Il Carpi non trova il gol e si gioca tutto giovedì
di Fabio Garagnani
Il duello si fa in salita e a Benevento serve un’impresa come a Frosinone
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CARPI. Gianni Brera e Nereo Rocco da un parte, Gino Palumbo e Helenio Herrera dall’altra. In Carpi-Benevento si sono confrontate due idee di calcio opposte, vecchie quasi come il “football” stesso. I nostri quattro dovranno rassegnarsi a stare lì, seduti intorno al tavolo di un’osteria sorseggiando un buon bicchiere di lambrusco, perché questo primo round di Carpi-Benevento non ha ben chiarito se alla fin dei conti prevalga il calcio fatto di astuzia, difesa accorta e “contropiede malandrino” amato da Brera e professato dai padroni di casa, o la qualità dei passaggi e i colpi di classe che appassionavano Palumbo. Tutto è rimandato alla gara di ritorno, quando il Carpi dovrà vincere per diventare la terza promossa in Serie A. Ogni altro risultato consegnerebbe alla storia gli Stregoni campani. Bianco e compagni ci hanno provato fino alla fine, trovando di rado il varco giusto e vanificando con errori di misura. Per i biancorossi è la sesta “clean sheet” nelle ultime otto partite, mentre l’imbattibilità casalinga di Belec è arrivata a 402 minuti. Bene ma non abbastanza, perché al Vigorito occorrerà per forza trovare la via del gol.
FUORI LOLLO
Le due squadre arrivano all’appuntamento in piena forma, come dimostrano le rispettive strisce positive: otto partite senza sconfitte per il Carpi, sette per il Benevento. Le tossine sono però inevitabili, generate dai tanti incontri ravvicinati che hanno portato dai preliminari alla finale e dalle energie mentali spese per affrontare turni da dentro o fuori. All’altare, i padroni di casa sacrificano gli squalificati Struna e Gagliolo, e il malconcio Lollo, che si sistema in panchina per lasciar spazio a Mbaye in mediana e alla coppia d’attacco Lasagna-Mbakogu. La sorpresa sta sulla destra del centrocampo, dove Concas prende il posto di Jelenic. Defezioni anche sul fronte sannita. Mister Baroni ha lasciato a casa CIciretti, mentre davanti deve rinunciare al bomber Ceravolo, solo in panchina e sostituito da Cissé. A centrocampo ce la fa Chibsah, recuperato dalla piccola distorsione rimediata in settimana. Prima del fischio iniziale c’è tempo per il bel cerimoniale organizzato dalla Lega Serie B, con inno d’Italia cantato dal Piccolo coro dell’Antoniano.
ASSALTO STERILE
Sono subito gli ospiti a gestire il possesso, cercando di allargare sulle fasce, con frequenti cambi di gioco. Il vero pericolo per la retroguardia biancorossa viene però dal centro, e in particolare da Falco, che si muove tra le linee senza che Mbaye e Bianco riescano a contenerlo. Da lui arrivano le intuizioni che innescano Cissè, para Belec, e Melara, in ritardo sul cross da destra. Risponde a suo modo il Carpi: lunghe verticalizzazioni per la coppia di attaccanti alternate a percussioni sulla sinistra per sfruttare la verve di Letizia e Di Gaudio. I padroni di casa fanno vedere di cosa sono capaci al 21’ quando Letizia si lancia in un coast to coast di 80 metri sospinto dal Cabassi, poi l’assist per Lasagna e il sinistro a lato. I tentativi dalla distanza di Lasagna e Viola chiudono il conto delle occasioni in un primo tempo equilibrato. Aumenta il ritmo, il Carpi, al rientro sul terreno di gioco. Il tentativo è andare a prender palla sulla trequarti ospite, ma il Benevento non si fa sorprendere. I biancorossi guadagnano campo, ma i pericoli per Cragno continuano a latitare, anche perché Di Gaudio e Bianco mandano alle stelle dal limite. L’assalto un po’ arruffato degli ultimi minuti non ha altro esito che far perdere la pazienza a Falco, che protesta in faccia all’arbitro e riceve l’ammonizione che gli farà perdere la gara di ritorno. Al triplice fischio festeggiano soprattutto i sanniti, che sanno di aver compiuto metà dell’impresa. I tifosi, invece, applaudono da una parte e dall’altra. L’8 giugno la sentenza definitiva.
FUORI LOLLO
Le due squadre arrivano all’appuntamento in piena forma, come dimostrano le rispettive strisce positive: otto partite senza sconfitte per il Carpi, sette per il Benevento. Le tossine sono però inevitabili, generate dai tanti incontri ravvicinati che hanno portato dai preliminari alla finale e dalle energie mentali spese per affrontare turni da dentro o fuori. All’altare, i padroni di casa sacrificano gli squalificati Struna e Gagliolo, e il malconcio Lollo, che si sistema in panchina per lasciar spazio a Mbaye in mediana e alla coppia d’attacco Lasagna-Mbakogu. La sorpresa sta sulla destra del centrocampo, dove Concas prende il posto di Jelenic. Defezioni anche sul fronte sannita. Mister Baroni ha lasciato a casa CIciretti, mentre davanti deve rinunciare al bomber Ceravolo, solo in panchina e sostituito da Cissé. A centrocampo ce la fa Chibsah, recuperato dalla piccola distorsione rimediata in settimana. Prima del fischio iniziale c’è tempo per il bel cerimoniale organizzato dalla Lega Serie B, con inno d’Italia cantato dal Piccolo coro dell’Antoniano.
ASSALTO STERILE
Sono subito gli ospiti a gestire il possesso, cercando di allargare sulle fasce, con frequenti cambi di gioco. Il vero pericolo per la retroguardia biancorossa viene però dal centro, e in particolare da Falco, che si muove tra le linee senza che Mbaye e Bianco riescano a contenerlo. Da lui arrivano le intuizioni che innescano Cissè, para Belec, e Melara, in ritardo sul cross da destra. Risponde a suo modo il Carpi: lunghe verticalizzazioni per la coppia di attaccanti alternate a percussioni sulla sinistra per sfruttare la verve di Letizia e Di Gaudio. I padroni di casa fanno vedere di cosa sono capaci al 21’ quando Letizia si lancia in un coast to coast di 80 metri sospinto dal Cabassi, poi l’assist per Lasagna e il sinistro a lato. I tentativi dalla distanza di Lasagna e Viola chiudono il conto delle occasioni in un primo tempo equilibrato. Aumenta il ritmo, il Carpi, al rientro sul terreno di gioco. Il tentativo è andare a prender palla sulla trequarti ospite, ma il Benevento non si fa sorprendere. I biancorossi guadagnano campo, ma i pericoli per Cragno continuano a latitare, anche perché Di Gaudio e Bianco mandano alle stelle dal limite. L’assalto un po’ arruffato degli ultimi minuti non ha altro esito che far perdere la pazienza a Falco, che protesta in faccia all’arbitro e riceve l’ammonizione che gli farà perdere la gara di ritorno. Al triplice fischio festeggiano soprattutto i sanniti, che sanno di aver compiuto metà dell’impresa. I tifosi, invece, applaudono da una parte e dall’altra. L’8 giugno la sentenza definitiva.
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