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«È stato un anno fantastico, da 8 in pagella»

 «È stato un anno fantastico, da 8 in pagella»

«La maglia azzurra è tutto. Non esiste orgoglio più grande di rappresentare il proprio Paese»

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Il 2016 lo ha visto protagonista in Italia, in Europa ed ovviamente sulle strade di casa. Alessandro Giacobazzi chiude il suo anno con l'apice di Castelporziano, che lo ha visto laurearsi tricolore under 23 nei 10.000 metri su pista, gli acuti in azzurro di Cassino, Tunisi e Rennes e con l'atteso esordio in maratona da 2h23'26" di qualche settimana fa a Reggio Emilia.

Un anno intenso, ricco di soddisfazioni e qualche delusione: è lui il re della corsa modenese dell'anno appena concluso.

Alessandro, a bruciapelo: 2016, che voto gli dai?

«Gli do un bell'8! Il 10.000 d'oro di maggio a Castelporziano, con tanto di personale, 29'45».

Merita la vetta del tuo 2016?

«Sì, credo prorpio la meriti. Il personale, il titolo italiano e l'aver guadagnato definitamente la maglia azzurra per i Giochi del Mediterraneo under 23 di Tunisi: giornata perfetta».

Già, Tunisi: argento ed esperienza mondiale. Cosa ti resta di quei Giochi del Mediterraneo?

«Abbiamo iniziato a pensare ai Giochi subito dopo Fucecchio (inizio marzo, italiani di mezza maratona, ndr) in un progetto iniziato da Cuneo (30'09", minimo per i giochi), passando per Milano, Modena e Castelporziano. Volevamo quella maglia azzurra e me la sono guadagnata. Di Tunisi mi restano la felicità e l'orgoglio: quello di aver creduto fino all'ultimo metro nell'oro e nel sogno di ascoltare l'inno sul podio. Purtroppo non sono arrivati per un soffio, ma è stato un argento stupendo, che vale oro!».

Note dolenti: argento agli italiani di mezza maratona a marzo e medaglia di legno nei 10 su strada a settembre, sempre con il "rivale" Guerniche davanti di un soffio. Quanto ha bruciato?

«Fanno ancora adesso molto male. Dopo Fucecchio Mauro (Bazzani, il suo tecnico, ndr) mi disse «se vai forte e l'altro ti batte, non puoi far altro che stringergli la mano». Forse abbiamo commesso qualche errore, che abbiamo pagato caro, ma è soprattutto da queste batoste che alla fine si impara di più».

Andando a ritroso a marzo, la chiamata in azzurro per i Mondiali di Cross Universitari a Cassino. Orgoglioso di esserci stato?

«E' stato un vero orgoglio rappresentare l'Italia, per di più in casa. Peccato che avessi ancora la mezza di Fucecchio sulle gambe, ma contentissimo dell'esperienza».

Un anno di azzurro, con il gran finale di Rennes a settembre dove hai corso un 10 chilometri strepitoso nell'incontro internazionale stravinto contro la Francia Quanto vale per te la nazionale?

«L'azzurro per me vale tutto! Non esiste orgoglio più grande di rappresentare il proprio paese. Credo sia stato proprio l'azzurro a farmi disputare quella gran gara a Rennes, o meglio, il bianco, visto che ci fecero gareggiare con la canotta bianca, quella dei maratoneti! Ero stracarico quando l'ho saputo: quella canotta mi ha trasmetto una forza incredibile!».

Ricorderemo il tuo 2016 come l'anno dell'esordio in maratona. A distanza di tre settimane, lo rifaresti?

«Certo, anche se la dovessi metterci 30' in più. Quella è la mia strada, il mio futuro! Sono convinto della scelta che abbiamo fatto con Mauro ed altrettanto certo che non ci si "bruci" solo perché si corre la maratona a vent'anni. Quello è il mio destino, quindi perché attendere?».

Per correre a Reggio, hai rinunciato agli Europei di Cross a Chia, dove i tuoi compagni, con cui avevi vinto oro a Samokov ed argento a Hyères, hanno conquistato l'oro under 23. Qualche rimpianto?

«Nemmeno uno, sul serio, scelta più che ponderata. Sono felice abbiano vinto, anzi, sinceramente me l'aspettavo e mi avrebbe stupito se non fosse andata così».

Il tuo 2016 in una parola?

«Facciamo cinque, le prendo in prestito dal titolo di una canzone del Liga: "Il meglio deve ancora venire"».

Cosa vorresti da questo 2017?

«Vorrei tanto realizzare uno dei sogni della mia vita, il professionismo».

Filippo Franchini

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