'ultimo saluto a Luciano Zanetti, l'uomo che ha fondato il rugby a Modena. La famiglia di sangue, con la moglie Edda, le figlie e i nipoti, e...
Erano presenti due famiglie alla chiesa di San Paolo per l'ultimo saluto a Luciano Zanetti, l'uomo che ha fondato il rugby a Modena. La famiglia di sangue, con la moglie Edda, le figlie e i nipoti, e la famiglia ovale, fatta di giocatori di oggi e di ieri, compagni di squadra, tecnici e dirigenti. L'ingegnere con il cuore ovale ha passato la palla o, come ha detto don Angelo Bernardoni nell'omelia, «ha raggiunto la meta vera».
Rito sobrio ed essenziale, come era lo stesso Luciano, il funerale del presidente Zanetti é stata l'occasione per un ultimo grazie dalle sue famiglie, per l'esempio e per la forza dimostrata per tutta la vita, anche nel momento finale, il più difficile, quello della malattia. «Luciano é stato un uomo di grande cuore, che ha dato tanto al rugby - ha spiegato Luciano Gigliotti, che é stato compagno di squadra e allenatore di Zanetti. Un uomo coraggioso in campo e un punto di riferimento fuori, uno di poche parole e tanti fatti. É stato sempre vicino al Modena Rugby, aveva fatto della sua passione la sua vita».
Ecco il ricordo che ci ha inviato l’avvocato Vittorio Rossi, altro fondatore del Modena Rugby: «Chiedo un poco di spazio alla Gazzetta, che non ha mancato mai di dare generosa ospitalità al gioco del Rugby, per ricordare un uomo di questo sport che ci ha lasciato. L'ingegner Luciano Zanetti, il mio, il nostro capitano di tempi lontani, non è più con noi. Lo sport che Luciano amava e al quale aveva dato tutto se stesso si compiace di ricordare chi se ne andato, con un poco di retorica affermando: "Un rugbista non muore mai!" Al massimo passa la palla." Certo Zanetti non amava la retorica e spero non gli dispiaccia questa frase, egli ha rappresentato, con la dedizione e con la passione, i valori più alti dello sport e in particolare quelli del "Rugby". Fu il capitano di una generazione di giocatori che affrontavano i disagi pionieristici di tempi nei quali non esisteva a Modena una struttura per questo sport. Sul campo, come giocatore, fu coraggioso e capace di condurre la propria squadra con l'esempio e con l'incoraggiamento. Fu il Presidente che ebbe la gioia di vedere il Rugby modenese raggiungere una promozione in serie A con una squadra tutta fatta in casa. E lo fu quando giunsero, per brevi fortunate stagioni, atleti del calibro di Peter Fatialofa e di Franco Smith. Egli ebbe la gioia di vedere nascere e crescere l'impianto di Collegarola e ha potuto così vedere crescere molte generazioni di giovani dedicarsi al Rugby. Molti lo ricorderanno e molti di noi "vecchi" si aspettano di ritrovarlo, insieme con altri amici su campi verdi ove potrà ancora una volta, passarci la palla. Ciao Luciano in nome di tutti e grazie per com'eri e sempre sarai nei nostri cuori».
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