«Modena? Molto più forte di un anno fa»
di Fabio Rossi
«Bruninho da solo basterebbe a spiegare perché, poi pensate a chi avete in panchina: Stoytchev è un numero 1 assoluto»
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Mai risposte banali, leggere per credere: Stefano Recine, parla da direttore tecnico (così recita il suo contratto...) della Sir Safety Perugia, dove è approdato nella stagione scorsa.
«Vacanze finite? Purtroppo sì. Dove le ho passate? Che domanda, ci sono dubbi? Al Bagno Obelix, casa mia».
E subito dopo aggiunge con rimpianto evidente: «Vi siete divertiti con il concerto di Vasco, vero? Un grande. E grande Modena ad organizzare un evento del genere».
Non divaghiamo e passiamo al volley, per favore, quello che verrà.
«Cosa volete che vi dica? Che Modena vincerà lo scudetto? Questo non lo so, ma chiedetemi se è più forte dell’anno scorso...».
Bella “auto-domanda “Cisko”, è il tormentone dell’estate tra i tifosi gialloblù.
«Certo che è più forte dell’anno scorso, lo capirebbe chiunque».
Grazie, ci spiega perché?
«Mi basterebbe dirvi che è tornato Bruninho perché lui da solo sposta gli equilibri. Oh, non che Trento stia peggio in regia visto che ha un predestinato come Giannelli e non che noi, con De Cecco, e la Lube, con Christenson, possano lamentarsi. Per Modena, però, Bruninho è perfetto, il giocatore giusto al posto giusto».
Se dovesse metterli in ordine secondo i suoi personalissimi gusti?
«No, ragazzi, questo gioco non mi piace... Piuttosto, facendo questi nomi mi rendo conto di che campionato sarà la prossima SuperLega, un torneo pazzesco. Non c’è niente da fare, ogni anno è più difficile, ma vi rendete conto di che livello ci sarà, se già era alto nella stagione scorsa, quello che verrà sarà impressionante. Mi vien voglia di vedere adesso i prossimi play off».
Diceva di Bruninho, ma non solo per una Modena che può tornare a vincere.
«Scusate ma avete visto chi ci sarà in panchina? La vera sorpresa non è stata che Modena abbia scelto Stoytchev, ma che Rado fosse fuori dalla pallavolo nell’ultimo torneo. Scherziamo? Lui è un numero 1 assoluto, dove va, vince. Massima stima da parte mia. Su come andrà a Modena io non ho dubbi. Ci metterà poco a diventare un idolo, vedrete».
Rispetto a un anno fa, però, Modena cambierà un centrale, l’opposto e il regista.
«Le regole sono regole, Rado è Rado ma non iniziate a mettere pressione addosso alla gente, anche lui avrà bisogno di tempo, non tanto, ma ne servirà per mettere insieme il tutto. Piuttosto... dico che a Bruninho non servirà invece molto tempo per prendere le misure con i nuovi compagni, un paio di allenamenti al massimo, credetemi».
Volti nuovi in arrivo, ma anche volti noti che hanno scelto di andarsene.
«C’è un’altra regola nello sport, se qualcuno sceglie di andarsene va rispettato, ma non rimpianto, non si deve rimpiangere il passato, ma essere felici di quello che è stato, se qualche ragazzo ha deciso in questo senso avrà avuto le sue ragioni, ma Modena è Modena e andrà oltre».
Lei a Modena è stato e resterà sempre “uno di noi”, come cantavano i tifosi.
«Li ringrazio, con una parte di loro mi sento e mi incontro ancora».
Ma non sono quelli arrivati ai ferri cortissimi con il suo nuovo presidente?
«Guarda, ti dico che a una parte dei tifosi di Modena, Sirci piace. E aggiungo che se lo conoscessero meglio piacerebbe anche agli altri».
Nell’ultima stagione però sono però volati gli stracci. Lei che ne pensa?
«Quello che vi ho già detto: Sirci è una persona simpaticissima e ha una passione per la pallavolo smisurata, un personaggio incredibile».
Sembra di sentirLa parlare di Giovanni Vandelli.
«In comune hanno l’entusiasmo incredibile per quello che fanno e il desiderio di vincere».
Vandelli a Modena ha vinto tutto, Sirci ancora no.
