Modena e quella voglia di tornare ad essere protagonista in Europa
Che sia di Modena, per lo sponsor e per l’impianto dove gioca, il PalaPanini, o di Piacenza, dove mantiene solide radici, per una sera poco importa: piaccia o no, La Liu Jo Nordmeccanica è l’unico...
Che sia di Modena, per lo sponsor e per l’impianto dove gioca, il PalaPanini, o di Piacenza, dove mantiene solide radici, per una sera poco importa: piaccia o no, La Liu Jo Nordmeccanica è l’unico modo per Modena di tornare ad essere protagonista in Europa. Una grande opportunità non solo per la città, ma anche per chi ama la pallavolo femminile che a Modena ha vissuto in passato momenti di gloria vera, ormai, purtroppo, lontani.
L’ultima partecipazione ad una final four di Champions League risale alla stagione 2002/2003, quando Modena, allora targata San Michele proprio per la Champions conquistò un posto nella final four giocata a Pila, in Polonia. Corsi e ricorsi storici, raccontano che a negarle l’accesso alla sfida che assegnò quel trofeo fu proprio il Cannes, allora al massimo splendore della sua storia. Era il Cannes di Yan Fang, tecnico cinese per 20 stagioni sulla panchina delle francesi, una squadra che dopo aver battuto Modena in semifinale, una Modena guidata da Daniele Berselli che aveva Zhukova in regia, Grun come stella del periodo, piegò anche l’Uralotchka di Gamova conquistando il trofeo.
Un sogno che la stessa Modena aveva vissuto appena due anni prima, nel 2001, quando un pirotecnico Francesco Pini, general manager che in materia di volley giocato non aveva nulla da imparare da nessuno e molto da insegnare a tutti, costruì uno squadrone targato Edison in grado di vincere in casa dell’Uralotchka dello zar Karpol. Un’impresa epica, quella, forse la più grande della storia della pallavolo femminile modenese. Era la squadra di Lang Ping, in panchina, e di Jelic, Phipps, Leggeri e tante altre stelle che con quel capolavoro si garantirono l’eternità pallavolistica. Un sogno che Modena vorrebbe un giorno poter rivivere anche se oggi pare solo un lontano ricordo.
Fabio Rossi
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