«Ho messo giù la testa e non ci ho più pensato...»
Il campione si racconta a fine gara: «Sapevo che sarebbe stata dura staccarli ma ho giocato di intelligenza e arrivato ai 1300 metri ho dato la spinta decisiva»
2 MINUTI DI LETTURA
A Kazan come a Budapest. Cambia la location, ma non il risultato: sul gradino più alto del podio mondiale c’è sempre e solo Gregorio Paltrinieri. Nel mezzo, così per gradire, ci sta anche la vittoria olimpica a Rio, giusto per completare un giro del mondo fatto di successi. C’è da essere soddisfatti e pure parecchio per quanto fatto in questa prima parte di carriera. Emozione che, ovviamente, non nasconde il formidabile atleta carpigiano. Prima della gioia per l’ennesimo oro bisogna, però, fare un piccolo passo indietro. Tornare ad una parentesi del Mondiale che Greg in fondo non ha digerito: la mezza delusione patita negli 800. Non è infatti un mistero che il sogno del 22enne carpigiano fosse quello della doppietta, un obiettivo che dovrà essere per forza rimandato: «E’ sempre un bronzo e questo non bisogna dimenticarlo, ma i miei avversari sono andati più forte. Certamente non sono contento per come ho gestito quella gara e non nascondo che mi è scocciato un po’ per come è finita. Un motivo in più per non essere protagonista di un’altra prestazione negativa. Adesso sono però felice per come ho affrontato i 1500, ho nuotato con intelligenza. Ogni volta si presentano situazioni diverse e io sono stato bravo ad adattarmi». Il passaggio successivo, dunque, è quasi scontato. Lo stesso Paltrinieri analizza così la sua prestazione, quella eccezionale che gli ha premesso di imporsi nuovamente nei 1500 stile libero: «Come detto non volevo sbagliare l’impostazione della gara. Ho semplicemente cercato di nuotare al meglio sin dalle prime bracciate, sapevo che sarebbe stato difficile e non mi sono sbagliato». L’impresa più complicata è stata togliersi di dosso una concorrenza che nelle batterie aveva fatto vedere ottime cose e staccato tempi interessanti: «Sapevo che Misha (l’ucraino Romanchuk, ndr) mi sarebbe stato incollato e così è stato. A quel punto ho cercato di giocare di intelligenza e, come dicevo, di adattarmi alle condizioni di gara che si erano venute a creare». La tattica, a questo punto, è svelata. Greg lo fa con naturalezza, come se fosse questione da tutti i giorni seminare un colosso come il giovane atleta ucraino: «Tanti strappi, in questo modo ho provato a prendere il largo. Poi ad un certo punto, più precisamente ai 1200 metri di gara, ho abbassato la testa e ho tirato dritto sino alla fine. Ero stanco morto, ma sono riuscito a toccare per primo. In fondo era la cosa che conta più di tutto». Come dargli torto.
Enrico Ballotti
Enrico Ballotti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google