Popescu: «Rinato grazie a Capuano, dobbiamo salvarci»
Il rumeno da peso a leader: «Dopo il cambio in panchina ho capito i miei errori, la dieta e il mister fattori decisivi»
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Da peso a valore aggiunto il passo a volte e breve. Basta perdere… peso. È senza dubbio questa, unita all’aspetto motivazionale, la chiave della svolta di Stefan Adrian Popescu, scopertosi improvvisamente leader di un Modena che mai aveva visto in lui le doti espresse da quando Ezio Capuano si è seduto in panchina. Il terzino rumeno ha spiegato la ricetta alla base della sua metamorfosi nella rubrica settimanale di Trc “Barba e Capelli”, parlando anche della situazione di classifica nuovamente complicata dopo il passo falso casalingo con il Lumezzane e raccontandosi a 360 gradi.
DIETA E RISCATTO
«La colpa del mio scarso rendimento fino a dicembre è stata soltanto mia».
Così, facendo autocritica, Popescu ha iniziato a ripercorrere le tappe dai volti diametralmente opposti della sua esperienza con la maglia gialloblù. «Più che al campionato scorso, quando ero chiuso da uno dei terzini più forti di tutta la serie B, il mio amico Rubin, penso a quello attuale. L’errore è stato però identico a quello commesso l’anno precedente: presentarmi al ritiro estivo fuori condizione, dopo essermi allenato poco in Romania. Ciò che dice Capuano è vero: quando lui è arrivato pesavo circa 87 chili, sette in più rispetto al mio peso forma, pensate che ora ne peso addirittura 79. E sono passati soltanto tre mesi. Il mister mi ha rimesso in piedi, mi ha dato la giunta carica per fare bene anche prendendomi in giro e chiamandomi “porco”. Non trovavo motivazioni personali, non mi sentivo più come una volta, insomma tutto andava male e non mi rendevo conto che il problema principale ero io. Perdere perso è stato fondamentale, perché prima è come se corressi con un zainetto sempre sulle spalle. Non mi sono affidato ad un nutrizionista, sto semplicemente più attento a ciò che mangio, aiutato da mia moglie: non mangio più carboidrati due volte al giorno, ho eliminato il pane, il mio menù quotidiano è a base di pasta a pranzo, carne e insalata a cena. In campo i risultati si vedono, più per la mia condizione che per i tre gol che ho segnato. Quelli mi rendono felice soprattutto perché ci hanno regalato punti importanti».
MODENA E SALVEZZA
«La classifica non è buonissima, ma due mesi fa era molto peggio, perché non siamo mai riusciti ad allontanarci dalla zona rossa. Ora ci eravamo riusciti battendo Ancona e Bassano, ma purtroppo abbiamo sbagliato la gara per noi più importante. Non solo il mister era arrabbiato dopo il pareggio con il Lumezzane, vi assicuro che in tutto lo spogliatoio c’era grande amarezza: siamo riusciti a regalare un pareggio ad una squadra che aveva fatto un solo punto nelle ultime sette partite e che aveva il peggior attacco d’Europa. Vogliamo subito riscattarci, senza pensare che contro Venezia e Padova siano sfide già perse. Questo campionato è difficile e imprevedibile, tutti possono fare risultato con qualsiasi avversaria. Dobbiamo guardare in casa nostra e fare il maggior numero di punti possibile, senza fare tabelle né pensare ai tre scontri diretti che avremo in casa. Mai mi vorrei trovare alla penultima giornata a dover pensare che non bisogna perdere con il Mantova o si rischiano i playout. Dobbiamo salvarci il più in fretta possibile, tutti lo vogliamo. Onestamente, dopo la retrocessione non mi sarei aspettato di vivere un campionato così difficile. Per la prima volta mi hanno trovato in una terza serie nazionale, una competizione con tre gironi nella quale non conoscevo più della metà delle squadre che abbiamo affrontato: pensavo che, come sarebbe giusto, il Modena se la potesse giocare con squadre come Parma e Venezia, anche per colpa nostra non è stato così».
CARRIERA E ANEDDOTI
«Quando ho scelto di venire a Modena, sul piatto c’erano anche le proposte di Como e Lecce. Io, però, ero rimasto affascinato da stadio e tifosi quando nel campionato precedente, alla penultima giornata, mi salvai proprio al Braglia con la Ternana. Se il Torino mi ha cercato? Io non ne so nulla, penso che la frase detta dal mister dopo la partita con la FeralpiSalò sia stata fraintesa. Era molto difficile, in fondo, passare in un colpo dalla C alla A. E poi io non ho ancora fatto niente ancora, il mio inizio è stato quando ho messo la testa a posto grazie a Capuano. Per arrivare fino a qui ho fatto tanti sacrifici: a 13 lasciai la mia famiglia, che vive a Iasi, per trasferirmi a 600 chilometri di distanza, a Craiova, dall’altra parte della Romania. Lì c’era la scuola calcio Gica Popescu, quella fondata dal grande ex calciatore Gheorghe, grazie alla quale tre anni dopo andai a fare un torneo Under 17 a Roma. Lì mi vide il club giallorosso e mi prese negli Allievi nazionali: c’era mister Stramaccioni e vincemmo lo scudetto. Poi il Cesena, in Primavera e in prima squadra con un ritiro e il gol al San Paolo in Coppa Italia contro il Napoli, la scelta di passare all’Ajaccio e al Marsiglia, con alcuni problemi legati al regolamento federale ma anche diverse gare da titolare in Ligue 1 con i corsi quando Ravanelli era in panchina».
