Adesso è un mito e deve servirci come ispirazione
di CLAUDIO GIUA
Diventare un mito in vita non è frequente, soprattutto in giovane età. Lo furono Alessandro Magno e qualche altro condottiero del lontano passato. Sono ancora mitici alcuni rivoluzionari del...
2 MINUTI DI LETTURA
Diventare un mito in vita non è frequente, soprattutto in giovane età. Lo furono Alessandro Magno e qualche altro condottiero del lontano passato. Sono ancora mitici alcuni rivoluzionari del Novecento come Ernesto “Che” Guevara o leader anomali come il Mahatma Gandhi.
Lo sport moderno crea presunti miti di continuo, ma pochi resistono alla prova del tempo. Di certo Roger Federer è il massimo mito agonistico di questi ultimi trent’anni, più di qualsiasi calciatore, campione di Formula 1 o motociclismo, centometrista o giocatore di basket. Nel secondo dopoguerra l’unico al suo livello è stato Cassius Clay-Muhammad Ali. Federer è un mito per ragioni intrinseche al suo straordinario talento e anche perché trasmette messaggi sempre positivi, sia quando vince e fa inarrivabili record, come ieri a Wimbledon, sia quando perde o è costretto a lasciare la scena con discrezione. Lo conferma il fatto che scrittori come David Foster Wallace gli abbiano dedicato pagine memorabili, che regnanti e aziende globali se lo contendano, che dal 2000 alcuni dei migliori tennisti di tre generazioni si ritrovino loro malgrado nel ruolo di marginali comprimari quando lui decide di concedere saggi della propria assoluta maestria. La vittoria e tutti i record di Federer realizzati a Wimbledon 2017 contribuiscono a fare del tennis lo sport forse più in salute. Lo dicono i numeri dei tornei principali come gli Slam e i Masters 1000, compresi gli Internazionali Bnl d’Italia e, sperabilmente, le nasciture Next Gen Finals che si terranno in novembre a Milano. L’Italia è considerata dall’ATP, la potente associazione dei giocatori, decisiva per la crescita del tennis.
È una realtà di cui di cui tenere conto dai punti di vista organizzativo e sportivo. Dopo il crepuscolo della generazione di Pennetta, Schiavone, Vinci ed Errani, e con l’invecchiamento dei nostri migliori uomini, da Fognini a Seppi, servono leve nuove per far coincidere il successo degli eventi con quello dei nostri atleti. Federer deve servire come ispirazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo sport moderno crea presunti miti di continuo, ma pochi resistono alla prova del tempo. Di certo Roger Federer è il massimo mito agonistico di questi ultimi trent’anni, più di qualsiasi calciatore, campione di Formula 1 o motociclismo, centometrista o giocatore di basket. Nel secondo dopoguerra l’unico al suo livello è stato Cassius Clay-Muhammad Ali. Federer è un mito per ragioni intrinseche al suo straordinario talento e anche perché trasmette messaggi sempre positivi, sia quando vince e fa inarrivabili record, come ieri a Wimbledon, sia quando perde o è costretto a lasciare la scena con discrezione. Lo conferma il fatto che scrittori come David Foster Wallace gli abbiano dedicato pagine memorabili, che regnanti e aziende globali se lo contendano, che dal 2000 alcuni dei migliori tennisti di tre generazioni si ritrovino loro malgrado nel ruolo di marginali comprimari quando lui decide di concedere saggi della propria assoluta maestria. La vittoria e tutti i record di Federer realizzati a Wimbledon 2017 contribuiscono a fare del tennis lo sport forse più in salute. Lo dicono i numeri dei tornei principali come gli Slam e i Masters 1000, compresi gli Internazionali Bnl d’Italia e, sperabilmente, le nasciture Next Gen Finals che si terranno in novembre a Milano. L’Italia è considerata dall’ATP, la potente associazione dei giocatori, decisiva per la crescita del tennis.
È una realtà di cui di cui tenere conto dai punti di vista organizzativo e sportivo. Dopo il crepuscolo della generazione di Pennetta, Schiavone, Vinci ed Errani, e con l’invecchiamento dei nostri migliori uomini, da Fognini a Seppi, servono leve nuove per far coincidere il successo degli eventi con quello dei nostri atleti. Federer deve servire come ispirazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google