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Lo scudetto di Venezia parla modenese 

di Fabrizio Morandi
Colombini
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Colombini

Tra i protagonisti dell’impresa della Reyer c’è anche Renzo Colombini: per lui secondo tricolore dopo quello con la Virtus

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Solo una settimana fa la Reyer Venezia conquistava uno scudetto inatteso, battendo l’arrembante Trento in rimonta per 4-2. Uno scudetto storico, in quanto la Reyer Venezia è una delle società più antiche del basket italiano e sicuramente assieme all’Olimpia Milano e alla Virtus Bologna la squadra che da più anni esiste ai massimi vertici. La Reyer è stata la settima società italiana a vincere uno scudetto, prima veneta, ci riuscì nel 1941-42 battendo in finale la Mussolini Parioli Roma che – curiosità – schierava tra le sue fila un giovanissmo Vittorio Gassman e nel 1942-43 facendo il bis contro la Virtus Bologna, per la verità riuscì a centrare la tripletta nel 1943-44 superando la Ginnastica Triestina, ma lo scudetto non fu mai omologato a causa di un banale errore nel cronometraggio che portò ad un ricorso della squadra giuliana, e alla mancata omologazione di quel titolo. Una nemesi storica che sembrava non trovare mai fine, invece una settimana fa è andato agli annali il terzo triangolino tricolore in casa veneziana. Scudetto che ha tanti “padri” ed uno nobile è sicuramente modenese, quello del Prof. Renzo Colombini, preparatore atletico della formazione granata, che proprio nella maggiore preparazione atletica ha trovato spesso la forza per ribaltare i tentativi dell’arrembante e coraggiosa squadra trentina.

Colombini, 55 anni, laureato ISEF, ha una lunga esperienza come preparatore atletico, un’attività cominciata dopo l’ISEF proprio a Modena negli anni d’oro del basket modenese e poi proseguita transitando per la Virtus Bologna (con cui vinse uno scudetto, una Coppa Italia ed una Supercoppa a fine anni ‘90), Fortitudo Bologna, la bellissima esperienza di Montecatini, Treviso, Milano nel periodo dell’egemonia senese, Montegranaro in cui conobbe e si rinsaldò l’amicizia che tuttora lo lega a coach Carlo Recalcati, che lo volle a Venezia nel 2014 quando cominciò l’avventura di un triennio indimenticabile per la società lagunare.

Renzo, raccontaci il “tuo” scudetto e questa annata Reyer.

«È stata senza dubbio un’annata eccezionale – attacca Colombini – con uno scudetto giunto 74 anni dopo l’ultimo, in una stagione fantastica che ha visto la squadra raggiungere le semifinali di Champions League (ndr la Eurolega targata FIBA e maggiore manifestazione di club della Federazione Internazionale), quando l’obiettivo inizialmente fissato era quello di raggiungere almeno il secondo turno, visto che l’anno scorso c’eravamo fermati al primo. E a questo importante traguardo abbiamo aggiunto la finale del campionato con lo storico scudetto. Stiamo parlando di una formazione, che – per fare un paragone – ha giocato in tutto l’anno 69 incontri ufficiali (ritmo quasi da Eurolega,ndr) contro i soli 44 di Trento».

Che posto occupa questo traguardo nel pantheon delle tue vittorie e delle tue esperienze?

«Per me si tratta del secondo campionato vinto, dopo quello con la Virtus Bologna di tanti anni fa. Non posso fare classifiche, le vittorie sono tutte belle, anche se debbo ammettere che questa è stata particolarmente emozionante. Ad inizio anno non partivamo con i favori del pronostico, nessuno accreditava alcuna squadra al di fuori dell’EA7 Milano e noi eravamo indicati con Reggio Emilia e Avellino nel lotto di coloro che potevano giocarsi il secondo posto. Arrivare a vincere un campionato così storico per la società in un’annata che esprimeva una favorita così netta, è un motivo di grandissima soddisfazione».

La tua esperienza a Venezia come nasce?

«Nel mio biennio a Montegranaro ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con un personaggio di primissimo livello come Carlo Charly Recalcati (ndr ex CT azzurro protagonista dell’argento olimpico di Atene 2004), col quale si è instaurato un rapporto professionale e di amicizia di primissimo livello. Quando Recalcati è arrivato a Venezia nel 2014 ha dato il la a tutto il miracolo di questo triennio, proseguito poi in panchina da Walter De Raffaele, ma a cui Recalcati ha contribuito con l’organizzazione a tutto tondo della società ed ho avuto l’onore di essere chiamato da lui come preparatore atletico nell’estate del 2014, ruolo che ho avuto il piacere di accettare data la grande stima che ho nella persona».

Tre anni decisamente di livello…è un bell’indicatore!

«Quando sono arrivato il primo anno la semifinale contro Reggio Emilia è stata definita dalla stampa locale il migliore risultato della società da 64 anni a questa parte e in questi tre anni ogni traguardo è stato spesso etichettato come il miglior risultato da tot anni a questa parte della società. Sono stati tre anni importanti, con un gruppo in costante crescendo, con una società ben organizzata che proprio con queste “armi” ha potuto sopperire ad un budget che non è certo paragonabile – per dirne una – a quello dell’EA7 Milano, ma anche di un paio di altri team nazionali. Abbiamo la soddisfazione di avere creato un sistema di lavoro che ha assicurato continuità ad alto livello. Dopo vincere o perdere è spesso questione di dettagli, ma essere lì per tre anni consecutivi a giocarcela sempre, beh…quello no….non è un dettaglio, ma la testimonianza di un lavoro ben condotto da tutta l’organizzazione della Reyer».

Renzo, ma a questo punto, qual è il tuo sogno nel cassetto, quello che non hai ancora realizzato?

«Non ho dubbi. In questo momento senza dubbio quello di vincere una Coppa Europea, non mi è mai capitato e sarebbe bello raggiungere anche questo traguardo».

Se Modena, come squadre e basket di alto livello, da diversi anni è ferma al palo, producendo pochino, ha però ancora la capacità di esportare delle eccellenze di questo valore come quella del Professor Renzo Colombini, al quale auguriamo tante altre soddisfazioni personali e – perché no – l’augurio anche di tenere spesso sul gradino più alto il vessillo della Modena del basket. In bocca al lupo Prof.!
 

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