Marco Costanzini
DIETA E RISCATTO
«La colpa del mio scarso rendimento fino a dicembre è stata soltanto mia».
Così, facendo autocritica, Popescu ha iniziato a ripercorrere le tappe dai volti diametralmente opposti della sua esperienza con la maglia gialloblù. «Più che al campionato scorso, quando ero chiuso da uno dei terzini più forti di tutta la serie B, il mio amico Rubin, penso a quello attuale. L’errore è stato però identico a quello commesso l’anno precedente: presentarmi al ritiro estivo fuori condizione, dopo essermi allenato poco in Romania. Ciò che dice Capuano è vero: quando lui è arrivato pesavo circa 87 chili, sette in più rispetto al mio peso forma, pensate che ora ne peso addirittura 79. E sono passati soltanto tre mesi. Il mister mi ha rimesso in piedi, mi ha dato la giunta carica per fare bene anche prendendomi in giro e chiamandomi “porco”. Non trovavo motivazioni personali, non mi sentivo più come una volta, insomma tutto andava male e non mi rendevo conto che il problema principale ero io. Perdere perso è stato fondamentale, perché prima è come se corressi con un zainetto sempre sulle spalle. Non mi sono affidato ad un nutrizionista, sto semplicemente più attento a ciò che mangio, aiutato da mia moglie: non mangio più carboidrati due volte al giorno, ho eliminato il pane, il mio menù quotidiano è a base di pasta a pranzo, carne e insalata a cena. In campo i risultati si vedono, più per la mia condizione che per i tre gol che ho segnato. Quelli mi rendono felice soprattutto perché ci hanno regalato punti importanti».
MODENA E SALVEZZA
«La classifica non è buonissima, ma due mesi fa era molto peggio, perché non siamo mai riusciti ad allontanarci dalla zona rossa. Ora ci eravamo riusciti battendo Ancona e Bassano, ma purtroppo abbiamo sbagliato la gara per noi più importante. Non solo il mister era arrabbiato dopo il pareggio con il Lumezzane, vi assicuro che in tutto lo spogliatoio c’era grande amarezza: siamo riusciti a regalare un pareggio ad una squadra che aveva fatto un solo punto nelle ultime sette partite e che aveva il peggior attacco d’Europa. Vogliamo subito riscattarci, senza pensare che contro Venezia e Padova siano sfide già perse. Questo campionato è difficile e imprevedibile, tutti possono fare risultato con qualsiasi avversaria. Dobbiamo guardare in casa nostra e fare il maggior numero di punti possibile, senza fare tabelle né pensare ai tre scontri diretti che avremo in casa. Mai mi vorrei trovare alla penultima giornata a dover pensare che non bisogna perdere con il Mantova o si rischiano i playout. Dobbiamo salvarci il più in fretta possibile, tutti lo vogliamo. Onestamente, dopo la retrocessione non mi sarei aspettato di vivere un campionato così difficile. Per la prima volta mi hanno trovato in una terza serie nazionale, una competizione con tre gironi nella quale non conoscevo più della metà delle squadre che abbiamo affrontato: pensavo che, come sarebbe giusto, il Modena se la potesse giocare con squadre come Parma e Venezia, anche per colpa nostra non è stato così».
CARRIERA E ANEDDOTI
«Quando ho scelto di venire a Modena, sul piatto c’erano anche le proposte di Como e Lecce. Io, però, ero rimasto affascinato da stadio e tifosi quando nel campionato precedente, alla penultima giornata, mi salvai proprio al Braglia con la Ternana. Se il Torino mi ha cercato? Io non ne so nulla, penso che la frase detta dal mister dopo la partita con la FeralpiSalò sia stata fraintesa. Era molto difficile, in fondo, passare in un colpo dalla C alla A. E poi io non ho ancora fatto niente ancora, il mio inizio è stato quando ho messo la testa a posto grazie a Capuano. Per arrivare fino a qui ho fatto tanti sacrifici: a 13 lasciai la mia famiglia, che vive a Iasi, per trasferirmi a 600 chilometri di distanza, a Craiova, dall’altra parte della Romania. Lì c’era la scuola calcio Gica Popescu, quella fondata dal grande ex calciatore Gheorghe, grazie alla quale tre anni dopo andai a fare un torneo Under 17 a Roma. Lì mi vide il club giallorosso e mi prese negli Allievi nazionali: c’era mister Stramaccioni e vincemmo lo scudetto. Poi il Cesena, in Primavera e in prima squadra con un ritiro e il gol al San Paolo in Coppa Italia contro il Napoli, la scelta di passare all’Ajaccio e al Marsiglia, con alcuni problemi legati al regolamento federale ma anche diverse gare da titolare in Ligue 1 con i corsi quando Ravanelli era in panchina».
Marco Costanzini
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