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Mister Pavan e il rompicapo Modena

di Marco Costanzini
Mister Pavan e il rompicapo Modena

«Io resto fiducioso, ma nelle difficoltà non sono riuscito a migliorare questa squadra come avrei desiderato»

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MODENA «È un momento difficile, i risultati parlano chiaro ed è normale che i tifosi storcano il naso anche su di me. Non mi nascondo di fronte alle mie responsabilità, ben consapevole della situazione che stiamo attraversando, mi sono sentito in discussione sin dal primo giorno ma mai ho pensato di dimettermi, anzi, ho creato una piccola corazza e penso solo a rialzare la testa assieme ai miei giocatori, per restituire al Modena e ai tifosi le gioie che meritano. Nei confronti della nostra gente sono un po’ in difficoltà, so che la stiamo deludendo, ma ho più volte fatto appello all’unità dell’ambiente proprio per il bene di tutti, per provare a superare assieme un momento molto negativo». È questo uno dei passaggi chiave della lunga intervista che ha visto protagonista Simone Pavan nella puntata di “Barba e Capelli” in onda questa sera su Trc. Il tecnico canarino ha accettato le inevitabili critiche, condividendole in parte e provando a spiegare quello che, a suo modo di vedere, viene ingiustamente addebitato a lui e alla squadra dopo aver raccolto solo 2 vittorie in 13 giornate: «Non sono uno sprovveduto e sapevo bene che, dopo una retrocessione, il compito di ricostruire e restituire la giusta mentalità ad una squadra in gran parte nuova sarebbe stato problematico. Ma non mi piace essere definito complice della società, perché nessuno mi ha obbligato ad allenare il Modena. Come già accaduto due anni fa, quando venni chiamato per sostituire Novellino e quando tornai appena prima dell’ultima di campionato dopo l’esonero (solo ufficioso, ndr), ad animarmi è stata solo la voglia di allenare, di prendermi la responsabilità di far crescere e valorizzare il gruppo a mia disposizione. Senza accettare compromessi né subendo imposizioni di mercato. Tutto è stato condiviso, si sapeva che ci sarebbero stati limiti di budget ma nessun allenatore può pensare di iniziare a fare questo mestiere avendo la squadra più forte del mondo e senza dover superare ostacoli. Il mio compito, attraverso il lavoro quotidiano, doveva essere quello di migliorare il gruppo: nel dargli la mentalità da Lega Pro ci sono riuscito, in altri aspetti assolutamente no. Sono però convinto che con determinazione e voglia possiamo uscire da questa situazione. Paura di retrocedere? Non ci ho mai pensato. Non sono un buonista, uno che cerca sempre alibi, ho gli occhi anche io per vedere ciò che accade ma posso dirvi che, Venezia a parte, nessuna squadra ci è stata così superiore. Penso di aver a disposizione una rosa abbastanza competitiva quando tutti gli effettivi sono disponibili, per questo spesso ho voluto spiegare quanto gli infortuni abbiano inciso, mentre quando a Forlì ho parlato dell’arbitraggio era inevitabile che lo facessi, perché ha rovinato una partita che avremmo vinto con merito».

 

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