Il Carpi ritrova coraggio Buon punto con il Perugia
di Fabio Garagnani
Nonostante le assenze, biancorossi pericolosi con Fedato e Lasagna
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CARPI. “Limitare i danni”, aveva chiesto mister Castori alla vigilia della sfida con il Perugia. Ciò che resta del Carpi, al netto di una decina di assenza, non solo esegue, ma rischia addirittura di vincerla grazie a un secondo tempo tutto cuore, in cui intensità e ritmo costringono a lungo gli avversari nell’angolo. Tanto che l’unica vera parata dei 90 minuti va appuntata sul petto di Brignoli. Il punto permette ai biancorossi di rimanere a due lunghezze dalla zona play-off, in vista di un rush finale lungo dieci partite.
Le scelte iniziali. La fortuna sarà pure cieca, ma come proclamava il poeta demenziale Freak Antony dalla vicina Bologna: “la sfortuna ci vede benissimo, e prende la mira anche col buio”. Non si può spiegare in altro modo la grandinata di assenze forzate piovuta sulla testa del Carpi in questa tiepida giornata di primavera: Belec, Struna e Lasicki nelle rispettive nazionali; Di Gaudio e Mbakogu nella lista infortunati insieme a Jelenic e Pasciuti; Bifulco e D’Urso ko per una influenza; Seck in panchina solo per onor di firma; Concas a mezzo servizio per evitare ricadute. Si sperava almeno nel recupero di Colombi, ma niente da fare, tra i pali c’è Petkovic. L’undici iniziale non è neppure così raffazzonato. Non fosse per Sabbione terzino destro, veste peraltro già indossata in questa stagione, tutti giocano nel loro ruolo, ed è già un mezzo miracolo. L’altra eccezione è rappresentata da Letizia, che si alza sulla destra, con Fedato dalla parte opposta. Per il terzino partenopeo è comunque una seconda pelle. Al confronto, i problemi del tecnico umbro Bucchi sono brezza mattutina: fuori lo squalificato Belmonte, i convalescenti Mancini e Dezi e pure Acampora, bloccatosi nel riscaldamento. Il Perugia sceglie la continuità riproponendo il 4-3-3 che ha steso il Benevento, con Monaco di nuovo al centro della difesa. A centrocampo spazio alla coppia di ex Gnahorè-Ricci. “In campo per dominare e vincere” aveva detto Bucchi nell’intervista pre-partita. Beato lui che se lo può permettere.
La partita. Strategie subito chiare in casa biancorossa: esterni altissimi per costringere le mezz’ali perugine ad aprirsi creando spazi al centro. Bucchi risponde mantenendo altissima la difesa, con Brignoli nel ruolo di libero aggiunto. Una strategia che espone il Perugia a più di un pericolo. Le occasioni arrivano tutte nei primi dieci minuti, complice il ritmo indiavolato tenuto dai 22 in campo: un tiro di Brighi bloccato da Petkovic, un cross di Beretta sul quale Lasagna non arriva e un tentativo di pallonetto di Fedato per approfittare dell’uscita di Brignoli. Dopo la sfuriata i ritmi calano, e l’attenzione si trasferisce sugli spalti, dove gli ultras del Perugia riavvolgono gli striscioni e abbandonano la curva ovest per rientrare dopo una decina di minuti, ossia quando è permesso l’ingresso ad un gruppo rimasto fuori dai cancelli per un fraintendimento sul “Porta un amico” della Tessera del tifoso. Sul campo latitano le emozioni e col passare dei minuti il Carpi arretra il baricentro, lasciando la palla tra i piedi del Perugia. Un paio le situazioni pericolose create da Del Prete e compagni in area biancorossa.
Altrettante le ripartenze sprecate dai padroni di casa. Si va negli spogliatoi in giusta parità. Al rientro in campo è subito pericoloso il Carpi con un cross di Sabbione dalla destra, Volta anticipa in scivolata Lasagna ma c’è materia per la moviola perché il difensore perugino trattiene l’attaccante per la maglia. Al 12’ si vede per la prima volta Carletti. La sua ultima partita ufficiale risale al 29 gennaio, ma il palcoscenico era la Serie D, la maglia quella della Pergolettese, l’avversario la Grumellese. Per il Carpi sembra un segnale, perché d’un tratto la squadra alza l’intensità del pressing costringendo alle corde il Perugia, in sofferenza su un paio di incursioni in area proprio del nuovo entrato e su un tiro cross di Fedato che per poco non inganna Brignoli. Al 27’ il colpo di testa di Lasagna sembra superare l’estremo difensore ospite che rimedia con un colpo di reni. Sugli sviluppi del corner, nulla di fatto anche per la botta al volo di Fedato.