«Attenti, perché Perugia è molto più vicina di quanto si pensi alle altre grandi, quest’anno saremo molto più equilibrati. Colaci è stato un acquisto eccezionale per quelle che erano le nostre esigenze, non perché chi c’era prima fosse scarso, anzi, ma perché nel suo ruolo è un fuoriclasse assoluto».
Stefano Recine e Modena, quasi una favola.
«Avevo 22 anni e giocavo a Ravenna, provate a immaginare quando mi dissero che mi voleva Modena. Oh, quella era proprio la Juventus del volley. Vennero Leo Novi e Pietro Peja, impossibile dire no».
I più e i meno della sua esperienza da giocatore Panini?
«I più sono stati tantissimi, da Paolino Guidetti come allenatore, un grandissimo perché era uno che insegnava pallavolo, ma anche un educatore. Poi Peppino (Panini ndr), solo chi lo ha conosciuto e lo ha avuto come presidente può capirmi, lui è stato unico. Faccio molta fatica a trovare un “meno”... Diciamo che una cosa purtroppo ci è mancata, lo scudetto, ma Modena da giocatore è stato comunque il massimo».
Il tricolore a Modena lo vinse qualche tempo dopo, nel 2002, da direttore generale.
«Devo ringraziare Vandelli dell’opportunità, tra noi c’è sempre stata grande simpatia reciproca: furono due anni indimenticabili quelli da dirigente anche perché adesso sono tutti capaci di dire che quello scudetto lo vinse uno “squadrone”, ma quando io la misi insieme, quella squadra, non proprio tutti la pensavano così».
E arriva così il momento di togliersi qualche soddisfazione personale.
«Un giorno dissi a Vandelli, “Riprendiamo Cantagalli”, lui mi guardò e mi chiese, “Siamo sicuri che fa al caso nostro?”. Io gli risposi, “Pres. l’ho avuto a Palermo, non ce n’è uno più bravo di lui in quel ruolo».
Recine e Cantagalli, tra voi c’è sempre stato un rapporto speciale.
«Lui era nelle giovanili quando io giocavo a Modena, per me è stato ed è come un fratello, l’ho visto crescere e diventare straordinariamente forte, direi unico».
Torniamo al maggio 2002, per favore: che cosa ricorda in questo istante se ripensa a quella notte?
«Meravigliosa serata, ricordo Modena impazzita per quello scudetto, il PalaPanini era un contenitore di felicità. Mi ricordo bene quei momenti, ho ancora quelle foto e le conservo gelosamente, ero vicino al Bovo (Vigor Bovolenta ndr), seduti su un tavolo e continuavamo ad abbracciarci, avevano vinto lo scudetto, il nostro primo scudetto, mica poca roba».
Ci diceva che all’inizio di quella stagione non tutti pensavano che quella fosse una squadra da scudetto.
«Io invece ci ho sempre creduto, perdemmo male la coppa Italia, Vandelli si arrabbiò di brutto, alla fine i campioni si dimostrarono tali: avevo portato Gardini, non giovanissimo, a Modena e lui giocò in modo straordinario, di Cantagalli vi ho già detto, della diagonale Ball-Iakovlev, ditemi invece voi, come vi sono parsi?».
Pazzeschi...
«Io stravedo per Lloy Ball e sono orgoglioso che un campione del genere sia partito proprio da quello scudetto per scrivere una carriera assolutamente fantastica».
Come dire che il vecchio Cisko ci aveva visto bene...
«Non vorrei poi parlare di Iakovlev: Roman non si capisce cosa avesse di russo... Il braccio era quello di un brasiliano e possedeva un estro mai visto. Diagonale fantastica, quella».
Dopo aver costruito quella squadra l’addio arrivò forse troppo presto.
«Quando abbiamo vinto lo scudetto sapevo già che non sarei rimasto, ma posso garantirvi che me lo sono goduto tutto, ci volevano ovunque, alla Ferrari ai Pavarotti and Friends, che momenti, quelli».
Ripensa ogni tanto alla sua carriera? Soddisfatto o rimborsato?
«Posso dire di avere trascorso 42 anni nel mondo del volley e in serie A1, sono stato davvero molto fortunato nella mia vita, ho lavorato in grandissime società e credo di essermi tolto grandi soddisfazioni anche in piazze che da piccole sono diventate grandi»
Ferrara e Palermo?
