Massimo Bottura ai ragazzi della Cdr: "Sono uno di voi"
Il grande chef torna alla Città dei Ragazzi per il settantesimo anniversario della fondazione: "Oggi sono quello che sono anche per quello che ho imparato quando indossavo la maglia numero 10 della Cidi"
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MODENA. Quando porti la maglia della “cidi” ti resta incollata. La porti per sempre anche se diventi il primo chef del mondo. Massimo Bottura è stato un giovane calciatore della Città dei Ragazzi, poi è passato al Modena per chiudere la sua carriera calcistica tra gli “orange”. Tornare in via Tamburini è stata per Bottura un’emozione che ha trasmesso alle centinaia di ragazzi che hanno ascoltato il suo intervento organizzato per celebrare i 70 anni della Cdr.
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Parte con una citazione: «”Io penso che piantare queste querce sia necessario non solo in termini di biosfera… ma in quel gesto crescerà una consapevolezza ecologica – crescerà sempre di più nel corso degli anni a venire, perché non dovremmo mai smettere di piantare (we should never stop planting)”. Joseph Beyus, on 7,000 Oaks 1982. L’artista Joseph Beyus ha concepito uno dei più complessi e provocatori programmi artistici del dopo guerra, un’idea che ancora oggi continua ad influenzare il mondo dell’arte. “We should never stop planting” è lo slogan del progetto on 7,000 Oaks, iniziato nel 1982 e durato 5 anni. Beyus, aiutato da volontari, ha piantato 7000 alberi nella cittadina tedesca di Kassel. Questa iniziativa raccoglie l’essenza del suo lavoro, e della sua ricerca artistica: trasformare la società positivamente attraverso un gesto sociale, che possa influenzarla per i prossimi anni. Alberi come metafora, idee, cultura, uomini. Allo stesso modo la “Cidi” ha accolto e cresciuto generazioni di giovani. Come me, come voi. Ed è alla Città dei Ragazzi che sono diventato quello che sono sotto lo sguardo severo di Don Franco e Don Sergio, di Luppi e il suo ping pong, di Gastone, ma soprattutto di Marco (Corradi) e Giorgio (Pagliani), muovendo i miei passi nel campo da calcio. Ancora oggi essa costituisce un punto di riferimento, per quelli che guardano indietro e per quelli che hanno molta strada davanti. Negli anni passati a correre con il numero 10, ho piantato quelli che sono diventati aspetti fondamentali del mio lavoro, della mia vita: velocità, tecnica, riflessi, ruoli/spirito di sacificio.
VELOCITÀ. Nel fisico e nella mente. La velocità dei movimenti cambia un piatto in cucina. Sono movimenti di precisione, calcolati. Senza la velocità non si può trasformare la materia prima. La velocità del pensiero guida le nostre scelte sul campo e nella vita. Non siamo qui a proporre la cucina delle nostre nonne, né i campioni sono a praticare il calcio di 50 anni fa. Siamo dove siamo perché abbiamo la capacità di raccogliere il valore della velocità e metterlo in atto.
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TECNICA. Senza la tecnica tutto diventa approssimazione, e si lascia l’esito alla fortuna o alla sfortuna. Con la tecnica creiamo i nostri destini. La tecnica ci concede libertà in cucina come nella vita, ci dona libertà di espressione e di crescere approcciandosi con umiltà e rigore. Non si può mai dare per scontato che si può migliorare; che si può imparare qualcosa di nuovo, ogni giorno, anche dopo tanti successi, anche nei momenti di gloria.
RIFLESSI. I riflessi sono un’azione coordinata tra muscoli, mente e intuizione. Ci raccontano come siamo, quanto siamo concentrati, chiari nelle nostre intenzioni e nella determinazione. I riflessi sono segni netti di dove siamo in quel dato istante. Ci consentono di prendere decisioni automaticamente in situazioni incerte e imprevedibili. Se affiancate dalla tecnica, azione e decisione, ci permettono di uscirne alla grande senza ricorrere a processi analitici. I riflessi sono emozione e parte dell’atto della creatività.
RUOLI. Nel calcio, come in cucina, ogni giocatore deve conoscere il suo e seguire le direttive con assoluto rigore. Uscire dagli schemi metterebbe in difficoltà tutta la squadra. Ogni reparto ha compiti ben precisi, aree di lavoro, raggio di movimento, obiettivo e consegna. Solo così si può vincere, superare lo stress e raggiungere la perfezione. Ci sono ruoli in evidenza e ruoli meno appariscenti, ma senza lo spirito di sacrificio, senza la definizione ben chiara dei ruoli, nessuna squadra può arrivare ad ottenere risultati significativi: anche in cucina si vince o si perde.
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Ogni servizio per noi è una partita. A volte siamo brillanti, a volte meno. L’importante è giocare con il cuore e con la mente, essere autocritici, saper migliorare e andare avanti. Importanti sono le proprie ambizioni di vincere ogni partita, ogni servizio, ogni sfida per non perdere la confidenza con sé stessi perché non c’è niente come la vittoria, la serata perfetta, il piatto sublime, la gioia di riuscire insieme. Queste sensazioni durano una vita, combattono la fatica, superano ogni premio. Sono le soddisfazioni di una vita vissuta in pieno, ai massimi livelli. E non sono soddisfazioni se non condivise con gli altri. La mia squadra è la mia forza. Una forza fatta di braccia instancabili, di teste che non smettono di pensare, cercare, sperimentare, costruire, gioire, emozionare. Persone giovanissime e già referenziate, d’origine e provenienza disparate, che in cucina si riconoscono come un’unica entità, capaci di scivolare l’una al posto dell’altra, formando una rete solida e compatta, perché in nessun momento si formi un buco. Nessuna delle parti può funzionare da sola, senza il sostegno delle altre. Nonostante abbia abbandonato la strada dello sport ho saputo fare tesoro degli insegnamenti appresi alla CDR, e li ho portati con me – a New York come a Nonantola, con la mia brigata, con i miei figli. Quello che sono ora lo devo anche a loro, alle loro energie e al tempo passato insieme. Se vogliamo essere artefici del nostro successo, dobbiamo inziare ora, sotto la giusta guida e seguendo i giusti consigli per rielaborarli negli anni. We should never stop planting».
Massimo Bottura
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