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evento nell’ambito del memorial seghedoni per under 17 

Calcio giovanile, oggi tavola rotonda a Fanano

Calcio giovanile, oggi tavola rotonda a Fanano

Con Stefano Torrisi interverrà Jonatan Binotto: «I ragazzi lavorino di più sulla tecnica»

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«Cosa dire ai ragazzi? Beh, innanzitutto che se sono arrivati sono agli Allievi di squadre così importanti è perché hanno delle qualità e devono cercare con grande impegno di sfruttarle al massimo. Ma gli direi anche di non buttarsi giù alle prime difficoltà, perché lo sport è sacrificio, non solo divertimento».

Jonatan Binotto, ex calciatore, fra le altre, di Inter e Bologna, sarà oggi a Fanano (ore 18,30 in piazza Corsini) per partecipare ad una tavola rotonda con un altro ex di lusso, Stefano Torrisi (che dal 1987 al 1990 vestì ache la maglia del Modena), nell'ambito della terza edizione del Memorial Seghedoni (riservato alla categoria Under 17) che oltre a Carpi, Sampdoria e Verona vedrà quest'anno al via, in un torneo che avrà per teatro anche il comune di Montecreto, gli Allievi della Roma. Sampdoria-Carpi, mercoledì alle ore 17 proprio a Montecreto aprirà la rassegna. La seconda semifinale alle 20.30 vedrà a Fanano la Roma sfidare il Verona. Sempre a Fanano, venerdì alle 19 e alle 20.45 le due finali per il terzo e per il primo posto.

«E' una rassegna che ho seguito dall'inizio - dice Binotto - e alla quale mi sono affezionato per diversi motivi. Intanto per il coinvolgimento, per la voglia di ricordare un amico che non c'è più e questo credo sia bello anche per la famiglia di Francesco Seghedoni. I suoi amici ci mettono impegno, spontaneità, e pure grande organizzazione, offrendo un servizio all'altezza alle squadre. Poi c'è l'aspetto prettamente sportivo: questo torneo, ospitando per una settimana le squadre in ritiro, dà la possibilità a tanti appassionati, ai tanti operatori che lavorano nel mondo del calcio, di guardare, osservare, capire, e anche, perché no, provare a copiare«.

A questa età cosa è più importante?

«Sicuramente la tecnica, è su quella che bisogna lavorare molto. Poi c'è la tattica, perché nel giro di tre anni questi ragazzi hanno la possibilità di diventare professionisti. Ma la formazione individuale è fondamentale. E un allenatore dei dilettanti che ha una squadra che fatica a palleggiare, prima di guardare, che so, il tecnico della Roma che lavora tatticamente in profondità, prima di far quello può provare a osservare tanti aspetti tecnici per far crescere il suo gruppo».

Oggi per i ragazzi italiani è tutto più complicato rispetto ad una volta, anche nel calcio.

«Sì, è vero, la concorrenza è globale, si vanno a vedere giovani in Africa o in Sud America, li si paga di più e ci si convince che siano più bravi. A volte è vero, per carità, ma mica sempre. L'Atalanta insegna, col suo profondo legame sul territorio. Poi io dico che se c'è il fenomeno dall'altra parte del mondo è anche giusto cercare di prenderlo, ma prima occorre battere la provincia, poi la regione, poi guardare in Italia. Ed è fondamentale l'organizzazione delle società, il livello degli istruttori, la programmazione, che è più importante del vincere una singola partita e questo è un aspetto, parlo della crescita individuale dei giocatori, che secondo me in Italia va molto migliorato».(g.g.)



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