«Nella prima da neopromossi abbiamo vinto 13 partite su 13 in casa, a Palermo abbiamo costruito una squadra super dal nulla. C’erano Dennis, Osvaldo Hernandez, Cantagalli, Bovolenta: non è che abbiamo solo partecipato, quell’anno, abbiamo vinto la Coppa Cev, ragazzi, e abbiamo eliminato la Sisley nei play off».
Lei ha speso parole di elogio per Peppino Panini e Giovanni Vandelli: a proposito di presidenti, un giudizio su Catia Pedrini?
«Io guardo ai fatti, cosa ha vinto Modena dopo il 2002 per tanti anni? Quando è riuscita a vincere di nuovo? Quindi la mia risposta è che per la signora Pedrini parlano i fatti».
Ci dica la verità, non Le fa effetto usare “noi” parlando di Perugia?
«No, poterlo fare mi riempie di felicità perché è una occasione enorme anche per me».
Diciamo che si è presentato benino riempiendo il PalaEur organizzando la final four di Champions League.
«Va bene, diciamo che è andata così, se volete farmi un complimento».
Scusi, se Le diciamo Lube, invece, che effetto Le fa?
«Penso a tanti momenti fantastici, sono un uomo fortunato ad averli vissuti, poi è altrettanto vero che quando si chiude una porta si chiude e basta, ma come ho già detto prima, mai avere rimpianti, guardare avanti, così si deve fare».
La Lube è più forte di quella che ha vinto scudetto e coppa Italia un anno fa?
«Vi rispondo così: è più forte in Champions League dove non ci sono limiti di stranieri e con l’innesto di Sander ha una pedina preziosa in più, ma in campionato, ditemi voi, era forse debole con Kovar? Kovar è l’uomo che ha spaccato i play off un anno fa».
Da una grande all’altra: Trento ha cambiato anche più di quanto si immaginasse.
«Hanno costruito una squadra sulle indicazioni di Lorenzetti e quando hai Angelo in panchina hai una qualità del lavoro importante. E poi sono tutti ottimi giocatori lì, altro cliente scomodo per tutti».
Lei dispensa elogi a tutti, ci regali una bella risposta: Ngapeth è il più forte giocatore del mondo attualmente?
«Dei dieci colpi più spettacolari che io abbia mai visto nella mia vita cinque sono suoi, vi basta, va bene come risposta?»
Scusi e perché non lo avete portato a Perugia, allora?
«Perugia è un grande club, Ngapeth un grandissimo giocatore, se in futuro dovesse presentarsi l’occasione...».
«Vacanze finite? Purtroppo sì. Dove le ho passate? Che domanda, ci sono dubbi? Al Bagno Obelix, casa mia».
E subito dopo aggiunge con rimpianto evidente: «Vi siete divertiti con il concerto di Vasco, vero? Un grande. E grande Modena ad organizzare un evento del genere».
Non divaghiamo e passiamo al volley, per favore, quello che verrà.
«Cosa volete che vi dica? Che Modena vincerà lo scudetto? Questo non lo so, ma chiedetemi se è più forte dell’anno scorso...».
Bella “auto-domanda “Cisko”, è il tormentone dell’estate tra i tifosi gialloblù.
«Certo che è più forte dell’anno scorso, lo capirebbe chiunque».
Grazie, ci spiega perché?
«Mi basterebbe dirvi che è tornato Bruninho perché lui da solo sposta gli equilibri. Oh, non che Trento stia peggio in regia visto che ha un predestinato come Giannelli e non che noi, con De Cecco, e la Lube, con Christenson, possano lamentarsi. Per Modena, però, Bruninho è perfetto, il giocatore giusto al posto giusto».
Se dovesse metterli in ordine secondo i suoi personalissimi gusti?
«No, ragazzi, questo gioco non mi piace... Piuttosto, facendo questi nomi mi rendo conto di che campionato sarà la prossima SuperLega, un torneo pazzesco. Non c’è niente da fare, ogni anno è più difficile, ma vi rendete conto di che livello ci sarà, se già era alto nella stagione scorsa, quello che verrà sarà impressionante. Mi vien voglia di vedere adesso i prossimi play off».
Diceva di Bruninho, ma non solo per una Modena che può tornare a vincere.
«Scusate ma avete visto chi ci sarà in panchina? La vera sorpresa non è stata che Modena abbia scelto Stoytchev, ma che Rado fosse fuori dalla pallavolo nell’ultimo torneo. Scherziamo? Lui è un numero 1 assoluto, dove va, vince. Massima stima da parte mia. Su come andrà a Modena io non ho dubbi. Ci metterà poco a diventare un idolo, vedrete».
