Pazzo Sassuolo, un film già visto
Ma il rischio è che ora subentri la paura nei giocatori
SASSUOLO Tanti si stupiscono per le imprese “al contrario” del Sassuolo, noi lo siamo solo fino a un certo punto. Vero è che i neroverdi riescono sempre ad alzare l’asticella delle loro imprese, in positivo e in negativo, ma basta tornare con la memoria all’anno della promozione in A col “braccino” che costrinse una squadra dominatrice del campionato a giocarsi tutto in un drammatico scontro diretto all’ultima giornata col Livorno. E poi le follie del primo anno di A: l’1-4 casalingo col Livorno, lo 0-7 con l’Inter, il successo per 4-3 al Ferraris con la Samp, il 4-3 rifilato al Milan di Allegri per non parlare del 4-3 a Firenze dopo essere stato in vantaggio per 3-0 con super parata nel recupero di Pegolo. L’anno dopo l’altro 0-7 con l’Inter e le rimonte subite in pieno recupero all’Olimpico con la Roma (da 0-2 a 2-2) e al Ferraris col Genoa (da 1-3 a 3-3). Tutto questo per dimostrare come i ripetuti suicidi calcistici del pazzo Sassuolo non sono frutto della casualità: questa squadra ha nel suo dna un gioco fantastico (e spesso vincente), ma anche cali di concentrazione e l’incapacità di gestire i risultati. Di Francesco, per filosofia, vuole che la squadra giochi sempre e comunque. Senza ostruzionismi o palle in tribuna, qualunque minutaggio manchi alla fine. Una mentalità del genere può regalare imprese favolose, come le tante vittorie sulle big e l’ingresso in Europa, ma espone anche a dei rischi. Prendere o lasciare. Di Francesco non ha vie di mezzo, ci saremmo stupiti se al Ferraris sullo 0-2 all’84’ avesse tolto una punta per un centrocampista o un difensore. La sua concezione di calcio gli impone di giocare per attaccare, non per difendersi. Sicuramente la squadra negli ultimi anni ha fatto progressi nella fase difensiva, dunque cosa sta succedendo? Probabilmente le tante vicissitudini di questa atipica stagione, unite alle discutibili strategie societarie sul mercato, hanno scombussolato le coordinate del Sassuolo che si è riscoperto fragile, vulnerabile e pure sfortunato come non mai. Il rischio è quello di essere presi dalla paura, dovrà essere bravo Di Francesco a scacciarla dalla testa dei giocatori. Dai quali ci si attende una reazione, soprattutto a livello mentale. Bilbao, in questo senso, sarà un bel test.
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