Un Carpi solido non sfonda ma va a punto
nostro servizio di Fabio Garagnani
I biancorossi non riescono a perforare il muro del Pisa, ma tornano con un pareggio prezioso
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PISA. Il brodino sorseggiato all’ombra della Torre è utile a lenire le ferite di Chiavari, ma è un altro piccolo passo indietro dalla zona play-off, ora distante tre punti. Ci sarebbe voluta un’impresa per uscire con una vittoria da Pisa, contro una squadra che tra le mura amiche non subiva gol su azione da ben 612 minuti. Il Carpi c’è andato vicino, costruendo buone occasioni con Lasagna, Mbakogu e Mbaye, rallentando e concedendo spazio solo sul finire, rischiando comunque il minimo indispensabile. I ragazzi di Castori terminano così con la porta inviolata, cosa che non accadeva da ben cinque partite. Un segnale positivo a cui aggrapparsi per mettere definitivamente alle spalle il periodo nero. C’è il pubblico delle grandi occasioni all’Arena Garibaldi: ottomila presenti per trascinare il Pisa fuori dalle secche del fondo classifica. Di fronte c’è un Carpi alla ricerca dell’identità perduta, stordito da un inizio di ritorno da incubo, con quattro sconfitte in sei gare. Per l’occasione, l’undici di Castori si presenta con un vestito tutto nuovo, inaspettato nelle previsioni della vigilia: il tecnico recupera infatti Jelenic sulla fascia destra, Romagnoli per la difesa e davanti mostra l’artiglieria pesante con la coppia Lasagna-Mbakogu. Gagliolo e Di Gaudio, non al meglio, si accomodano in tribuna. Fuori anche Concas, Sabbione e ovviamente Pasciuti. Ma le assenze sono un cruccio anche in casa Pisa. Gattuso deve rinunciare allo squalificato Di Tacchio e agli infortunati Landre, Lisuzzo, Crescenzi, Avogadri e Varela. In difesa, Mannini è confermato terzino, mentre in cabina di regia si vede l’ex Lazzari. Un altro ex, Gatto, gioca in trequarti alle spalle di Manaj e Masucci. Per quest’ultimo è quasi un derby personale visti i dieci anni di militanza nel Sassuolo. I biancorossi si abbracciano a centrocampo prima del fischio d’avvio. Un segno dei tempi magri e un messaggio: serve soprattutto il gruppo per invertire la rotta. Il piglio c’è, ed è lo stesso del primo tempo di Chiavari: pressing alto, fraseggi rapidi alla ricerca della verticalizzazione, manovra che si sviluppa soprattutto sugli esterni, con Jelenic e Letizia che sembrano particolarmente in palla. Il Pisa però chiude bene. Si tratta, del resto, della specialità della casa visto che quella toscana è di gran lunga la miglior difesa del torneo, nell’occasione pure aiutata dal vento, forte e fastidioso, che influisce sulle traiettorie rendendo complicato imbastire trame di gioco. Per vedere i primi pericoli dalle parti di Ujkani occorre così attendere una ventina di minuti. Sempre Lasagna protagonista: in girata, in corsa sul primo palo a raccogliere l’assist di Mbakogu e ancora da una quindicina di metri con un sinistro potente. Non c’è molto d’altro nei primi 45 minuti. Nulla di marca toscana, visto che i ragazzi di Gattuso non riescono mai, ma proprio mai, a farsi vedere in area biancorossa. La sberla dai trentacinque metri di Galubovic è materia da fotografi più che un pericolo reale. Al rientro in campo sono ancora gli ospiti a rendersi pericolosi. Lo fanno con l’occasione più nitida della partita: no look di Struna che libera Mbakogu davanti a Ujkani, l’esterno destro è alzato in corner dalla testa dell’accorrente Del Fabro. Dopo un sinistro angolato e lento di Lasagna, la girandola dei cambi porta fuori un ex, Gatto, e dentro il terzo della gara, Cani. Gli spazi ora sono più larghi e i padroni di casa riescono a ribattere colpo su colpo. Esce Fedato, entra Mbaye ma la manovra biancorossa rimane meno incisiva di quella del primo tempo e al 25’ sono brividi quando Angiulli spara alto da buona posizione approfittando della superiorità numerica, con Romagnoli fuori dal campo colpito involontariamente al naso da Cani. Dopo qualche secondo, Castori è costretto a sostituire proprio il centrale difensivo, inserendo Lasicki. Al 40’ gesto di fair play di Struna, che ammette un tocco e corregge la decisione dell’arbitro, che aveva assegnato calcio d’angolo a favore dei biancorossi. L’ultima palla buona la scaraventa alle stelle Mbaye a pochi istanti dalla fine. Il triplice fischio chiude la serie di sconfitte esterne del Carpi e allunga a 702 minuti l’imbattibilità su azione del Pisa tra le mura amiche.
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