Rispetto a un anno fa, però, Modena cambierà un centrale, l’opposto e il regista.
«Le regole sono regole, Rado è Rado ma non iniziate a mettere pressione addosso alla gente, anche lui avrà bisogno di tempo, non tanto, ma ne servirà per mettere insieme il tutto. Piuttosto... dico che a Bruninho non servirà invece molto tempo per prendere le misure con i nuovi compagni, un paio di allenamenti al massimo, credetemi».
Volti nuovi in arrivo, ma anche volti noti che hanno scelto di andarsene.
«C’è un’altra regola nello sport, se qualcuno sceglie di andarsene va rispettato, ma non rimpianto, non si deve rimpiangere il passato, ma essere felici di quello che è stato, se qualche ragazzo ha deciso in questo senso avrà avuto le sue ragioni, ma Modena è Modena e andrà oltre».
Lei a Modena è stato e resterà sempre “uno di noi”, come cantavano i tifosi.
«Li ringrazio, con una parte di loro mi sento e mi incontro ancora».
Ma non sono quelli arrivati ai ferri cortissimi con il suo nuovo presidente?
«Guarda, ti dico che a una parte dei tifosi di Modena, Sirci piace. E aggiungo che se lo conoscessero meglio piacerebbe anche agli altri».
Nell’ultima stagione però sono però volati gli stracci. Lei che ne pensa?
«Quello che vi ho già detto: Sirci è una persona simpaticissima e ha una passione per la pallavolo smisurata, un personaggio incredibile».
Sembra di sentirLa parlare di Giovanni Vandelli.
«In comune hanno l’entusiasmo incredibile per quello che fanno e il desiderio di vincere».
Vandelli a Modena ha vinto tutto, Sirci ancora no.
«Attenti, perché Perugia è molto più vicina di quanto si pensi alle altre grandi, quest’anno saremo molto più equilibrati. Colaci è stato un acquisto eccezionale per quelle che erano le nostre esigenze, non perché chi c’era prima fosse scarso, anzi, ma perché nel suo ruolo è un fuoriclasse assoluto».
Stefano Recine e Modena, quasi una favola.
«Avevo 22 anni e giocavo a Ravenna, provate a immaginare quando mi dissero che mi voleva Modena. Oh, quella era proprio la Juventus del volley. Vennero Leo Novi e Pietro Peja, impossibile dire no».
I più e i meno della sua esperienza da giocatore Panini?
«I più sono stati tantissimi, da Paolino Guidetti come allenatore, un grandissimo perché era uno che insegnava pallavolo, ma anche un educatore. Poi Peppino (Panini ndr), solo chi lo ha conosciuto e lo ha avuto come presidente può capirmi, lui è stato unico. Faccio molta fatica a trovare un “meno”... Diciamo che una cosa purtroppo ci è mancata, lo scudetto, ma Modena da giocatore è stato comunque il massimo».
Il tricolore a Modena lo vinse qualche tempo dopo, nel 2002, da direttore generale.
«Devo ringraziare Vandelli dell’opportunità, tra noi c’è sempre stata grande simpatia reciproca: furono due anni indimenticabili quelli da dirigente anche perché adesso sono tutti capaci di dire che quello scudetto lo vinse uno “squadrone”, ma quando io la misi insieme, quella squadra, non proprio tutti la pensavano così».
E arriva così il momento di togliersi qualche soddisfazione personale.
«Un giorno dissi a Vandelli, “Riprendiamo Cantagalli”, lui mi guardò e mi chiese, “Siamo sicuri che fa al caso nostro?”. Io gli risposi, “Pres. l’ho avuto a Palermo, non ce n’è uno più bravo di lui in quel ruolo».
Recine e Cantagalli, tra voi c’è sempre stato un rapporto speciale.
«Lui era nelle giovanili quando io giocavo a Modena, per me è stato ed è come un fratello, l’ho visto crescere e diventare straordinariamente forte, direi unico».
Torniamo al maggio 2002, per favore: che cosa ricorda in questo istante se ripensa a quella notte?
«Meravigliosa serata, ricordo Modena impazzita per quello scudetto, il PalaPanini era un contenitore di felicità. Mi ricordo bene quei momenti, ho ancora quelle foto e le conservo gelosamente, ero vicino al Bovo (Vigor Bovolenta ndr), seduti su un tavolo e continuavamo ad abbracciarci, avevano vinto lo scudetto, il nostro primo scudetto, mica poca roba».
