Dai Sentimenti a Caliendo: Modena, dove sei finito?
Carlo Gobbi, giornalista modenese e firma storica della Gazzetta dello Sport, lancia il suo sguardo sul declino del club. E si appella a... San Geminiano
Modena capitale del volley. Si certo, dubbi non ce ne sono. Parlano gli scudetti che assegnano alla Ghirlandina il primato anche numerico fra uomini e donne. Ma il calcio, che fine ha fatto? Negli anni giovanili del mio apprendistato milanese, quando la mia cadenza denunciava l'origine emiliana e poi modenese, venivo accolto sempre con molta simpatia . Dopo, il tradizionale “terun“. Ghirlandina..., Madunina...! Ma non era certo la pallavolo che mi apriva le porte. Figuriamoci, in Gazzetta il collega che mi aveva passato le consegne per questa disciplina “di periferia“, l'aveva definita sdegnosamente “propedeutica per altri sport“. Era sul calcio, che si fissava l'attenzione. E sulla Ferrari. Sulle rosse, non ero in verità ferratissimo. E poi da ragazzo, sinceramente tifavo Maserati.
“Io conosco i calciatori”
Ma sul calcio, lì si, mi sentivo preparato. Sapevo abbastanza di Minelli, Avia Pervia, Villa d'Oro. Conoscevo Franco Anderlini, Renzo Leonelli, Enzo Vignoli. Me la cavavo col basket, tra il Cus di Poldo Sant'Unione e l'Avia Pervia di Paolo Bassoli. Ma sul calcio ero bene erudito. Giorgio Ghezzi, quando da Cesenatico era approdato al Modena, era ospite frequente in casa mia. Con i suoi amici del'epoca: Michele Manenti e Enzo Ruffinoni, milanesi, Ezio De Giovanni da Faenza, Mauro Taccola da Pisa. Ma anche altri come Maino Neri, Braglia, Corradi, Menegotti, Silvestri, Renato Brighenti il conte, Zecca, erano spesso ospiti in corso Canalgrande. Mio padre Raimondo, medico sportivo, lo era stato anche del Modena. Perciò l'andirivieni nel suo ambulatorio era cosa normale per me, ragazzino. Guardavo ammirato tutti quei campioni. Per poi gloriarmene a scuola, alle elementari de Amicis. O all'oratorio di San Biagio. “Io conosco i calciatori“ guadagnavo punti...
Non ho l’età
Altrettanto normale che seguissi le vicende di quel Modena. Che nel 1947-48 colse il suo alloro più alto classificandosi al secondo posto dietro al Grande Torino. Mi mancava l'età per essere ammesso allo stadio, non ancora intitolato ad Alberto Braglia. Ma i racconti di papà sulle imprese dei canarini, mi infiammavano d'entusiasmo. Ero attaccato alla radio in quella partita, poi diventata famosa, quando il Modena stava imponendo il pareggio ai granata. Poi, dalla descrizione di mio padre, imparai che il famoso “quarto d'ora granata“ ci era stato fatale. Sull'1-1 a 15' dalla fine, capitan Valentino Mazzola, una leggenda per me come Sandokan, Yanez, il Corsaro Nero, Capitan Tempesta, Tremal Naik e altri eroi salgariani, si tira su le maniche. E il Torino, appunto Grande, vince 4-1. Negli anni, accanto a basket e volley, con un marcato interesse per il rugby, ben poco confortato dalla tv, era il calcio che mi attirava. Il Milan, per l'antica affezione a Gunnar Nordahl, dalla sua prima figurina, non ancora Panini, era il 1950, che mi circolava in mano, a nove anni. E il Modena, la squadra di casa.
Da milanese, l'antica affezione verso i canarini è rimasta. Un pò per ricordare la mia provenienza. Molto per dimostrare al giornale che non solo di sport vari mi occupavo. La domenica, negli anni di piazza Cavour, venivo regolarmente reclutato tra i passatori del calcio. Mi veniva affidata la serie C, girone B.
Aspettando i... gialli
Invano avevo cercato di farmi assegnare la serie B. Dove il Modena figurava. Ogni tanto, come una gentile regalia del capo redattore, mi venivano recapitate sulla scrivania le cartelle del Modena. “Visto che ti interessa...!“. All'epoca i computer erano ancora oggetti sconosciuti. Bei tempi! Quando ero fuori, da inviato, al termine del servizio dettato ai dimafoni, invariabilmente chiedevo: “cosa ha fatto il Modena?“. Spesso, no reply. Allora chiamavo la mia redazione. Per sentirmi rispondere: “Uffa, questo modenese....!“. Ma alla fine, il risultato arrivava. Modena ha avuto alti e bassi nella sua dignitosa austera mediocrità da squadra senza troppe pretese. Nè vasti capitali. Una serie B condotta per tanti anni senza risultati eclatanti. Ma pure con la soddisfazione di una bella promozione in serie A. Gli anni di Toro, di Cinesinho, di Bruells. Quelli di De Biasi e della Longobarda. Poi pian piano, aumentati gli interessi sulle mie discipline, svanivano i contatti con il mondo della mia infanzia, prima giovinezza.
