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L’atto di accusa di Facchetti junior 

L’atto di accusa di Facchetti junior 

«Prestazioni offensive della memoria di chi ha fatto grande il club»

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MILANO. Ha ragione Gianfelice Facchetti nel dire che le prestazioni dell’Inter «offendono un grande club e la memoria di quanti, come mio padre Giacinto, ne hanno fatto la storia». Ancora una figuraccia: a Genova si consuma l'ultimo atto di una stagione iniziata nel caos e finita nello psicodramma.
Niente Europa League, probabilmente: giocatori rinunciatari verso una competizione che, se vinta, spalancherebbe le porte alla Champions. Un gruppo comunque mediocre, senza testa, né cuore, dove persino l'ultimo arrivato batte cassa sentendosi il campione che non è. Icardi finisce nella polvere: a 25 anni segna tanto ma gol spesso però inutili, passeggia per il campo e passa il tempo pubblicando selfie. Candreva litiga con Gabigol per calciare un rigore che poi sbaglia. Chiede scusa ma forse il problema è l'assenza di indicazioni dalla panchina. La difesa è un colabrodo, il centrocampo privo di guizzi e anche Gagliardini si dimostra per quello che realmente è, un giocatore adatto a una squadra di mezza classifica. E infatti l'Atalanta delle meraviglie continua a vincere anche senza di lui, non ha lasciato nessun vuoto. Pioli si perde, lascia andare il timone del comando, si fa travolgere dagli eventi, ripetendo a memoria sempre le stesse cose che non convincono più. Nella vita, servono anche carisma e carattere ed è per questo che Mourinho resta un totem per qualsiasi interista.

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