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La metamorfosi del “Sambodromo” inizia allo Zelocchi

La metamorfosi del “Sambodromo” inizia allo Zelocchi

L’effetto Capuano si inizia a percepire bene anche al campo di allenamento. Inizialmente per il boom di presenze di tifosi allo Zelocchi, giorno dopo giorno negli aspetti più concreti. Tornato alla...

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L’effetto Capuano si inizia a percepire bene anche al campo di allenamento. Inizialmente per il boom di presenze di tifosi allo Zelocchi, giorno dopo giorno negli aspetti più concreti. Tornato alla normalità il numero di spettatori, a chi assiste quotidianamente alle sedute di lavoro del Modena appare sempre più evidente la differente metodologia di lavoro rispetto alla gestione Pavan, che non a caso ha dato subito riscontri positivi nella gara di esordio del nuovo tecnico. Dire semplicemente che Capuano è “uomo di campo” non basterebbe a spiegare le differenze, perché anche del suo predecessore non si poteva dire il contrario, nonostante la passione per la sala-video. L’esperienza e soprattutto la conoscenza di una categoria particolare come la Lega Pro è la chiave di lettura da utilizzare: per ridare certezze in pochissimi giorni ad un gruppo che aveva perso 5 delle ultime 6 partite, Capuano ha lavorato sì sull’aspetto mentale, ma ha soprattutto spiegato come giocare da squadra vera, non da insieme di singoli. In meno di una settimana si sono già viste ore di allenamenti con un lavoro tattico meticoloso, incentrati sui movimenti da fare in fase di possesso e non possesso nel 3-5-1-1, il modulo che il mister campano ha individuato come miglior vestito tattico almeno in queste prime gare. Con Pavan si lavorava molto di reparto, con Capuano invece si lavora di squadra, in spazi all’inizio ristretti che via via si ampliano. Undici contro zero o molto più spesso undici contro undici, con la squadra dei "non titolari" schierata come i rivali di campionato. Ne consegue un’idea di gioco più chiara a livello di collettivo. Ciascun giocatore sa come aiutare il compagno, come supportare la fase offensiva e chiudere spazi in quella difensiva. Nessuno ha la bacchetta magica, questo è chiaro, ma a volte bastano pochi correttivi e soprattutto l’esperienza di un tecnico navigato per capire che, senza un’organizzazione ed un impianto di gioco, si va poco lontano.

Marco Costanzini

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