Modena nel cuore
Cambiavano i nomi. Ma quello del Modena, no. Perciò sapere il risultato era ormai diventato un vero marchio di fabbrica. Lì si, nel calcio, potevo fingermi ancora tifoso. Laddove nel volley mi era proibito, nella mia posizione di equidistanza, da giornalista inserito al di sopra della mischia. Mi sono riscoperto tifoso del Modena, quando tre stagioni fa ha duellato con il Cesena per un ritorno in serie A. Invano. Sconfitto in casa 0-1. Pareggio in trasferta. Cesena in A, Modena in B. Pazienza. Sarà per un altro anno. Invece...
Dal sogno al patatrac
Invece è accaduto il papatrac. Prima un campionato senza gloria. Non bastavano più i gol di Granoche. Questo nome l'avevo imparato bene. Poi addirittura la retrocessione. E qui ho scoperto....che la serie C non esiste più! Si chiama Lega Pro. Il Modena gioca nel girone B. Con avversarie sistemate nel nord Italia. Affezionato lettore della gazza, ho imparato che il girone B gioca al sabato, vado a cercare lo spazio dedicato alla mia squadra di un tempo. Ma dove sta?. In fondo alla pagina, quasi sempre. Spazio? Spazietto, diciamo meglio. Tabellino con nomi per me ignoti. Poche righe. Tredici... addirittura con firma dell'amico e collega Reggianini, corrispondente della Gazzetta. Corpo... incerto. Una volta si chiamava sei elvetica. oggi... non so. L'età non è più quella. Come la vista. Serve la lente per leggere le scarne righe del collega. “Sai, gli spazi sono minimi, si scrive molto meno“ mi diceva. Per abitudine professionale, consulto il tab, cioè il tabellino. Con l'Albino Leffe, all'ultima di campionato, sconfitta per 0-1, spettatori paganti 619 (!). Abbonati 1.406. Incasso 13.406 euro. Una qualsiasi partita di pallavolo femminile ne incassa tanti di più, con pubblico sui tremila e oltre. E la gazza, spietata neanche le 13 righe accordate al corrispondente ti offre. Certo, giochi con l'Albino Leffe. Io so dov'è. Ma quanti italiani lo ignorano. Un tempo giostravi con le grandi: Juve, Milan, Inter, Roma, Napoli. Ti giocavi la faccia nel derby sacro con il Bologna. Oggi, Albino Leffe...
E ora il baratro
Modena nel baratro. Il presidente Caliendo, il nome l'ho imparato dai quotidiani locali, vituperato dai tifosi. Classifica angosciosa: trovi i canarini partendo dal basso. Se guardi in alto, ti vengono le vertigini. Conti le squadre: è terzultimo. Ma come, una squadra che ha fatto parte per lunghi anni del gotha calcistico, dibattendosi tra serie A e serie B. Che ha dato al calcio italiano tanti ottimi giocatori, parecchi nazionali. Una città che ha annoverato nelle sue file anche i famosi fratelli Sentimenti di Bomporto. Quattro su cinque hanno giocato in A. Lucidio, portiere, il IV e Vittorio, il mediano, il terzo, anche azzurri. L'ultimo, che si chiamava Primo, è scomparso soltanto poche settimane fa. Una squadra con un passato, una tradizione, un pubblico affezionato e fedele, scompare tra le brume di una classifica infausta. Cosa direbbe oggi il caro amico Arrigo Beltrami, direttore generale e colonna portante delle edizioni Panini, valoroso bravissimo collega, che parlava sempre con tanto affetto delle “furie gialle“.
Schiacciato dal volley
E dopo la Lega Pro, cosa verrà. Chi lo sa. Ma vedere il Modena, il nostro Modena, precipitare tra i Dilettanti, immaginiamo che dopo non saranno più professionisti, è un'onta. Specialmente dopo che le squadre della provincia, il Sassuolo e il Carpi, hanno meritatamente scalato le vette attingendo sul fronte della gloria in serie A.
Che fare? Nessuno ha un rimedio. Mentre la pallavolo a Modena impazza, con uno squadrone che davvero domina, una società saldissima nelle mani capaci della Catia Pedrini. Celebra i 50 anni di un club legato al nome di Giuseppe Panini. Di cui Antonio Barone, appena scomparso, grande giocatore del passato, fu per due anni pure presidente. Il calcio invece annaspa nelle sabbie mobili di una condizione societaria e pare anche tecnica, disperata.
San Geminiano, aiuto!
Come finirà, non si sa. Male certamente. Però che peccato. Quel simbolo di modenesità orgogliosamente esibito nei tanti anni milanesi, ora giace nella polvere di un collasso agonistico senza eguali. Modena capitale della pallavolo. Lo sport numero uno dei modenesi. Il PapaPanini definito la Scala del volley. Invece il calcio, che fa parte dell'humus di questa città, confinato nelle estreme umilianti retrovie dello sport. San Geminiano, pensaci tu. Solleva quella nebbia che avevi attirato per preservare la città dagli Unni. Restituisci il Modena, quello vero, ai modenesi. E così sia.
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