Gazzetta di Modena

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Alessia Bellino: «A Londra sono ritornata alla vita» 

di Filippo Franchini
Alessia Bellino
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Alessia Bellino

«Nel 2015 ho trascorso 100 giorni in ospedale per una encefalite autoimmune perdendo conoscenza e memoria, domenica scorsa ho coronato un sogno»

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LONDRA . Ha saldato il suo conto con il destino, Alessia Bellino, domenica a Londra. Nel sorriso della runner targata Interforze c'è tutta la soddisfazione di chi ha trovato nella corsa un'ancora di salvezza cui aggrapparsi forte per riemergere da uno di quei colpi da ko che talvolta la vita infligge a freddo. La sua maratona ha avuto un sapore del tutto speciale.
«A 31 anni ero una normale donna sana, felicemente sposata, laureata in antropologia, lavoratrice di una cooperativa sociale modenese. Mi piaceva correre, passare il tempo libero con la famiglia e gli amici, viaggiare e disegnare. A fine 2014 ho iniziato ad avere dei forti mal di testa, stati febbrili, insonnia e alterazioni dell'umore, che in breve si sono rivelati essere sintomi di una encefalite».
Encefalite autoimmune, anti recettore NMDA, malattia rara e potenzialmente molto pericolosa. Sono circa 500 mila le persone che ogni anno nel mondo ne vengono colpite.
«Il 13 marzo 2015, a seguito di una crisi epilettica, sono stata ricoverata nel reparto di Neurologia dell'Ospedale Civile S'Agostino-Estense di Baggiovara - si racconta la Bellino - ho perso conoscenza e memoria, trascorrendo 100 giorni in ospedale, curata egregiamente dallo staff di Neurologia del Prof. Nichelli. Ho ricominciato a svegliarmi a fine maggio, per poi essere dimessa a fine giugno 2015: oggi, a distanza di ormai 2 anni, sto bene. Il percorso di recupero è stato lungo, faticoso e sono ancora seguita per la terapia in atto, ma si può dire che sia un caso fortunato. Dal novembre 2015 sono rientrata al lavoro, gradualmente, part time, in un ambiente che ha compreso i miei bisogni e mi ha dato il tempo di recuperare appieno tutte le mie mansioni; ad aprile 2016 sono tornata a regime e da lì ho ripreso a crescere professionalmente e a occuparmi di attività nuove. Sono stata fortunata e il reintegro al lavoro mi è servito tanto per recuperare non solo la memoria e le mie competenze, ma anche le relazioni sociali e la routine di una vita normale. Nella sfortuna degli eventi, trovarmi a Modena e beneficiare delle cure di prim'ordine del sistema sanitario pubblico modenese è stata una grande fortuna».
Oggi, nelle vesti di "survivor", Alessia cerca di portare il proprio contributo a chi sta ancora attraversando l'inferno della malattia o ne sta uscendo. Collabora con diverse associazioni inglesi, statunitensi e canadesi e nel 2016 ha vinto il concorso promosso dall'Encephalitis Society del Regno Unito, che invitava survivors e caregivers a raccontare l'esperienza della malattia, nella categoria Fotografia, con uno scatto che la ritraeva in un parco cittadino. Poi c'è la corsa, la viscerale passione per la corsa. Avrebbe dovuto partecipare alla maratona di Roma, Alessia, due giorni dopo il suo ricovero in ospedale.
«La mia vita 2.0, come la chiamo io, è ripartita di corsa, insieme a mio marito Marco, sempre al mio fianco - si emoziona la maratoneta modenese - sia perché non mi sono risparmiata in impegno e fatica nel recuperare tutto quello che prima mi apparteneva, sia perché letteralmente l'attività fisica è stata la mia prima grande conquista. Dopo tre mesi a letto, ho dovuto reimparare a fare qualunque cosa: dallo stare in piedi al camminare, e la corsa, che praticavo già prima di ammalarmi, è stato uno dei miei primi pensieri. Le prime scarpe indossate sono state le mie amate Asics, dapprima nei corridoi dell'ospedale, poi, in estate, nel mio quartiere di Modena Est. Ad autunno ho ricominciato ad allenarmi, recuperando fisicamente e mentalmente, sempre con Marco, due volte a settimana. Sono tornate poi le podistiche domenicali in provincia insieme agli amici di Interforze, la mia squadra, una grande famiglia per me. Distanze brevi, occorreva andare per gradi, tutti si sono preoccupati e occupati di me, sostenendomi fin dall'inizio del recupero. Mi hanno regalato una maglia di squadra personalizzata col mio nome, ci corro le gare importanti, perché mi sento importante anche io quando la indosso. Sono in Interforze dal 2013, con il mitico Eugenio, Monica e tanti altri. Con loro abbiamo condiviso tante emozioni, dalla mezza di Berlino, alla Val di Fassa alla maratona di Firenze: la corsa è tutt'altro che uno sport individuale».
Un conto in sospeso con la maratona, che domenica è stato regolato con gli interessi, all'ombra del Big Ben.
«Volevo tornare a correre una maratona. Dopo la mezza di Torino del 2016, il desiderio si è fatto largo: per me voleva essere una rivincita, un modo per tornare alla mia vita, riprendendola da dove l'avevo lasciata. Col consenso dei dottori e l'appoggio del nostro presidente, ci siamo iscritti alla maratona di Londra, perché è una città che amiamo molto. Dopo mesi di preparazione, domenica ho coronato il mio sogno, con un'emozione difficile da spiegare. #Reasontorun era lo slogan di LDN 2017: l'ho sempre avuto fisso in mente, dalla preparazione fino al traguardo. Ho corso perché mi piace farlo, ho corso la maratona perché volevo di più. Due anni fa, di questi tempi, ero nella Stroke Unit di Neurologia, la corsa era lontanissima. L'anno scorso ritornavo alla normalità con la Mezza di Torino, ma era ai 42 km che sapevo di voler tornare. Londra è stata superiore alle attese, perfetta: il tifo, il percorso, l'emozione».
Crono, per la cronaca, di tutto rispetto per Alessia Bellino ed il marito Marco Pirani, finishers da 4h17'46" in una manifestazione 2017 da 39.000 runners.
Applausi anche ai compagni di squadra della Podistica Interforze Lara Sozio, strepitosa al traguardo in 3h32'00", Fabio Pate (4h08'32") ed al Presidente Eugenio Di Prinzio (4h52'58"), nell'edizione che passerà alla storia per il nuovo primato mondiale femminile, siglato da Mary Keitany in 2h17'01".
«Senza la corsa - conclude Alessia - non avrei mai recuperato la mia vita, così di corsa!».

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