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Pentathlon azzurro: Simone Cavicchioli coi talenti... mondiali

di Davide Berti
Pentathlon azzurro: Simone Cavicchioli coi talenti... mondiali

Dall’Avia Pervia all’Italia: «Devo dire grazie alla società e a tutto lo staff». E arrivano le prime medaglie iridate 

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Simone Cavicchioli è una delle anime del pentathlon modenese. Da quasi vent’anni è nella squadra dell’Avia Pervia Pentathlon Modena di Pierpaolo Alessandro, e da Modena ha spiccato il volo per raggiungere i colori della nazionale. L’azzurro, evidentemente, gli porta bene. Da quest’anno è tecnico della nazionale italiana giovanile, responsabile con Andrea Valentini del settore under 17 e under 19, e le medaglie non sono tardate ad arrivare.

Prima agli Europei under 17, adesso a Praga con il Mondiale under 19: medaglia d’argento individuale per Elena Micheli, medaglia d’oro per la squadra azzurro sul tetto del mondo. Lì sopra c’è salito anche lui, pur rimanendo stabilmente con i piedi per terra, godendosi però questo successo mentre oggi si chiuderà la kermesse con la staffetta mista, dove l’Italia può nuovamente andare a medaglia.

Andare in nazionale significa lasciare Modena?

«Non c’è dubbio. Significa mettere al servizio della federazione, che a gennaio mi ha chiesto di ricoprire questo incarico, anche la mia esperienza. Una bella responsabilità che spero di ricambiare».

I risultati sembrano darvi ragione.

«Merito di dirigenti che ci credono, che ci hanno permesso di costruire un percorso a lunga durata che mi auguro venga confermato anche il prossimo anno. Ma soprattutto merito di questi ragazzi e ragazze che si impegnano con successo».

Aveva mai pensato di arrivare ad essere il tecnico della nazionale giovanile, quello che deve garantire un futuro di successi a questo sport?

«Pensate che io pentathlon non l’ho nemmeno mai praticato». E ride.

Come?

«Vengo dal nuoto, ho gareggiato per 20 anni. E ho praticato per lungo tempo anche triathlon. Poi mi sono specializzato nella corsa. Non sono un tuttologo e all’Avia Pervia ogni disciplina ha i suoi specialisti. Io ho il compito di dirigere tutto il settore. In nazionale avviciniamo i ragazzi alla completezza di questo sport che introduce l’equitazione, l’ultimo passaggio, solo quando i ragazzi sono già junior. Sta a noi sceglierli: abbiamo già fatto due raduni quest’anno, ottanta convocazioni, collaboriamo con tutti i tecnici e coinvolgiamo le società per far crescere questa disciplina. Bisogna crederci».

Si vive di pentathlon?

«Se si riferisce al mio stipendio direi proprio di no. Ho un mutuo da pagare e nella vita continuo a fare il perito meccanico, disegnatore in uno studio tecnico. Poi ogni pomeriggio entro in palestra e mi dedico a questa grande passione in un gruppo di amici e professionisti. Stiamo con ragazzi che fanno grandi sacrifici, sono in palestra sei giorni su sette per quattro ore tutti i pomeriggi e devono anche andare bene a scuola. Non è facile per loro, non è facile per noi. Ma ci mettiamo tutto il nostro impegno».

Quanto c’è di Modena in questa esperienza che sta vivendo?

«C’è la passione, c’è l’orgoglio. E possiamo anche dire che forse c’è una esperienza che noi tutti abbiamo messo in campo se l’Avia Pervia è arrivata ad ottenere certi risultati: diversi impianti, centinaia di tesserati, anche ora nei centri estivi. Il movimento c’è, bisogna impegnarsi sempre per farlo funzionare al meglio».

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