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Modena: basta, la vergogna ha un limite. Ma Caliendo conferma Pavan

Paolo Vecchi
Modena: basta, la vergogna ha un limite. Ma Caliendo conferma Pavan

Canarini allo sbando e ormai lanciati verso la serie D, il Braglia insorge, ma il presidente dà fiducia al tecnico. Guerzoni invita il patron a vendere subito

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MODENA. Il Modena va avanti con Simone Pavan. Il tecnico ha incassato la fiducia del patron Antonio Caliendo e dunque non sarà esonerato alla vigilia delle due trasferte che attendono la squadra canarina, reduce da una figuraccia interna contro il Pordenone.

LA SFIDA CON IL PORDENONE

Non si comincia neanche. Modena-Pordenone è già finita ancora prima di iniziare perché per giocare servono due squadre e il Modena non è tale da ormai molto tempo. Lo è stato per qualche spezzone di quattordici insopportabili giornate, ma il Modena di Pavan non è mai nato, non è mai esistito. Non ha mai nemmeno avuto la parvenza di una squadra di calcio per scarsa che potesse essere. Solo una accozzaglia di giocatori frastornata da scelte incomprensibili, da un caos tattico inenarrabile, dalla confusione che si è impossessata del tecnico Pavan e che si è inevitabilmente trasferita all'interno dello spogliatoio e di conseguenza sul campo.

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Una società appena decente se ne sarebbe accorta già da molto tempo, ma serviva il tiro al bersaglio di un Pordenone implacabile per svegliare un dirigenza cieca, inerme, incapace di prendere in mano una situazione che sta facendo precipitare il calcio geminiano dove nemmeno il più incallito gufo dei canarini si sarebbe azzardato a pronosticare. La famiglia Pav… ironica ha colpito. Sandrone Caliendo, Pulonia Pavarese e Sgorgiguelo Pavan: un'offesa, comunque, per le tre maschere tanto amate di Modena che ridere lo fanno per scherzo a carnevale. Ma qui non c'è da ridere, siamo di fronte a un dramma costruito proprio dal trio pensante in viale Monte Kosica. I discorsi vuoti di sostanza e le sparate di Caliendo, la spesa effettuata sul mercato da Pavarese senza il becco di un quattrino e il nulla proposto da Pavan al comando di una squadra scarsa, ma ripetiamo, non così scarsa da rimediare figure ignobili come quella di ieri sera col Pordenone, avanti di tre gol alla mezzora, e in quasi tutte le altre occasioni precedenti.

Da tempo invochiamo la svolta, appelli caduti nel vuoto, convinti che con un altro allenatore il Modena avrebbe potuto proporre qualcosa di appena più decente. Arriverà probabilmente oggi con la squadra terz'ultima, tallonata ad un punto dal Mantova e da tre dal Forlì che occupa l'ultimo posto. Il baratro è spalancato, il Braglia è un nido di vespe inferocite contro la proprietà e il tecnico. Non si può continuare così. Il toro, anche se in ritardo, andrebbe preso per le corna. Ma qui di tori non c'è traccia e restano solo tante corna e smazzolate prese a destra e a manca. E' ora di svoltare: intanto via Pavan che non sa più che pesci pigliare e forse non l'ha mai saputo dall'inzio del campionato. Poi Caliendo che ha il dovere morale di mettersi da parte e favorire l'ingresso di una nuova proprietà senza chiedere soldi a risarcimento dei suoi investimenti fallimentari. Chi sbaglia paga, si accontenti o consegni le chiavi al sindaco Muzzarelli.

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C'è anche una partita da raccontare, ma Modena-Pordenone, come già detto, non inizia nemmeno. Il Modena è in campo figlio delle solite invenzioni di Pavan. 3-4-3 il modulo con Manfredini in porta, Cossentino tra Accardi e Aldrovandi dietro e due esterni fasulli: Schiavi, che non può fare il laterale destro in un centrocampo a quattro, e Minarini, che già fatica a fare il terzino, sulla sinistra. Davanti Bajner tra Tulissi e Loi. I friulani di Tedino, l'uomo scelto per tentare un esperimento italiano alla Alex Ferguson, si propone con Tomei tra i pali, Semenzato, Stefani, Ingegneri e De Agostini nella linea a quattro difensiva e l’ex Burrai regista basso del rombo completato dagli interni Misuraca e Suciu e dal trequartista Cattaneo. Davanti Arma e Berrettoni. Al 4' i giochi sono già fatti: bolide di Cattaneo da fuori area e palla nel sacco. Il Modena non esiste, il Pordenone fa il bello e il cattivo tempo esercitandosi in un tiro al bersaglio. Al 30' punizione di Burrai per il 2-0, Arma al 32' fa tris ma è in fuorigioco e il suo centro viene annullato. Ma passa un minuto e la terza rete dei friulani arriva. Tiro di Berrettoni, respinta di Manfredini e altra cannonata in corsa di Cattaneo. Il resto non esiste, è solo l'eutanasia di una squadra, di un tecnico e di una dirigenza che, con la figuraccia di ieri sera, hanno portato il calcio modenese nel punto più basso della propria storia. E sotto gli occhi di Doriano Tosi, l'uomo che costruì la Longobarda. Vergogna, ma anche la vergogna ha un limite.

@PaoloVp305

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