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NEL CUORE DEI TIFOSI

La voce è stanca, la rabbia cede alla rassegnazione

di Valentina Corsini
La voce è stanca, la rabbia cede alla rassegnazione

Quello che rimarrà nella memoria di Padova-Modena, oltre all’ennesima prestazione sconclusionata dei canarini sul campo - da destino negativo segnato – sarà la nebbia. Non quella che in questa...

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Quello che rimarrà nella memoria di Padova-Modena, oltre all’ennesima prestazione sconclusionata dei canarini sul campo - da destino negativo segnato – sarà la nebbia. Non quella che in questa stagione autunnale lentamente ha avvolto i Colli Euganei – teatro dell’ultima (triste) sconfitta annunciata – bensì quel manto nebuloso, ovattato e soprattutto silente di cui ormai si è vestito il tifo gialloblù. Perché fa effetto ripensare a come molti tra i 200 tifosi modenesi presenti a Padova sabato sera – eroici viste le condizioni di una squadra ed una società sempre più incapaci di regalare loro una gioia seria – si siano spenti come le luci di uno stadio a fine match, molto prima, però, che quel match fosse finito davvero. Nella seconda frazione di gioco, infatti, con i canarini sotto di un gol, non un’incitazione, non un coro – nemmeno contestativo verso la dirigenza schierata in tribuna all’Euganeo – sono giunti dal settore ospiti. Niente, solo un silenzio che farebbe impallidire anche la ben più nota nebbia emiliana, fatto salvo per uno sporadico gruppo di giovani tifosi a centro curva, che ha provato con la forza della disperazione a farsi sentire mantenendo acceso un flebile barlume di speranza. Un silenzio che è la metafora perfetta di una rassegnazione palpabile e generale, mista ad una rabbia furente – ma impotente – verso lo scempio che il Modena puntualmente manda in scena. Perché c’è un limite a tutto e quel tutto è stato abbondantemente superato. Prima la retrocessione – pesante ed evitabilissima se solo si fosse gestita meglio la stagione passata – poi l’inizio del campionato di C che, per quello mostrato finora come valore tecnico delle squadre coinvolte, sta avvicinando troppo presto i gialli allo spettro di una nuova – e ben più catastrofica – ecatombe verso il basso. Come dar quindi torto ai tifosi per questa rassegnazione mista a crescente disinteresse per le sorti del Modena che li accomuna più o meno tutti? Già, più o meno tutti però. Perché, anche tra di loro, esistono non poche fazioni. Sabato sera, infatti, di ritorno dalla funesta terra veneta, all’interno di un autogrill si è accesa la polemica tra chi sosteneva fosse giusto continuare a contestare la squadra fischiandola e chi, invece, asseriva che “la squadra non si deve fischiare mai”. C’è poi chi imputa le colpe maggiori alla società e alla pericolosa triangolazione con Casari e Muzzarelli, foriera della tragica situazione attuale. Ed è sempre puntando il dito contro il patron gialloblù che in tanti giustificano il loro disertare i match casalinghi (in un Braglia in effetti più simile ad un deserto africano che ad un fortino gloriosa patria del tifo) a favore di quelli in trasferta: “Almeno così non diamo altri soldi a Caliendo”. Non solo, tra i sostenitori canarini inizia a serpeggiare anche il desiderio di un cambio del timoniere – Pavan (per ora confermato invece, ndr) – ritenuto ormai inadeguato a condurre la nave gialloblù se non verso ulteriori naufragi . In tutto questo bailamme però – tra nuovi silenzi di rassegnazione e vecchie polemiche mai del tutto sopite - è ancora una volta quel senso dell’amicizia forte e genuino che lega molti di loro a vincere. “Ridiamo e scherziamo tra noi di altro mentre assistiamo alla partita – ammette un gruppo di storici ed inossidabili tifosi – perchè se va bene è uno scialbo zero a zero, se va male segnano gli altri senza che ci sia una benché minima reazione da parte nostra. Manca qualche giocatore esperto e soprattutto una punta degna di questo nome. Insomma, qualcuno in grado di gonfiare la rete. Ormai gli unici gol che vediamo, infatti, sono quelli degli avversari. E allora che altro possiamo fare se non “sparare” qualche battuta, cercando così di distogliere l’attenzione dalla solita tristezza che vediamo in campo?”. Già, che altro possono fare loro?

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