Modena, che brutto 2016: nato per non vincere
Lega Pro. La retrocessione, lo straziante momento attuale con i gialli lanciati verso il fondo: un successo ogni sei partite e adesso va ancora peggio
Alla crisi infinita si è aggiunta una nuova tappa, ancor più dolorosa, nella trasferta romagnola di Forlì. Il vento avverso della malasorte, quello con il quale il Modena viaggia a braccetto quasi a volerlo per forza trascinare con sé, sembra soffiare contro i canarini proprio per infierire e lasciarli nella nuda realtà dei loro difetti, di un fallimento sportivo iniziato un anno e mezzo fa che solo una svolta societaria potrà spazzare via. Il Modena non è riuscito a vincere nemmeno con l’ultima della classe, un Forlì che aveva raccolto appena 4 punti in 12 giornate e che si presentava all’appuntamento come unica squadra professionistica d’Italia a non aver ancora festeggiato un successo dall’inizio della stagione. Episodi, certo, perché i due rigori concessi ai romagnoli suonano come un’autentica beffa. Fossero solo questi i problemi, però, non parleremmo di una squadra quart’ultima con 11 punti dopo 13 gare.
NATI PER NON VINCERE
Il Modena porta con sé le scorie della passata stagione, il declino iniziato con la gestione Crespo e il drastico ridimensionamento per colpa di una situazione societaria sotto gli occhi di tutti. C’è un filo conduttore che, fino a questo momento, sembra legare le disgrazie del campionato scorso a quelle vissute oggi in Lega Pro. In tutto l’anno solare, per un totale di 34 partite giocate, i canarini hanno vinto solo in 6 occasioni. Il rapporto è quasi di un sesto, perfino meglio di quanto sta accadendo sotto la gestione Pavan: in 13 giornate di Lega Pro, infatti, i successi sono stati appena due e sono arrivati in extremis contro il Teramo, su calcio di rigore, e il Sudtirol, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, in quelle poche volte in cui astuzia e fortuna non hanno voltato le spalle. I turni senza vittoria hanno raggiunto quota cinque, con due pareggi e tre sconfitte negli ultimi 450 minuti giocati. La zona playout è una logica conseguenza di questo rendimento ed è un miracolo che, in questo momento, riesca a coincidere con la quota salvezza.
MODULI E PUNTE
A Forlì, contro la peggior difesa di tutto il girone, si sperava di poter festeggiare almeno un gol di un attaccante oltre al ritorno alla vittoria. Invece sono serviti gli acuti di Olivera e Laner, due centrocampisti, sugli sviluppi di calci piazzati. Stesso copione nelle uniche due gare vinte in stagione: l’incornata di un difensore, Cossentino, a spedire in rete su corner contro il Sudtirol, il rigore di una mezzapunta, Schiavi, contro il Teramo. Poco importa che la maglia nera dei gol segnati sia finita sulle spalle dell’Ancona, perché su 7 reti segnate in 13 gare la firma di un attaccante la si è vista solo una volta, quella di Bajner contro il Venezia, e non è servita a nulla. Pavan ha mescolato e rimescolato, arrivando a provare ogni modulo possibile, ma la situazione non è cambiata. Le ragioni stanno anche in un gioco mai decollato, nei rarissimi movimenti senza palla e in scelte che sembrano penalizzare un gruppo alla ricerca di certezze. I casi più eclatanti arrivano dai due giovani di maggior talento: Tulissi, ormai solo impiegato da “spaccapartite” a gara in corso, e Schiavi, che prima di infortunarsi era finito sempre più in posizione guardalinee. La prova più logica, quella mai fatta, sarebbe provarli una volta a rimorchio di Bajner, ideale per questo gioco.
Marco Costanzini
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