Gazzetta di Modena

Sport

Grampassi: «Basta, a Castelvetro non c’entro più nulla» 

Grampassi: «Basta, a Castelvetro non c’entro più nulla» 

L’ex patron stizzito: «Smettano di spendere il mio nome Io pagavo e altri decidevano, questo calcio mi ha deluso»

3 MINUTI DI LETTURA





L’amarezza è evidente perché quando una bella storia finisce lascia comunque ferite. Ma Enrico Grampassi ha deciso: tra lui e il Castelvetro di Modena, come l’ha rinominato la nuova proprietà, non ci sarà più alcun rapporto.
Grampassi, si dice che lei resterà almeno nel settore giovanile.
«Io non voglio che il mio nome e quello della mia famiglia sia più abbinato al Castelvetro. Questa avventura è finita. Ho un contratto da sponsor, che rispetterò, ma nulla di più. Non voglio più avere a che fare con il calcio, sono rimasto troppo scottato».
Ma cosa l’ha choccata in questo modo?
«Già ad agosto scorso volevo uscire, non condividevo la strategia di Davide Contri. Non era il caso di parlare con i procuratori e magari neppure di andare in ritiro. Io vedo il calcio dilettantistico come qualcosa di socialmente utile in cui valorizzare il lavoro fatto nel settore giovanile: l’unico ambito dove avevo diritto di parola. E credo che la mia visione sia stata ricompensata dai tanti successi dei giovani».
Cioè, lei pagava e non decideva niente?
«Facevano le riunioni senza di me, non sapevo cosa accadesse. Fino a ottobre ho fatto buon viso a cattivo gioco, ma la situazione stava precipitando. Si parlava addirittura di Lega Pro. Io rispondo per quanto fatto fino a quel momento, non mi nascondo: ho sempre onorato gli impegni che mi ero preso. Anche quelli economici».
E adesso? Crede che il Castelvetro potrà continuare senza di lei?
«Non lo so, non mi interessa, ma si deve smettere di tirarmi per la giacchetta. Io non c’entro più nulla. Ho sentito dire dall’attuale dirigenza che ero capriccioso: mi sono molto offeso. I capricci magari sono di altri, io il calcio lo faccio per passione non per un capriccio. A me piaceva andare la domenica a seguire la squadra ed ero orgoglioso di vedere i ragazzini crescere».
Ha dei rimpianti?
«Spero solo di essere ricordato bene: se ci sono due impianti in erba sintetica è perché Grampassi ha dato delle garanzie in banca così come altre cose importanti che credo di aver fatto. Non c’è scritto da nessuna parte che si debba per forza fare calcio. Volevo dare qualcosa al mio paese, ne sono stato orgoglioso, ma finora nessuno sembra essersene accorto, né il Comune né chi aveva ruoli dirigenziali importanti».
È vero che voleva esonerare Serpini?
«No, volevo solo parlarci dopo la lunga serie di sconfitte, ma mi avevano già isolato. Serpini è un bravissimo allenatore, ma in quel momento secondo me qualcosa non andava».
Entrerà nel Modena?
«Non so neppure chi giochi nei gialli. Non mi interessa, è una piazza davvero importante che merita progetti importanti. Non ho mai avuto alcun contatto con il club gialloblù».
I momenti più belli della sua carriera da dirigente?
«Sono tutti legati ad un giocatore e un amico: Simone Cavalli. Tre gol pesanti, quelli della promozione con la Savignanese, quello alla Casalgrandese dopo il suo rientro post infortunio e la rete promozione alla Bagnolese».
Quindi va a Vignola con lui?
«No, nel calcio non torno. Sono troppo amareggiato». (fd)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google