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Modena: Antonio Caliendo ritrova la parola

di Marco Costanzini
Modena: Antonio Caliendo ritrova la parola

"Pronto a vendere il Modena". "Solo un caffè con Ballotta". "Ho sbagliato tanto mi scuso coi tifosi". "Il Mammut non c'entra con la cessione". "Roberto Casari è fuori dal club". "Pavan il nostro faro". 

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MODENA, Ore 12,30, all’indomani della contestazione che aveva portato Antonio Caliendo a lasciare gli spalti del Braglia mentre in campo il Modena veniva umiliato dalla Reggiana in Coppa Italia. Squilla il telefono: “Buongiorno, il presidente Caliendo parla oggi, ore 14,30, in sala stampa”. Il messaggio, inviato dall’ufficio stampa del Modena, preannuncia il grande evento, il ritorno alla parola del proprietario del club canarino a distanza di 5 mesi e 13 giorni dai proclami fatti a Novara subito dopo la retrocessione del Modena in Lega Pro. Quelli, per intenderci, che prospettavano per la società un futuro all’insegna dell’immediato riscatto, con nuove forze pronte a contribuire nella gestione.

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Ore 14,30, stadio Braglia, due pattuglie tra carabinieri e polizia, Digos e transenne davanti ai portoni, sala stampa sold out e pronta, pazientemente, ad ascoltare. Da analizzare ci sarebbero tante cose, troppi silenzi, poca chiarezza su passato, presente e futuro. Entra Caliendo, affiancato dal ds Gigi Pavarese e dal segretario Andrea Russo. Parte il monologo: «Ho ritenuto doveroso convocare questa conferenza alla luce di tutti gli eventi che si sono verificati fino ad oggi. Sul mio silenzio ognuno di voi avrà tratto le sue conclusioni. Non aiuta nessuno parlare del passato, ma è necessario che questo non intralci il futuro. E il futuro, per noi, è abbastanza pesante». Si passa alla richiesta di scuse verso i tifosi, all’ammissione delle proprie responsabilità e ad un’analisi dell’aspetto tecnico.

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In testa resta però una domanda, quella di partenza, resa ancor più insistente dalla frase non di poco conto pronunciata proprio ad inizio conferenza: «Il futuro, per noi, è abbastanza pesante». Si arriva, finalmente, a parlare della situazione societaria e della possibilità che Caliendo ceda la mano di fronte ad una stagione di enorme ridimensionamento che sul campo si sta rivelando un fallimento: «Non sono venuto a Modena per “svuotare” la società o per fare i miei interessi. Ci sono i bilanci, si può controllare tutto, mi hanno contato anche i capelli. In questi anni ho investito 7 milioni, presi tutti dal conto di famiglia. Perfino i revisori dei conti hanno ammesso che le uniche persone ad aver messo soldi nel Modena siamo stati io e Amadei. Modena mi ha cresciuto e insegnato la cultura del lavoro: volevo renderla grande anche nel calcio. Mi dispiace non esserci riuscito. Sarei potuto andarmene dopo la retrocessione e stare a casa mia, bene, anziché essere ancora qui a prendermi insulti.

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Invece ho sistemato i conti, iscritto la squadra e garantito un futuro al Modena nonostante tutti dicessero che l’avrei fatto fallire. Non voglio rimanere per forza, ma ho sempre rispettato quello che sento dentro: non mi piace uscire da sconfitto. Sarebbe così se cedessi la società ad una persona che non può garantirle un futuro roseo. Ribadisco la mia apertura nei confronti di chi vuole fare del bene al Modena, trovatemi gente seria e sono disposto a fare una trattativa pubblica. Ci sono invece accattoni e parassiti che hanno parlato per farsi pubblicità. Ballotta? L’incontro è durato un quarto d’ora, il tempo di pagargli un caffè, poi del suo presunto gruppo di acquirenti non ho più sentito nulla. Ho lanciato tanti segnali, mi sono mosso tramite Confindustria e ho chiesto una mano agli imprenditori più importanti di Modena; in dieci avrebbero dovuto aiutarmi, poi mi sono sentito dire che la gente non si fida di me. Parlano in tanti, anche quei modenesi che in pochi mesi si sono dileguati dopo aver messo solo qualche migliaia di euro nella società. Le ho tentate tutte, ma qui la gente scappa quando sente la parola “calcio”. Modena non merita di essere seconda a nessun’altra città non solo d’Italia, ma d’Europa, in linea con quanto dice la sua storia nel campo imprenditoriale». Sì, ma quanto costa il Modena? «Non ho mai fatto richieste, vorrei ascoltare quelle offerte che ancora non ho ricevuto. Quanto l’ho pagato? Ci sono i bilanci. Di sicuro non lo vendo alla cifra simbolica di un euro, né consegno le chiavi al sindaco. Io ci ho messo 7 milioni». Non sembra dunque difficile capire quale sia la richiesta. Fosse così, auguri a trovare qualche interessato. O tutto è fatto proprio con questa consapevolezza?

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