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L'exploit di Federico Chiossi: "Servono testa e sacrifici"

Federico Chiossi
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Federico Chiossi

Il giovane talento esploso nel Modena si racconta ai giovani calciatori di Golden Boys

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MODENA. Inseguire il proprio sogno è impegnarsi quotidianamente affinché questo possa diventare realtà, consapevoli delle difficoltà da affrontare in un percorso nel quale la testa va tenuta saldamente sulle spalle per saper accettare e superare anche le sconfitte. Una regola di vita che vale a maggior ragione nel calcio, dove sognare è per tutti ma non alla portata di tutti. Sin da quando si tirano i primi calci ad un pallone, ispirandosi ai grandi campioni e fantasticando su come sarebbe giocare in serie A, vanno messi in fila gli obiettivi; il primo non è arrivare, ma crescere e divertirsi. Solo così si raggiunge il traguardo più importante, fare sport in compagnia di nuovi amici con i quali condividere gioie e delusioni. C’è poi il traguardo privilegiato, diventare un calciatore professionista. L’ultimo a riuscirci, nella nostra provincia, è un ragazzo come voi. Il suo nome è Federico Chiossi e solo a marzo sarà maggiorenne, ma pochi mesi fa è già diventato “adulto” nel calcio debuttando in Lega Pro con il Modena, la squadra della sua città e quella per la quale ha sempre tifato. Lo ha fatto talmente bene da meritarsi le attenzioni di società blasonate di serie A. Il sogno di tutti per lui è realtà. Ma non è stata una passeggiata, come racconta Federico. Oltre al talento, servono impegno, costanza e sacrifici.

PRIMI CALCI IN CITTA' Tutto è nato in due società di Modena, le stesse nelle quali forse giocate voi o che avrete affrontato da avversari. Seguendo le orme del… fratello: «Proprio così. Nicolò, di due anni più grande rispetto a me, giocava nell’Invicta ed è stata questa la mia prima società. Dopo un anno mi sono spostato di pochi chilometri, alla San Faustino Rosselli, fino a quando non è arrivata la chiamata del Sassuolo, che all’epoca era in serie B: in neroverde giocavo con Claud Adjapong, che ha già debuttato in A e in Europa League». Ecco un altro di noi, di voi, che ce l’ha fatta.

SACRIFICI E DEBUTTO Proprio come Federico, che però ha fatto una scelta diversa: «Per ragioni logistiche, dato che ho sempre vissuto a Modena, e per conciliare calcio, studio e catechismo, dopo tre stagioni al Sassuolo ho chiesto di andare al Modena, che ancora era in B. Oggi sono al sesto anno in gialloblù, nel debutto in prima squadra speravo ma non avrei mai immaginato potesse arrivare così presto. All’improvviso, ho visto un sogno realizzarsi». Senza mai trascurare gli studi: «Il mio prossimo obiettivo è il diploma in ragioneria: dal Barozzi mi sono spostato allo Zanarini, perché un istituto privato ti riconosce l’alternanza scuola-lavoro. Allenandomi con la prima squadra mi è infatti capitato di perdere anche tre giorni di scuola in una settimana. I sacrifici da fare sono tanti, ma non mi pesano».

MODELLI E FAMIGLIA Idoli? No, grazie. «Ho sempre guardato molte partite e ammirato tutti i grandi calciatori. Non ho un beniamino, modelli ai quali ispirarmi sì: uno su tutti è Marchisio. Nel Modena degli ultimi anni, invece, Pinardi e Di Gennaro». Facile capire che Federico Chiossi, ragazzo dai piedi buoni e dalle idee chiare, gioca a centrocampo. È una mezzala, eppure… «Per anni ho giocato da seconda punta, poi nel Modena mister Malverti ebbe l’intuizione di arretrare di qualche metro la mia posizione: gli sembrava più adatta alle mie caratteristiche». Guai, dunque, a pensare di nascere con un ruolo stampato addosso. Bisogna sempre ascoltare i consigli. Fondamentali, nel percorso di crescita, quelli dei genitori: «I miei non si sono mai posti il problema di farmi diventare calciatore a tutti i costi, mi hanno lasciato massima libertà nelle decisioni e nel vivere la mia passione divertendomi. Oggi, purtroppo, spesso si assiste ad altro».

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