Ci diceva che all’inizio di quella stagione non tutti pensavano che quella fosse una squadra da scudetto.
«Io invece ci ho sempre creduto, perdemmo male la coppa Italia, Vandelli si arrabbiò di brutto, alla fine i campioni si dimostrarono tali: avevo portato Gardini, non giovanissimo, a Modena e lui giocò in modo straordinario, di Cantagalli vi ho già detto, della diagonale Ball-Iakovlev, ditemi invece voi, come vi sono parsi?».
Pazzeschi...
«Io stravedo per Lloy Ball e sono orgoglioso che un campione del genere sia partito proprio da quello scudetto per scrivere una carriera assolutamente fantastica».
Come dire che il vecchio Cisko ci aveva visto bene...
«Non vorrei poi parlare di Iakovlev: Roman non si capisce cosa avesse di russo... Il braccio era quello di un brasiliano e possedeva un estro mai visto. Diagonale fantastica, quella».
Dopo aver costruito quella squadra l’addio arrivò forse troppo presto.
«Quando abbiamo vinto lo scudetto sapevo già che non sarei rimasto, ma posso garantirvi che me lo sono goduto tutto, ci volevano ovunque, alla Ferrari ai Pavarotti and Friends, che momenti, quelli».
Ripensa ogni tanto alla sua carriera? Soddisfatto o rimborsato?
«Posso dire di avere trascorso 42 anni nel mondo del volley e in serie A1, sono stato davvero molto fortunato nella mia vita, ho lavorato in grandissime società e credo di essermi tolto grandi soddisfazioni anche in piazze che da piccole sono diventate grandi»
Ferrara e Palermo?
«Nella prima da neopromossi abbiamo vinto 13 partite su 13 in casa, a Palermo abbiamo costruito una squadra super dal nulla. C’erano Dennis, Osvaldo Hernandez, Cantagalli, Bovolenta: non è che abbiamo solo partecipato, quell’anno, abbiamo vinto la Coppa Cev, ragazzi, e abbiamo eliminato la Sisley nei play off».
Lei ha speso parole di elogio per Peppino Panini e Giovanni Vandelli: a proposito di presidenti, un giudizio su Catia Pedrini?
«Io guardo ai fatti, cosa ha vinto Modena dopo il 2002 per tanti anni? Quando è riuscita a vincere di nuovo? Quindi la mia risposta è che per la signora Pedrini parlano i fatti».
Ci dica la verità, non Le fa effetto usare “noi” parlando di Perugia?
«No, poterlo fare mi riempie di felicità perché è una occasione enorme anche per me».
Diciamo che si è presentato benino riempiendo il PalaEur organizzando la final four di Champions League.
«Va bene, diciamo che è andata così, se volete farmi un complimento».
Scusi, se Le diciamo Lube, invece, che effetto Le fa?
«Penso a tanti momenti fantastici, sono un uomo fortunato ad averli vissuti, poi è altrettanto vero che quando si chiude una porta si chiude e basta, ma come ho già detto prima, mai avere rimpianti, guardare avanti, così si deve fare».
La Lube è più forte di quella che ha vinto scudetto e coppa Italia un anno fa?
«Vi rispondo così: è più forte in Champions League dove non ci sono limiti di stranieri e con l’innesto di Sander ha una pedina preziosa in più, ma in campionato, ditemi voi, era forse debole con Kovar? Kovar è l’uomo che ha spaccato i play off un anno fa».
Da una grande all’altra: Trento ha cambiato anche più di quanto si immaginasse.
«Hanno costruito una squadra sulle indicazioni di Lorenzetti e quando hai Angelo in panchina hai una qualità del lavoro importante. E poi sono tutti ottimi giocatori lì, altro cliente scomodo per tutti».
Lei dispensa elogi a tutti, ci regali una bella risposta: Ngapeth è il più forte giocatore del mondo attualmente?
«Dei dieci colpi più spettacolari che io abbia mai visto nella mia vita cinque sono suoi, vi basta, va bene come risposta?»
Scusi e perché non lo avete portato a Perugia, allora?
«Perugia è un grande club, Ngapeth un grandissimo giocatore, se in futuro dovesse presentarsi l’occasione...».
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