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l’olandese Scende sotto l’ora e 14 minuti sui 21 km 

Slagter: una Roma-Ostia da favola 

Slagter: una Roma-Ostia da favola 

«Inseguivo questo risultato da 7 anni: ora penso alla maratona»

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ROMA . Due secondi appena, a dividere il buon risultato dall'impresa.
Solo due secondi, per spuntare con il timbro "missione compiuta" la personale casella della mezza maratona nel proprio palmares. Due secondi, quelli che sono bastati domenica a Roeland Slagter per scendere sotto il muro dell'ora e 14 minuti di gara in mezza maratona.
Teatro dell'impresa, la 43ª Roma-Ostia, vinta sotto l'ora, in 59'18", dall'etiope Guye Adola davanti a 9.093 runners classificati.
Due secondi: e vallo a spiegare quanto valgono, a chi pensa siano soltanto un battito di ciglia dopo un'1h13'58" di corsa serrata.
«Lo avevo stabilito circa sette anni fa, dopo le prime mezze serie, che l’ora e 14 potesse essere il mio limite: allora avevo un personale di 10’ più alto – confessa Slagter – Sono sensazioni, va tutto a momenti, a volte riesci a limare qualche secondo, altre volte lo stato di grazia, come è successo a me stavolta, ti consente di abbattere il muro di oltre 2’».
Porta decisamente bene, Roma, al biondo runner olandese classe 1986. Proprio sulle strade della RomaOstia, Roeland aveva corso il personale in 1h16'31" nel 2015, limato di appena un secondo lo scorso aprile a Fabbrico, dopo un lungo periodo di stop per infortunio.
«E’ una gara che ti stimola molto, specie nelle fasi critiche: quando al 17° chilometro ho capito che il grande obiettivo era lì davanti a me, alla portata, è stata una sensazione bellissima. Dovevo solo mantenere il ritmo e per fortuna alla RomaOstia hai sempre qualcuno davanti che serve da stimolo quando si fa buio attorno».
Il pregevole crono firmato domenica, oltre a valergli la 58ª piazza assoluta, segna il traguardo personale inseguito per anni dall'amatore della scuderia San Damaso, in gara con i colori di Modena Atletica.
L'obiettivo che ogni runner si pone, nella personale sfida con se stesso.
«Sul traguardo, mentre il cronometro avanzava e ho capito di riuscire a stare nell’ora e 13, sono svaniti tutti i calcoli, la fatica, i dubbi e non ho pensato più a nulla: solo estasi».
A sette anni dal suo approdo sotto la Ghirlandina, Roeland porta Modena nel cuore. Lo si può incontrare quasi ogni sera sfrecciare lungo le ciclabili cittadine: facile notarlo, con il ciuffo biondo, l'andatura dinoccolata con le braccia alte all'altezza del petto e la maglietta biancorossa del Feyenoord. La squadra di Rotterdam, la sua città, quella che gli piacerebbe fosse teatro della prossima sfida personale ...
«Raggiunto l'obiettivo sulla mezza, credo di essere finalmente pronto per confrontarmi con la maratona - conclude Roeland con un sorriso - Vorrei provarci nel 2018: a Rotterdam, casa mia, dove altrimenti?».
Filippo Franchini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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