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«Si vince con i martelli, Liu Jo d’attacco» 

di Fabio Rossi
«Si vince con i martelli, Liu Jo d’attacco» 

«Meglio rimanere a Modena da secondo, che in altre società da primo. Lo staff? Sì, oggi può davvero fare la differenza»

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Una vita nel volley, anche se di anni ne ha solo 33: competenza ed esperienza, soprattutto ad alto livello, però non mancano a Filippo Schiavo, sempre apprezzatissimo da società che puntano in alto. Come la Liu Jo Nordmeccanica, da cui è stato recentemente confermato, lui uno dei pochi su cui la famiglia Cerciello non ha mai avuto dubbi.

«Tra Piacenza e Modena, ormai, devo dire che ci conosciamo e sono contento che mi abbiano chiesto di continuare insieme».

Specie dopo il modo in cui è finita la stagione scorsa.

«Ah, certo che tutti noi, quelli rimasti, dovremo ricordare bene come è andata e trovare in quella finale gli stimoli per conquistarne un’altra, possibilmente vincendola».

A domanda, risposta: si può essere soddisfatti del ruolo di “secondo” viste le qualità espresse finora?

«Per me questo è un ambiente bellissimo, molto meglio fare il secondo qui che magari allenare una squadra da “primo”, ma diversa dalla Liu Jo Nordmeccanica».

Cosa ha di così speciale?

«È un’ottima squadra e soprattutto ha un ottimo staff».

Fare bene attenzione allora alla seconda parte della risposta e sollecitare immediatamente l’intervistato in proposito.

«Se può fare la differenza il lavoro di uno staff al giorno d’oggi? Io ne sono convinto, anzi convintissimo: fermo restando che a giocare sono le ragazze, chi gliele manda, in campo, deve far sì che siano pronte sotto ogni aspetto, tecnico, mentale e fisico. E allora guardate che staff avevano le squadre di vertice in Italia: numeroso, preparato e specializzato. Credo non si possa più improvvisare nulla sotto questo aspetto».

E allora chiediamo: coach Gaspari che “capo allenatore” è? Ascolta il suo staff?

«Con Marco ho un bel rapporto, molto diretto, questo è importante, ci deve essere fiducia reciproca, perché se non è così le speranze di vincere sono poi poche. Lui è uno che ascolta molto quello che gli dici, specie durante la settimana quando siamo in palestra. Noi poi siamo fortunati, perché con noi ci sono fior di professionisti, preparatore e dottori molto preparati».

Ci dica se anche Lei, come il 99%, dei presenti al PalaPanini dopo gara 1 della finale contro Novara, vinta 3-1, era certo che la Liu Jo avrebbe vinto lo scudetto?

«Ci speravo sì, eccome se ci speravo, ci credevo anche, ma se volete saperlo alla fine di quel match ho pensato “Noi abbiamo giocato la partita perfetta o quasi”, loro forse la peggiore, speriamo che duri... Purtroppo non è poi andata così».

Quindi non è stato uno scudetto perso dalla Liu Jo, ma vinto da Novara?

«Novara lo ha sicuramente vinto, noi abbiamo qualche rimpianto, questo sì».

E ancora...

«Nei momenti chiave dobbiamo ammettere che loro sono state più brave. Dove? Credo si sia visto. Novara è stata superiore su palla alta. Lo dicono i numeri. Per questo capisco bene l’impostazione data al mercato dalla società, cioé si è cercato di irrobustire notevolmente l’attacco».

Ecco spiegate allora perché Montano e Barun insieme.

«Intanto Montano nasce come martello, quindi potrà anche ricevere nel caso fosse necessario, poi proviamo a pensare ai benefici di avere queste due atlete insieme. Sono grandi attaccanti e le grandi attaccanti fanno la differenza anche mettendo a terra palloni proprio non precisissimi».

Quindi due mani pesanti per fare il salto di qualità.

«Ditemi: voi pensate che lo scudetto si possa vincere ricevendo benissimo anche senza avere chi mette palla a terra? Io penso che lo scudetto si possa vincere con l’attacco e nella prossima stagione le attaccanti le avremo e anche forti. Guardate anche in campo internazionale, lo stesso Vakifbank di Guidetti, campione d’Europa, vince perché ha martelli come Zhu Ting, poi è chiaro che nelle squadre di Guidetti il rapporto muro-difesa funziona sempre benissimo, ma se non avesse avuto la cinese Zhu ...».

C’è una giocatrice della Liu Jo su cui scommetterebbe?

«Caterina sicuramente. Bosetti, secondo me, sta facendo un percorso di maturazione ma per la sua età è fortissima e può diventarlo ancor più».

Passiamo alle avversarie: qual è il suo personalissimo ranking per la prossima stagione?

«Mercato ancora in corso, difficile dirlo: mi spiego, io metto Novara e Conegliano come potenziali favorite e subito dopo metto la Liu Jo, che è da podio. Partiamo tra le prime tre, oggi, ma dobbiamo ancora capire come chiuderanno il mercato Scandicci, Casalmaggiore, squadre che possono aggiungersi alle prime tre».

Campionato ancora più difficile dell’ultimo, quindi?

«Secondo me molto più difficile e di conseguenza molto più incerto».

Lei ha lavorato anche con Mazzanti che oggi è il tecnico della Nazionale.

«Volete una definizione per lui? L’uomo giusto al posto giusto, nel momento giusto. Se lo è meritato il posto da “ct”».

Mazzanti quest’anno ha raccontato di aver avuto problemi a gestire la presenza della moglie in squadra a Conegliano.

«A me avere Federica (Valeriano, la fidanzata ndr) in squadra non ha mai creato difficoltà, ma se Davide ha detto così probabilmente qualche problema anche visto il differente ruolo (primo/secondo allenatore) lo avrà riscontrato».

Se dovesse scegliere una giocatrice come simbolo per la pallavolo femminile?

«Quella che per me è stata un mito: Tai Aguero».

E un allenatore che per Lei ha significato molto?

«Giovanni Caprara sicuramente».

In passato ha fatto una esperienza in Francia: a distanza di tempo Le manca il volley transalpino?

«Non dimentico sicuramente quei momenti, andai in Costa Azzurra (Le Cannet ndr) per avanzare di grado, mi proposero di fare il secondo quando ero terzo a Piacenza e accettai. Poi finii anche per fare il primo e vincere una coppa di Francia. Tutto bellissimo davvero, ma la pallavolo in Francia è diversa, da tempo sostengo che in Italia si gioca il campionato di più alto livello in Europa».

Dovesse seguire l’esempio di colleghi emigrati per fare il salto di qualità definitivo, dove le piacerebbe andare?

«In Russia, non solo per il campionato, ma anche per vedere come è il tipo di vita in quel Paese».



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