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Luca Toni day: "I miei primi quarant’anni"

Luca Toni day: "I miei primi quarant’anni"

"Nel Modena ero un ragazzone impacciato poi ho stupito tutti con effetti speciali"

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SERRAMAZZONI. Da Stella alle stelle del firmamento del calcio. Luca Toni compie oggi 40 anni, un compleanno simbolico che è coinciso anche con i suoi primi dodici mesi lontano (o quasi) dal campo di gioco. Un bilancio in “stra- attivo” - per dirla come ci ha confidato il nostro campione del mondo - dove alla voce “soddisfazioni” se ne contano infinitamente di più di quelle che, da piccolo, sognava di poter provare.

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«Per com’era partita la mia carriera, diciamo che ho stupito tutti con effetti speciali»: ride Luca, mentre ripercorre mentalmente una carriera che l’ha portato a vestire 15 maglie differenti più quella della Nazionale con la quale ha alzato la Coppa del Mondo nel 2006, a collezionare 706 presenze dalla Lega Pro alla Bundesliga, con tappe importantissime in Serie A, a segnare 322 reti e ad infrangere record su record. È stato l’unico giocatore italiano ad aver vinto la classifica marcatori nel campionato tedesco con 24 reti, il primo calciatore italiano ad aver vinto la classifica marcatori in Serie A con due maglie diverse (Fiorentina ed Hellas Verona), è il calciatore più “anziano” ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A ed il primo calciatore italiano a vincere la Scarpa d’oro e l’unico insieme a Francesco Totti.

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Luca cosa penserebbe di te ora Cinesinho?
«Sarebbe orgoglioso della scelta che fece quando nessuno credeva in me ed ero solo un ragazzone dinoccolato, poco coordinato, ma che già vedeva la porta. Scherzi a parte, di lui ho un ricordo bellissimo. Era una persona solare, che ci faceva divertire molto durante gli allenamenti».

Modena per te è stata croce e delizia...
«Nessuno credeva in me, ma solo il tempo ha dato ragione a chi mi ha voluto in squadra. Penso a Sauro Frutti che era il mio idolo e che ho avuto la fortuna di avere come allenatore, tra i bomber è quello che mi ha insegnato di più. La mia eterna gratitudine va a Mascalaito che dalla Berretti mi ha portato in prima squadra e mi ha fatto esordire assieme al mio caro amico Christian Gualtieri, un ragazzo speciale che ho perso di vista, ma con il quale ho fatto tutto il settore giovanile e condivido ricordi preziosi. Anche lui aveva grandi potenzialità, peccato non abbia avuto l’opportunità di dimostrarlo su campi importanti».

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Nel nostro territorio ci sono realtà che stanno funzionando benissimo, ma non il Modena. Come vedi la situazione del calcio nella nostra provincia?
«Due realtà hanno lavorato molto bene, una un po’ meno. Ma la situazione attuale del Modena non è imputabile solo ad un soggetto in particolare, ma è il risultato di anni e anni di gestioni “precarie”, di situazioni non forti che hanno fatto sedimentare problemi grandi come sassolini che con il tempo sono diventati un muro invalicabile che ha portato alla retrocessione in Lega Pro. Il Sassuolo ha alle spalle uno degli imprenditori più importanti della nazione e non solo, e nel calcio quando hai delle risorse così importanti abbinate ad una mentalità imprenditoriale e ad un management in grado di operare molto bene è anche più facile ottenere risultati. Il Carpi ha in Bonacini una persona molto seria, con un forte senso del lavoro, che sta facendo bene e di sicuro non ha dato vita ad un fenomeno passeggero nel mondo del calcio. È chiaro che “fa strano” vedere Sassuolo e Carpi a livelli alti e il Modena, il club più titolato e storico, essere fuori dai campionati che più gli competerebbero».

Com’è rimasto il tuo rapporto con il Modena FC?
«Ho tanti amici che vanno in curva, che seguono tutte le partite, mi raccontano un po’ le sue vicissitudini. Io purtroppo non sono stato per nulla “profeta in patria” per una serie di concause: ero molto giovane (avevo 17 anni), il fisico non era quello di ora dato che ero già molto alto, ma non avevo massa muscolare (sebbene avessi già un grande istinto per il gol), avevamo dei problemi proprio come squadra e già anche il clima societario non era dei più sereni. Insomma, una serie di cose che hanno portato a prendersela con il più debole che ero io. Nessuno credeva in me, neanche i miei amici più cari».

Pensi che questo abbia influito nel dare il senso di “distacco” che si avverte tra te e il Modena?
«Sinceramente credo dipenda solo dal fatto che è passato tanto tempo. Sono rimasto affezionato a tutte le maglie dei club che ho indossato, figuriamoci se non lo sono a quella del Modena. Se un giorno ci sarà un presidente con un progetto concreto veramente serio e mi chiedesse di dargli una mano a livello dirigenziale è chiaro che mi piacerebbe da morire tornare a far parte del Modena FC, ma ci devono essere i presupposti perché il calcio è stata la mia vita e non posso prenderlo in modo poco serio».

Primo anno da dirigente e subito una promozione in A con il Verona. Vincente anche in giacca e cravatta.
«Penso che si sia lavorato molto bene. Ora il difficile sarà mantenere la categoria e adesso viene il bello anche per me e il nostro direttore, perché con un budget che non è certo quello di Juve, Inter, Milan, Roma e Napoli dovremo cercare i giocatori giusti».

Come mai dirigente e non allenatore?
«Non mi piaceva l’idea di stare tutto giorno sul campo senza essere più giocatore e fare quello che per oltre vent’anni ho fatto. Poi ho visto tanti miei ex compagni intraprendere quella carriera e avere dei crolli fisici con degli invecchiamenti precoci che mi hanno fatto desistere immediatamente. Non che fare il dirigente non porti con sé preoccupazioni, anzi. Al primo capello bianco che vedo spuntare, mollo tutto e mi godo la vita. Sto scherzando ovviamente».

Nel Sassuolo, nel Carpi, nel Modena c’è un potenziale erede di Luca Toni?
«È molto difficile da dire perché sono tre realtà differenti tra loro. Il Sassuolo sta lavorando davvero bene a livello di settore giovanile e Gianluca Scamacca sta già facendo parlare molto di sé, fisicamente è quello che mi somiglia di più anche se io alla sua età non ero così ben strutturato. A me piace molto anche Pellegrini, pure Berardi ma deve mettersi alla prova in un ambiente un po’ più competitivo rispetto al Sassuolo per dimostrare chi sia veramente. Nel Carpi apprezzo Lasagna, che credo essere già destinato all’Udinese».

Quindi dobbiamo aspettare tuo figlio Leonardo?
«Chissà se vorrà fare il calciatore. Io non lo forzerò comunque perché mi piacerebbe che vivesse libero di scegliere la sua strada come lo sono stato io».

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