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Accordo tra Amadei e Barbolini per rifare lo stadio in serie A

Tutto nasce dai lavori di ampliamento del “Braglia” nell’anno della promozione in A. È il 2003 quando Romano Amadei, presidente del Modena, li illustra assieme al sindaco Barbolini: il Modena,...

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Tutto nasce dai lavori di ampliamento del “Braglia” nell’anno della promozione in A. È il 2003 quando Romano Amadei, presidente del Modena, li illustra assieme al sindaco Barbolini: il Modena, titolare dell’intervento, si fa carico del 50,1% dei costi, il restante 49,9% spetta al Comune. La cifra complessiva è superiore ai 10 milioni di euro. In virtù della convenzione siglata qualche mese prima, della durata di 15 anni, il Comune dà in concessione gratuita l’impianto e rinuncia al canone di affitto, considerandolo assorbito dagli oneri finanziari a carico della società dovuti alla ristrutturazione. Amadei accende un mutuo, come Modena calcio, presso l’Istituto per il Credito Sportivo, con rata annuale di 616.690 euro. Quella rata, una volta ceduta la società, finisce a carico dei nuovi proprietari ed è sempre vista come una zavorra. Prima di tutto perché lo stadio non è del Modena. Caliendo ha già rinegoziato il mutuo due volte, prolungando la convenzione con il Comune: la prima nel 2014 (420.000 euro annui fino al 2027), la seconda nel 2015 (261.754 fino al 2034), con maxi-rata finale. La quota annua è suddivisa in due rate: se il Modena ne ha più di una in arretrato, come ora, il Credito Sportivo deve rivalersi sulla fidejussione del Comune, con conseguente rottura della convenzione. (m.c.)

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