Le scelte iniziali. La fortuna sarà pure cieca, ma come proclamava il poeta demenziale Freak Antony dalla vicina Bologna: “la sfortuna ci vede benissimo, e prende la mira anche col buio”. Non si può spiegare in altro modo la grandinata di assenze forzate piovuta sulla testa del Carpi in questa tiepida giornata di primavera: Belec, Struna e Lasicki nelle rispettive nazionali; Di Gaudio e Mbakogu nella lista infortunati insieme a Jelenic e Pasciuti; Bifulco e D’Urso ko per una influenza; Seck in panchina solo per onor di firma; Concas a mezzo servizio per evitare ricadute. Si sperava almeno nel recupero di Colombi, ma niente da fare, tra i pali c’è Petkovic. L’undici iniziale non è neppure così raffazzonato. Non fosse per Sabbione terzino destro, veste peraltro già indossata in questa stagione, tutti giocano nel loro ruolo, ed è già un mezzo miracolo. L’altra eccezione è rappresentata da Letizia, che si alza sulla destra, con Fedato dalla parte opposta. Per il terzino partenopeo è comunque una seconda pelle. Al confronto, i problemi del tecnico umbro Bucchi sono brezza mattutina: fuori lo squalificato Belmonte, i convalescenti Mancini e Dezi e pure Acampora, bloccatosi nel riscaldamento. Il Perugia sceglie la continuità riproponendo il 4-3-3 che ha steso il Benevento, con Monaco di nuovo al centro della difesa. A centrocampo spazio alla coppia di ex Gnahorè-Ricci. “In campo per dominare e vincere” aveva detto Bucchi nell’intervista pre-partita. Beato lui che se lo può permettere.
La partita. Strategie subito chiare in casa biancorossa: esterni altissimi per costringere le mezz’ali perugine ad aprirsi creando spazi al centro. Bucchi risponde mantenendo altissima la difesa, con Brignoli nel ruolo di libero aggiunto. Una strategia che espone il Perugia a più di un pericolo. Le occasioni arrivano tutte nei primi dieci minuti, complice il ritmo indiavolato tenuto dai 22 in campo: un tiro di Brighi bloccato da Petkovic, un cross di Beretta sul quale Lasagna non arriva e un tentativo di pallonetto di Fedato per approfittare dell’uscita di Brignoli. Dopo la sfuriata i ritmi calano, e l’attenzione si trasferisce sugli spalti, dove gli ultras del Perugia riavvolgono gli striscioni e abbandonano la curva ovest per rientrare dopo una decina di minuti, ossia quando è permesso l’ingresso ad un gruppo rimasto fuori dai cancelli per un fraintendimento sul “Porta un amico” della Tessera del tifoso. Sul campo latitano le emozioni e col passare dei minuti il Carpi arretra il baricentro, lasciando la palla tra i piedi del Perugia. Un paio le situazioni pericolose create da Del Prete e compagni in area biancorossa.
Altrettante le ripartenze sprecate dai padroni di casa. Si va negli spogliatoi in giusta parità. Al rientro in campo è subito pericoloso il Carpi con un cross di Sabbione dalla destra, Volta anticipa in scivolata Lasagna ma c’è materia per la moviola perché il difensore perugino trattiene l’attaccante per la maglia. Al 12’ si vede per la prima volta Carletti. La sua ultima partita ufficiale risale al 29 gennaio, ma il palcoscenico era la Serie D, la maglia quella della Pergolettese, l’avversario la Grumellese. Per il Carpi sembra un segnale, perché d’un tratto la squadra alza l’intensità del pressing costringendo alle corde il Perugia, in sofferenza su un paio di incursioni in area proprio del nuovo entrato e su un tiro cross di Fedato che per poco non inganna Brignoli. Al 27’ il colpo di testa di Lasagna sembra superare l’estremo difensore ospite che rimedia con un colpo di reni. Sugli sviluppi del corner, nulla di fatto anche per la botta al volo di Fedato.
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