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Agnelli e la Juve nel mirino dei pm I legali frenano 

TORINO. Andrea Agnelli e Rocco Dominello si sono dati appuntamento «alla luce del sole. Sia a tu per tu, sia in presenza di altre persone. Come spesso accade tra un presidente di una squadra di...

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TORINO. Andrea Agnelli e Rocco Dominello si sono dati appuntamento «alla luce del sole. Sia a tu per tu, sia in presenza di altre persone. Come spesso accade tra un presidente di una squadra di calcio e il rappresentante di un gruppo ultras». Nulla di strano per l'avvocato Ivano Chiesa, che insieme a Giuseppe Putrino difende il 41enne di Rosarno dall'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nell'inchiesta “Alto Piemonte”. Ieri, al Palazzo di Giustizia di Torino, l'udienza preliminare: si parla di infiltrazioni della criminalità calabrese al Nord e di presunti rapporti tra ultras della Juve e personaggi legati alla 'ndrangheta. Ma di 'ndrangheta l'avvocato Chiesa non vuol sentire parlare. «Non c'entra nulla», sbotta. «E quando Andrea Agnelli dice di non aver mai incontrato un 'boss' mafioso, dice la verità. Dominello non lo è». Il legale annuncia battaglia. «Valuteremo ai fini di una querela le dichiarazioni rese da tutti quanti, comprese quelle del procuratore federale Giuseppe Pecoraro», che per quegli incontri ha deferito il presidente Agnelli e la Juventus alla giustizia sportiva. «Se danno per scontato che il mio cliente sia un mafioso, quando invece questa è solo un'ipotesi accusatoria - annuncia il legale - faremo i passi necessari». Eppure per l'accusa la criminalità calabrese in questa vicenda c'entra eccome. Secondo i pm Monica Abbatecola e Paolo Toso la 'ndrangheta, e per la precisione la cosca Pesce - Bellocco, avrebbe creato un gruppo ultras per riuscire a inserirsi nel business bagarinaggio.

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