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C’eravamo tanto amati...

di Valentina Corsini
C’eravamo tanto amati...

Ancora rabbia e rassegnazione nel popolo canarino sul web

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“Weekend con il morto” è un film cult di fine anni ’80 in cui i due protagonisti tentano con ogni stratagemma possibile ed immaginabile - scatenando una girandola di situazioni tragicomiche - di far apparire ancora vivo e vegeto il loro capo, quando invece l’uomo è cadavere fin dalle prime inquadrature della pellicola. Una trama irriverente, seppur amara – nel pieno rispetto delle regole del cosiddetto cinema “demenziale” – che tanto ricorda però le sorti del “fu” – è davvero il caso di dirlo - Modena Fc. Se lo scenario da piena decadenza in cui versa il Club di viale Monte Kosica – club inteso nella totalità del termine tra dirigenza e squadra – è sotto gli occhi di tutti, sebbene i soli a non accorgersene sembrano essere proprio i diretti protagonisti, lo diventa a maggior ragione per chi – come i tifosi – si sente ormai depredato del sentimento più importante. Di quell’amore per 104 anni di storia canarina, calpestato indegnamente da una società e da una squadra incapaci di andare al di là delle ormai solite promesse e giustificazioni – puntualmente tradite dal campo che in questo bel gioco chiamato calcio rimane pur sempre il giudice unico e supremo – che ormai non basta più per continuare a sentirsi legati a due colori – il giallo e il blu – che vengono lasciati morire in quella che è una lenta ed estenuante agonia. “C’eravamo tanto amati” sembrano dire, infatti, sui social i tifosi, ma “adesso basta”. Questo il sentimento di disillusione ed impotenza che li accomuna più o meno tutti. A tal proposito metafore lucide e spietate vengono tratteggiate da un tifoso di lungo corso – autodefinitosi “provinciale” – che invece per come riesce a fotografare la tragica situazione attuale che affligge lui - e tanti come lui – meriterebbe sicuramente l’Oscar quanto meno al coraggio di ammettere la resa. “Qui ormai siamo all’onanismo puro – scrive su Facebook poche ore dopo la “beffa” di Forlì, da imputare invece per Pavan alla mera “sfortuna degli episodi sfavorevoli” – continuare a cercare, ad ogni sconfitta o pareggio, delle giustificazioni non ha senso. Mi arrendo all’evidenza: siamo tristi e retrocederemo. Questa specie di “armata Brancaleone”, fatta di falegnami onesti e zoppi recuperati, non ha nessun futuro. Questa società dei “magnaccioni”, che diventa “magicamente” una Srl, è destinata al fallimento. La soluzione è una sola: staccare la spina. Il malato terminale si chiama Modena. Continuare contro ogni logica ad assisterlo è solo ed esclusivamente accanimento terapeutico. Va lasciato morire assieme alla storia centenaria di una società che era orgoglio e vanto per chi come me la seguiva da anni. Continuare a sostenere i colori è solo dare forza ad un gruppo di gente senza scrupoli che sta infangando una squadra e una città. Essere tifosi, ora, è davvero avallare un progetto nato morto. Non avrei mai pensato di arrivare a scriverlo – ammette in conclusione deluso ed arrabbiato questo tifoso – per favore smettete di seguire questa squadra, smettete di farvi prendere in giro. Lo dico con l’amore del padre al figlio, staccate la spina: il calcio non abita più a Modena”. Un pensiero agghiacciante, onesto e schietto che ha contagiato – in modo preoccupante - anche quella fronda del tifo “da trasferta” più godereccia e goliardica che ha sempre saputo trovare una consolazione alle varie disfatte, facendo appello all’amicizia, alla buona tavola e alla passione musicale. “Io mi considero una tifosa storica, poco critica e non contestatrice – afferma sconsolata una supporter canarina – e come me tutti quelli che sono innamorati del Modena e che hanno sacrificato tanto per lui, essendo sempre presenti in trasferta. Ormai però ci sentiamo rassegnati e sfiduciati. Viviamo una specie d’impotenza che ci sta distruggendo”. Traduzione: The end, titoli di coda e buio in sala (totale).

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