Errori e malasorte, il Sassuolo piange
di Stefano Aravecchia
Berardi torna al gol dopo 7 mesi: poi Defrel spreca, la difesa sbanda e Immobile punisce. Ko sancito dall’autogol di Consigli
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REGGIO. Demeriti a parte, dire che quest’anno al Sassuolo tutto gira storto è un eufemismo. La partita con la Lazio è l’emblema della stagione neroverde: Berardi illude, Defrel e Lirola sprecano due gol fatti, Immobile pareggia sul filo del fuorigioco, nel finale autogol di Consigli (che festeggia nel modo peggiore le 100 presenze in neroverde) e al 90’ clamoroso palo interno di Pellegrini. Il tutto in un match dove il Sassuolo avrebbe meritato almeno il pareggio contro la squadra che vanta la striscia migliore in A (16 punti nelle ultime 6 partite). E invece a Di Francesco e a suoi ragazzi tocca ingoiare l’ennesimo magone e vedere aggiornata una desolante statistica: al Mapei Stadium è la quinta sconfitta di fila, non era mai accaduto da quando il Sassuolo è in serie A.
A lenire la delusione in casa neroverde da registrare il ritorno al gol di Berardi, che non andava a segno da 216 giorni. Il numero 25 si è sbloccato guadagnando e poi trasformando il rigore del vantaggio.
Ammazzagrandi a chi?
Niente da fare, quest’anno al Sassuolo non riesce di tornare quella squadra terribile capace di mettere sotto le big. Anche con la Lazio i neroverdi ci hanno provato, a tratti giocando anche meglio dei biancocelesti. Ma alla fine, ancora una volta, Cannavaro e compagni restano con un pugno di mosche in mano. A livello di organico non c’è partita, ma il Sassuolo ha sopperito al gap tecnico (e fisico) con una prestazione coraggiosa, pur palesando qualche sbavatura poi pagata a caro prezzo come spesso è accaduto quest’anno.
Il Mapei non è più un fortino
Di Francesco ha ragione: il Sassuolo gioca sempre in trasferta. Ma è così da sempre. Eppure la scorsa stagione i neroverdi hanno costruito la loro rincorsa all’Europa soprattutto tra le mura amiche. La verità è che questo Sassuolo non è quello dell’anno scorso. Squadra indebolita sul mercato, penalizzata dal doppio impegno, infarcita di giovani (quindi inesperta) e protagonista di una stagione nella quale le è successo di tutto. Da una serie impressionante di infortuni passando per il caso-Pec e qualche torto arbitrale di troppo. Dunque da un lato c’è la sfortuna, ma dall’altro non vanno dimenticati i tanti, errori commessi dai neroverdi che anche ieri hanno fatto arrabbiare Di Francesco.
Gol e due minuti di follia
Le cose per il Sassuolo si mettono subito bene: al 26’ Missiroli pesca Berardi che anticipa Strakosha, al portiere albanese della Lazio non resta che provocare rigore. Berardi lo calcia centralmente, ritrovando così il gol 216 giorni dopo l’ultimo realizzato sempre al Mapei contro il Pescara. E dopo un paio di minuti Defrel si divora il raddoppio, imitato dieci minuti dopo da Lirola. Nel finale di tempo i neroverdi perdono la testa: uno svarione in mezzo al campo di Aquilani spiana la strada a Felipe Anderson con Immobile che finalizza in sospetto fuorigioco. Passano tre giri di lancette: errore di Lirola, Lulic si invola sulla sinistra, cross basso per Immobile il cui tiro viene deviato da Acerbi, è prodigioso il salvataggio di Cannavaro che in rovesciata salva sulla linea, con l'aiuto della traversa. Nella ripresa gara sul filo dell’equilibrio fino all’83’ quando un cross di Lombardi viene deviato nella propria porta da Acerbi prima e Consigli poi. Il culmine della malasorte si tocca al 90’ quando un colpo di testa di Pellegrini si stampa sulla traversa a Strakosha battuto. A Squinzi non resta che scuotere la testa mentre Di Francesco sfoga la sua rabbia dando un pugno alla panchina.
@Star_70_ . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
A lenire la delusione in casa neroverde da registrare il ritorno al gol di Berardi, che non andava a segno da 216 giorni. Il numero 25 si è sbloccato guadagnando e poi trasformando il rigore del vantaggio.
Ammazzagrandi a chi?
Niente da fare, quest’anno al Sassuolo non riesce di tornare quella squadra terribile capace di mettere sotto le big. Anche con la Lazio i neroverdi ci hanno provato, a tratti giocando anche meglio dei biancocelesti. Ma alla fine, ancora una volta, Cannavaro e compagni restano con un pugno di mosche in mano. A livello di organico non c’è partita, ma il Sassuolo ha sopperito al gap tecnico (e fisico) con una prestazione coraggiosa, pur palesando qualche sbavatura poi pagata a caro prezzo come spesso è accaduto quest’anno.
Il Mapei non è più un fortino
Di Francesco ha ragione: il Sassuolo gioca sempre in trasferta. Ma è così da sempre. Eppure la scorsa stagione i neroverdi hanno costruito la loro rincorsa all’Europa soprattutto tra le mura amiche. La verità è che questo Sassuolo non è quello dell’anno scorso. Squadra indebolita sul mercato, penalizzata dal doppio impegno, infarcita di giovani (quindi inesperta) e protagonista di una stagione nella quale le è successo di tutto. Da una serie impressionante di infortuni passando per il caso-Pec e qualche torto arbitrale di troppo. Dunque da un lato c’è la sfortuna, ma dall’altro non vanno dimenticati i tanti, errori commessi dai neroverdi che anche ieri hanno fatto arrabbiare Di Francesco.
Gol e due minuti di follia
Le cose per il Sassuolo si mettono subito bene: al 26’ Missiroli pesca Berardi che anticipa Strakosha, al portiere albanese della Lazio non resta che provocare rigore. Berardi lo calcia centralmente, ritrovando così il gol 216 giorni dopo l’ultimo realizzato sempre al Mapei contro il Pescara. E dopo un paio di minuti Defrel si divora il raddoppio, imitato dieci minuti dopo da Lirola. Nel finale di tempo i neroverdi perdono la testa: uno svarione in mezzo al campo di Aquilani spiana la strada a Felipe Anderson con Immobile che finalizza in sospetto fuorigioco. Passano tre giri di lancette: errore di Lirola, Lulic si invola sulla sinistra, cross basso per Immobile il cui tiro viene deviato da Acerbi, è prodigioso il salvataggio di Cannavaro che in rovesciata salva sulla linea, con l'aiuto della traversa. Nella ripresa gara sul filo dell’equilibrio fino all’83’ quando un cross di Lombardi viene deviato nella propria porta da Acerbi prima e Consigli poi. Il culmine della malasorte si tocca al 90’ quando un colpo di testa di Pellegrini si stampa sulla traversa a Strakosha battuto. A Squinzi non resta che scuotere la testa mentre Di Francesco sfoga la sua rabbia dando un pugno alla panchina.
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