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Ko nel derby, Modena insorge e silura Caliendo

di Paolo Vecchi
Ko nel derby, Modena insorge e silura Caliendo

La sconfitta con la Reggiana scatena la contestazione di tutto lo stadio: il patron deve andarsene

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TABELLINO MODENA-REGGIANA 0-3

MODENA: Costantino 5.5; Braccioli 5.5, Aldrovandi 4.5, Zucchini 5, Popescu 5; Serroukh 5.5 (82' Ghidoni ng), Sakaj 4.5, Hardy Nana 5.5, Loi 5.5 (62' Basso 5); Diakite 4 (54' Caselli 5.5), Ravasi 5. A disposizione: Brancolini, Accardi, Minarini, Calapai, Setti, Olivera, Chiossi, Makaya, Tulissi. Allenatore: Pavan

REGGIANA: Narduzzo 7 (46' Demalija 6); Mogos 7, Spanò 6.5, Sabotic 6.5, Giron 6; Bonetto 6, Angiulli 6 (74' Cesarini 6), Lombardo 6; Otin Lafuente 6.5, Manconi 7 (66' Rizzi 6), Falcone 7. A disposizione: Vernocchi, Rozzio, Mecca, Panizzi, Masini. Allenatore: Colucci

ARBITRO: Detta di Mantova 6

RETI: 11' Otin Lafuente, 19' Mogos, 60' Falcone

NOTE: 1.616 spettatori per un incasso di 5.562 euro. Ammoniti Giron e Cesarini. Al 24' Narduzzo ha parato un rigore a Diakite. Recupero: pt 2', st 3'.

MODENA. Fuori tutti! Il Modena dalla Coppa Italia, Caliendo dal Braglia. Al 54' di Modena-Reggiana, infatti, sotto la spinta di una contestazione che ha coinvolto tutto il popolo del Braglia, il patron deve togliere il disturbo. "Caliendo vendi e vattene" è il più garbato dei cori che hanno bersagliato il proprietario del Modena e la sua signora, l'annunciatrice Rai Alessandra Canale, che ha abbandonato la tribuna assieme al marito. E' finita Caliendo, è finita. E' finita a Novara quando si consumò la retrocessione del Modena in C. Al Piola le campane intonarono il battito funebre per il calcio geminiano.

Ma non bastò a far capire a Caliendo che era l'ora di abbandonare un'avventura iniziata senza trasparenza assieme a Roberto Casari (lasciamo perdere Commini e gli inutili), partita bene con i playoff conquistati da Novellino poi naufragata miseramente per un solo motivo: l'incapacità di fare calcio e l'assoluta mancanza di chiarezza su una proprietà finita in Lussemburgo. Due anni di agonia, una salvezza ai playout, poi il crollo in Lega Pro con tutta una piazza contro. Ancora inutili promesse, fatte prima del grande silenzio, di ricostruire un Modena all'altezza della sua storia. Ma sul campo non c'è spazio per le balle e il calcio non abita più a Modena. O almeno ci abita con la provincia, Sassuolo e Carpi, ma la squadra della città e la storia del calcio modenese sono stati falciati via dalla sciagurata scelta di Casari di preferire Caliendo a Stefano Bonacini.

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Il resto è conseguenza, una tragica conseguenza, calcisticamente parlando, di una gestione allucinante di un club che ora si trova lanciato verso la serie D. Ma non basta una sconfitta conclamata, evidente sul campo e sugli spalti avvelenati di un Braglia che preferirebbe restare senza squadra piuttosto che vederla umiliata ormai sistematicamente in campionato, in Coppa Italia e in qualsiasi situazione si proponga, a indurre Caliendo a cedere la mano. Una squadra costruita senza un quattrino, elemosinando prestiti e attingendo al cimitero degli elefanti, finita in coda alla classifica di un campionato tra i più tristi della Lega Pro.

Caliendo vuole bene al Modena? Si presenti dal sindaco Muzzarelli e gli consegni le chiavi della sede lasciando ai modenesi, ammesso che ci siano, il compito di ricostruire qualcosa. Basterebbero Grampassi del Castelvetro, Gianlauro Morselli e Massimo e Paolo Galassini della Rosselli Mutina e Paolo Chezzi del Castelfranco per proporre qualcosa di più dignitoso. No, Caliendo non molla, chiede soldi e anche tanti senza rendersi conto che non ha nulla di valore da vendere. Il Modena è una baraccopoli calcistica destinata allo sfascio, alla rottamazione assieme a un allenatore, Simone Pavan, che non si è dimostrato all’altezza e che ha peggiorato un gruppo scarso, ma non così scarso da rimediare figure come quelle che sta collezionando dall'inizio della stagione.

Non c'è più nemmeno l'orgoglio. La partita con la Reggiana viene sempre prima di tutto, del campionato e della Coppa. C'era una storia da rispettare, ma anche quella viene sistematicamente calpestata. Per la cronaca, 3-0 per la Regia, alla quale è bastato trovare il primo gol per poi giochicchiare come fosse un'amichevole e metterne altre due alle spalle di Costantino. Si sapeva che sarebbe finita così e dispiace vedere tanti ragazzini mandati alla gogna per salvare la faccia ad altri e offrire l'alibi dei giovani e dell'inesperienza quando anche la Reggiana aveva in campo una pattuglia di giovani (nel complesso solo 15 anni in più del Modena).

I gialli si presentano con Costantino in porta, Braccioli, Aldrovandi Zucchini e Popescu dietro e in mezzo la linea a quattro composta, da destra, da Serroukh, Sakaj, Hardy Nana e Loi. Davanti il “duo flopper”: Ravasi-Diakite. La Regia si oppone con Narduzzo protetto da Mogos, Spanò, Sabotic e Giron. In mezzo Lombardo basso, Bonetto e Angiulli interni e due ali Otin Lafuente e Falcone a supportare Manconi.

All'11', da un disimpegno granata su un angolo del Modena, Sakaj prova a rilanciare ma centra un avversario innescando un contropiede. Manconi scatta e serve Otin Lafuente che firma l'1-0 poi pennella un angolo per la testa di Mogos. 2-0, Diakite si fa addirittura bloccare un rigore da Narduzzo e spazio alla contestazione. A inizio ripresa il 3-0 di Falcone, ma ormai la partita non esiste. L'urlo del Braglia è solo contro Caliendo.

@PAOLOVP305

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