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Gobbi (Csi): «Dobbiamo evolverci altrimenti lo sport morirà»

Gobbi (Csi): «Dobbiamo evolverci altrimenti lo sport morirà»

E Andrea Dondi, delegato provinciale del Coni, evidenzia come ormai ogni manifestazione sia sostenuta soltanto da sponsor privati

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MODENA Andrea Dondi, delegato Coni di Modena, conosce bene le difficoltà dei Comuni a elargire soldi e delle associazioni sportive a sostenersi. «Purtroppo è così - ammette - I soldi sono finiti e i volontari non possono più contare sul sostegno delle amministrazioni. L’unico modo che vedo per continuare ad offrire proposte di qualità, che fanno la fortuna dei territorio, è quello di continuare ad insistere sulle realtà economiche locali, la cui presenza e sostegno sono necessari per sopperire alla carenza ormai cronica dei Comuni. Perché i costi ci sono, penso ai cronometristi, alle coppe, all’affitto delle strutture. Se vogliamo fare sport a Modena, bisogna trovare delle soluzioni nuove».

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Soluzioni che prova a tracciare Stefano Gobbi, presidente del Csi, sempre piuttosto all’avanguardia nelle sue analisi commerciali e sociali. «La colpa di quanto sta avvenendo è soprattutto della dirigenza sportiva, che per decenni non ha intuito il valore e il potere sociale che lo sport ha nei territori. Detto questo, o si decide che il nostro mondo è una chiara e rilevante componente sociale oppure siamo destinati a morire. Sono finiti i tempi in cui i Comuni potevano aiutare economicamente le associazioni, ma quella mancanza di sostegno ora è drammatica perché tutti conosciamo quali siano le spese di gestione e di organizzazione. Lo sport non ha saputo dimostrare quanto è importante e qual è il proprio valore. Andate a chiedere ad una famiglia di pagare 600 euro per un’iscrizione e vedrete come risponderà. Se però la stessa cifra viene chiesta per altri momenti della vita quotidiana allora nessuno avanzerà critiche.

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Eppure si continua a dire che lo sport è fondamentale - continua Gobbi - credo sia giunto il momento di dimostrarlo con i fatti. Servono sgravi fiscali per chi paga un servizio e per chi lo sostiene: se non lo rendiamo deducibile come invece sono, ad esempio, le spese mediche allora resteremo fermi al palo e senza possibilità di salvarci. Per troppo tempo le numerose attività che ogni cittadina offre sono state date per scontate: si pensa che per forza ci debba essere una squadra di basket, di pallavolo o di calcio, un campo da tennis o una piscina. E invece non è più così; se i dirigenti attuali non avranno la capacità di evolversi e di dimostrare alla collettività che organizzare eventi e attività sportive è un servizio essenziale e prioritario per l’intera comunità allora dovremo iniziare davvero a smobilitare quello che per decenni è apparso come un servizio dovuto e scontato. Lo hanno pensato le famiglie e anche i Comuni, ma quel tempo è ormai passato, da archiviare perché non tornerà». (f.d.)

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